L'ECO del Serrasanta

 

N. 6 - 24 marzo 2002

Pro Tadino Prima pagina Edizioni Sommario

Radici

 

La sacra rappresentazione della Passione

Un rito antico nel quale si rinnova la fede di un popolo che riscopre le sue radici

di Valerio Anderlini


03elett.jpg (14934 byte)Uno degli appuntamenti più suggestivi che richiama visitatori, studiosi e turisti a Gualdo Tadino è stato per anni la storica rievocazione della Passione di Cristo, più semplicemente nota come processione del Venerdì Santo, nella quale centinaia di figuranti in costumi d’epoca ripropongono nelle vie della città le varie fasi della Passione descritte nei Vangeli.

E’ una manifestazione che costituisce un pilastro fondamentale delle tradizioni e della storia di Gualdo Tadino e nella quale le espressioni della fede si sono coniugate negli anni con gli aspetti pagani del grande evento cosmico che il mondo cristiano definisce Redenzione; un grande fenomeno di popolo che trascende gli aspetti squisitamente religiosi.

Le origini

Il tutto ebbe inizio negli anni lontani del medio evo, quando le pendici del monte Serrasanta erano popolate dagli anacoreti in eremi e luoghi di spiritualità, e la città di Gualdo ai suoi piedi si sviluppava entro la cinta di mura federiciane erette dopo le prime esperienze degli insediamenti in vocabolo Pomaiolo e Valdigorgo, mentre in tutta l’Umbria raccoglieva proseliti e si diffondeva il messaggio di Francesco di Assisi.

Fiorivano in quegli anni lontani, nella città e nel contado, le "Confraternite", associazioni religiose delle quali sopravvive attualmente solo quella della SS Trinità, ma delle quali il Guerrieri documenta l’esistenza di ben trentanove; le confraternite disponevano di piccoli patrimoni frutto di lasciti le cui rendite, oltre che assicurare opere di beneficenza, consentivano a volte anche di elargire modesti oboli ai confratelli che partecipavano alle attività istituzionali dei sodalizi. Fra gli impegni delle confraternite spiccava la partecipazione ai riti penitenziali della Settimana Santa, processioni per le vie del centro della città, al seguito del simulacro del "Cristo morto", secondo il costume dei "flagellanti", o avvolti in "sacchi" multicolori che distinguevano l’adesione a ciascun sodalizio, e declamando le "laudi" in cui erano rievocati i "Misteri" della "Via crucis".

03passione.jpg (39475 byte)Le "Laudi" ed i "Laudari", testimonianze autentiche di una ricca devozione popolare, furono un fenomeno tipico del misticismo umbro ed in ciascuna delle tante piccole città dell’Umbria fiorirono con il diffondersi del movimento francescano: espressioni di fede del popolo ma anche prima forma di poesia popolare in dialetto umbro; accanto ai più noti laudari di Cortona e di Todi (quest’ultimo legato alle fortune letterarie di Jacopone) esiste infatti anche un laudario di Gualdo, riscoperto casualmente dal Dr Ruggero Guerrieri negli archivi della Confraternita nel 1920, da lui pubblicato negli anni successivi, del quale ha recentemente riproposto una edizione critica Antonio Pieretti, e che a buon titolo potrebbe comparire fra i primi testi redatti in lingua italiana. Quindi lo svolgimento della processione ricalcava visivamente quanto veniva declamato nelle laudi.

Con il trascorrere dei secoli, la processione, nel lodevole intento di migliorarla, si arricchì di elementi folklorici, assumendo l’aspetto di una "sacra rappresentazione" delle varie fasi della "Passione", alla quale partecipavano centinaia di figuranti in costumi d’epoca, non sempre supportati da attinenze e documentazione storica, con il risultato che alla fine dell’Ottocento, in essa sfilavano "soldati romani" con scarponi chiodati ed elmi dell’esercito italiano.

La rinascita

Con la riscoperta e la diffusione del gusto, della cultura e dello spettacolo nella città orgogliosa delle grandi personalità di mons. Raffaele Casimiri e mons. Vittorugo Righi, e pregnata della loro saltuaria presenza, si avvertì l’esigenza di mettere ordine nella manifestazione, eliminandone gli aspetti anacronistici che le davano l’immagine non edificante di una "carnevalata", come scriveva Angelo Pascucci su un giornale degli anni 30.

Tre concittadini, il prof. Pico Discepoli, lo scultore Siro Storelli ed il "centurione" Giuseppe Pascucci presero così l’iniziativa; muovendosi secondo un progetto artistico culturalmente valido, furono acquistati arredi, truccature e costumi, che consentirono di rinnovare l’immagine della processione, riorganizzata in 14 quadri, per la quale sfilarono il 22 marzo 1940 ben 140 figuranti, restituendo alla Processione l’immagine di una Sacra rappresentazione medievale e facendone un motivo di vanto per la città.

Questo sforzo di rinnovamento raccolse unanimi consensi, ma ebbe un costo complessivo di oltre 7.000 lire; contribuì anche l’amministrazione comunale del momento, con £.700, ma contribuì essenzialmente tutta la popolazione, accogliendo la sollecitazione di altri benemeriti che si associarono in comitato, questuando per la città e per la campagna, e che così ha ricordato Aldo Gammaitoni in un suo componimento poetico: "si unì il solerte Gino Baldassini/ Ronca, Narsete, Becchetti ed Anderlini/ Peppe de Pasquarelli ed Angioletto/ Santino ed altri che non ho nomato/ creando l’eletto comitato."

La fama della "storica Processione di Gualdo" avrebbe richiamato estimatori da tutta la Regione fino agli anni ’60 quando la diffusione di una nuova laicizzazione, connessa ai movimenti demografici, fece registrare un calo della partecipazione rendendo difficoltosa l' organizzazione dei 14 quadri rappresentanti le varie fasi della Passione.

Negli anni ‘70 fu pertanto sperimentata per alcune edizioni una rappresentazione scenica, negli Orti Mavarelli e successivamente presso l’uliveto della Rocca Flea. La formula ebbe un grosso successo di pubblico, ma sembrò stravolgere la caratteristica della Sacra Rappresentazione di origine medioevale per cui il Comitato organizzatore preferì tornare alla forma processionale che attraversa le vie della città, precedendo la processione strettamente religiosa.

Custode delle tradizioni della "Processione del Venerdì Santo", degli arredi, dei costumi e del simulacro del Cristo morto è da sempre la Confraternita della SS Trinità, in tempi recenti al centro di una controversia assurda ed anacronistica, che la cittadinanza gualdese depreca ed auspica di veder chiusa nel clima pasquale, per evitare che, come accaduto nello scorso anno, i "confratelli" siano esclusi anche quest'anno dalla "loro" storica manifestazione.


Valerio Anderlini può essere contattato all'indirizzo E-mail valerioanderlini@protadino.it.

 

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