L'ECO del Serrasanta

 

N. 5 - 10 marzo 2002

Pro Tadino Prima pagina Edizioni Sommario

Ambiente

Le fonti energetiche rinnovabili

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CON LA TESTA FRA LE NUVOLE (29)

Rubrica meteorologica a cura di Massimiliano Squadroni e Pierluigi Gioia

L'altra faccia dell'inverno


Un’anomalia, che ormai è divenuta quasi la norma, è l’alternarsi di mesi più freddi della media a mesi ben più caldi. Già come osservato in precedenza (vedi articolo sull’Eco n°1) il solo anno 2001 ha visto il grafico delle temperature mensili zigzagare di continuo: marzo più caldo di aprile, agosto di luglio, ottobre di settembre e persino dicembre di gennaio. Non che, statisticamente parlando, questo non possa succedere; in ogni caso, sta succedendo troppo spesso. Troppo spesso, almeno relativamente a periodi come gli anni Sessanta e Settanta, in cui le medie climatiche risultavano estremamente regolari: a quei tempi - come di continuo si sente ripetere "alla fermata dell’autobus" - sì che esistevano le stagioni! L’inverno era inverno, l’estate estate e c’erano pure ... le mezze stagioni!

Anche senza cadere nei luoghi comuni, è possibile comunque affermare che buona parte della bizzarria che noi notiamo nelle condizioni del tempo deriva dal fatto che noi confrontiamo la nostra epoca con quella, all’incirca, del boom economico e degli anni di piombo, periodi climaticamente con poche eccezioni. Oggi le cose sono ben diverse e dovremo sempre più abituarci - lo ripetiamo ancora - alle anomalie.

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Un'immagine che simboleggia bene quest'inverno "bifronte"

Ecco, quindi, che anche questo mese di febbraio appena trascorso si è mostrato "irregolare" e precisamente più caldo della media, specialmente nelle temperature massime. Se facciamo il confronto con il mese di gennaio, notiamo che esso era stato più freddo di quasi 5°C: un bel salto davvero. Ma se confrontiamo i dati della prima decade di gennaio (minime: -5,6°C; massime: +6,4°C) con quelli della seconda decade di febbraio (minime: +3,9°C; massime: +11,6°C), troviamo che tale differenza diventa un abisso: quasi 8°C! Come a dire: due stagioni diverse! Oppure: la stessa differenza di temperatura fra inverno ed estate che c’è in una città come Londra.

Facciamo un’altra osservazione: i dati della terza decade di gennaio (minime: +3,5°C; massime: + 10,9°C) risultano assai simili a quelli di febbraio (+2,7°C; + 11,8°C). Insomma: mentre fino a venti-trenta anni fa esistevano condizioni climatiche tipicamente invernali, ora l’inverno è una stagione a due facce, estremamente diverse, che si alternano in maniera imprevedibile: una siberiana e l’altra sub tropicale. La prima più fredda della norma, la seconda più tiepida. Nel complesso, facendo la media, tutto rientra nel normale (o quasi). Ma le medie, in questo caso, sono fuorvianti ...

L’altra grossa anomalia di quest’inverno è la siccità. Neppure febbraio si è sottratto a questa condizione, risultando un po’ più secco e con meno giorni di pioggia del normale (circa 20-30 mm di pioggia in meno). Queste condizioni, unitamente al tepore solare, hanno favorito l’inizio precoce dell’attività vegetale, con pollini e allergie già in questi giorni e, soprattutto, rischio di danni alle colture arboree in caso di (purtroppo probabili) gelate a marzo. È una storia che si ripete ancora, come da qualche anno a questa parte.

Pierluigi Gioia

 

Rilevamenti febbraio 02

Gualdo centro

Palazzo

Mancinelli

Media

(1971-1988)

temp. max (°C)

16.9

15.4

---

temp. min. (°C)

-0.2

-2.9

---

media max I decade (°C)

13.1

12.5

8.0

media max II decade (°C)

12.7

11.6

9.1

media max III decade (°C)

12.6

11.8

10.6

media max mensile (°C)

(differenza rispetto alla norma)

12.8

(+3.6)

12.0

(+2.8)

9.2

media min I decade (°C)

3.7

2.1

1.3

media min II decade (°C)

5.0

3.9

2.1

media min III decade (°C)

3.6

2.7

2.8

media min. mensile (°C)

(differenza rispetto alla norma)

4.1

(+2,1)

2.9

(+0.9)

2.0

temp. media (°C)

(differenza rispetto alla norma)

8.4

(+2.8)

7.4

(+1,8)

5.6

giorni di gelo (media <0°C)

0

0

nd

giorni di pioggia

9

9

10

giorni di neve

0

0

nd

pioggia cumulata (mm)

(differenza rispetto alla norma)

88

(-13.3)

89

(-12.3)

101,3

max pioggia /24h

46,1 (18/02)

43 (18/02)

nd

temporali

1

1

nd

pressione atm. media (hPa)

nd

1015,6

nd

grandinate

1

0

nd

giorni con nebbia

0

4

nd

umidità relativa media

71,5

71

nd

velocità max. vento (km/h)

nd

57,0

nd

direzione prevalente

SW

SW

nd

 

Le fonti energetiche rinnovabili

In questo articolo illustreremo quali sono le principali fonti energetiche rinnovabili, a basse emissioni di inquinanti, quanto rendono in termini energetici e i possibili benefici per il territorio.


L’energia eolica - L’azione del vento attiva una turbina eolica grazie al movimento rotatorio delle pale e trasmette la forza lavoro ad un moltiplicatore di giri ed infine ad un generatore elettrico, per la produzione di elettricità. Per ottimizzare la produzione è necessario che il vento abbia un regime costante e regolare e che la temperatura non scenda di molto al di sotto dello zero. Il ciclo è assolutamente a zero emissioni di inquinanti, ma vediamo perché: i venti vengono generati dall’azione del sole, che riscalda il nostro pianeta in maniera non omogenea, la rotazione terrestre e le strutture dinamiche dell’atmosfera (cicloni ed anticicloni), ne governano intensità e direzione; il vento fa girare la turbina del generatore eolico e produce energia, che va da un trasformatore alle stazioni che immettono l’energia pulita nelle linee elettriche, fino ad arrivare nelle abitazioni.

Ma quanto rende un generatore eolico? Quelli disponibili sul mercato sono di varie dimensioni, da una fino a tre pale e i parchi eolici (wind farm), possono ospitarne un numero variabile, a secondo del sito e delle esigenze. Un generatore di media potenza, alimenta circa 500 abitazioni. Negli Stati Uniti, così come in Spagna, le wind farm sono divenute una attrattiva, meta di turisti. Al di là del turismo, comunque un aspetto da non sottovalutare, determinante è la possibilità per i cittadini di avere una bolletta meno pesante e soprattutto un ritorno economico per il territorio e la possibilità di occupazione, sia nella manutenzione che nella gestione, di fondamentale importanza per le nostre zone montane, segnate dal disagio insediativo.

Le biomasse - Con questo termine si vuole definire la parte organica (combustibile) dei rifiuti, sia di origine animale che vegetale, che invece di essere messa in discarica, potrebbe convenientemente produrre energia, mediante sistemi produttivi di cogenerazione. Il biocombustibile, diventa energia grazie a due distinti processi, uno basato su processi catalitici di funghi e batteri che portano alla produzione di biogas (in massima parte metano ed etanolo); l’altro che riguarda essenzialmente il legname di scarto e i sui derivati, si basa sul calore e permette di trasformare la materia organica in energia. Perché interrare in discarica quella parte dei rifiuti che possono bruciare o in qualche maniera produrre energia, combustibili e calore con basse emissioni di inquinanti? La nostra Terra non può essere pensata come una enorme pattumiera…Gli oli vegetali utilizzati come combustibili per autotrazione (estratti dalla colza, girasole o soia) stanno finalmente inserendosi nel mercato monopolizzato dal petrolio e potranno in un futuro prossimo essere gli eredi della benzina e del gasolio. Il ciclo delle biomasse diventa ecologicamente sostenibile, ovvero a zero emissioni, a patto che la quantità di anidride carbonica prodotta dai processi di cogenerazione, sia poi immagazzinata dalla crescita della nuova biomassa.

Le polemiche scaturite di recente anche nella nostra regione, che hanno di fatto impedito la realizzazione di un impianto a biomasse, non risolvono certo il problema, la problematiche dei fumi di scarto non dovrebbe sussistere se negli impianti vengono immessi rifiuti organici e i possibili malo dori trovano la soluzione nella scelta del sito lontano dai centri abitati. Una discarica, magari non controllata o insufficientemente impermeabilizzata provocherebbe un danno ben maggiore al suolo e alle falde, di quanto possano fare i fumi di un impianto a bimasse.

Il fotovoltaico - La banalità sta nel fatto che si produce energia sfruttando il sole, la radiazione solare viene catturata da pannelli in silicio, poi trasformata ed accumulata come energia elettrica. Recentemente il Ministero dell’Ambiente ha delegato le singole Regioni a predisporre dei bandi per il finanziamento della campagna "10.000 tetti fotovoltaici" su tutto il territorio nazionale, ovvero la possibilità di avere un contributo a fondo perduto per la realizzazione di impianti fotovoltaici, sia per gli edifici pubblici, che per i privati. Nella nostra regione il bando è scaduto a dicembre, rimane qualche possibilità per gli impianti ad alta valenza architettonica, ovvero per gli edifici pubblici nei centri storici (consultate il sito internet www.minambiente.it) sembra però che nelle misure predisposte dal Ministero contro lo smog e l’effetto serra, si ritorni a finanziare altri impianti fotovoltaici e spariamo che i fondi disponibili siano sufficienti a soddisfare la richiesta. Ogni Kwh prodotto da un modulo fotovoltaico evita l’emissione di 0.5 Kg di anidride carbonica e di molti altri inquinanti dei processi di combustione. L’unica cosa da valutare è la durata dell’impianto e l’investimento necessario, comunque ricuperabile vendendo all’Enel il surplus di elettricità prodotta dal proprio impianto; in caso contrario è possibile integrare con la rete tradizionale il fabbisogno elettrico quotidiano. Se l' abitazione non è soggetta a particolari vincoli, ambientali o culturali, non è richiesta concessione edilizia, ma l’impianto deve necessariamente essere messo a tetto.

Il solare termico - In assoluto il modo più ecologico per scaldare l’acqua: sia in estate che in inverno, un collettore solare della superficie di 1 mq. può scaldare in un giorno fino a 60°c, 300 litri di acqua. I pannelli solari in genere non sono sufficienti a soddisfare pienamente il fabbisogno termico in una abitazione, ma è conveniente integrare con il solare termico, la tradizionale caldaia a gas o lo scaldabagno, assicurandoci un immediato risparmio energetico. Una caldaia a gas metano, integrata da collettori solari, può farci risparmiare fino all’80% del consumo energetico di un comune scaldabagno elettrico, con un risparmio medio di oltre 300 euro all’anno! Utilizzando i pannelli solari eviteremo di immettere nell’aria circa 4,5 Kg di anidride carbonica al giorno per famiglia, relativa al solo consumo di acqua calda per usi domestici.

Ovviamente la problematica energetica non si esaurisce con queste poche righe, il progresso tecnologico da una parte, che ci indica nuove vie percorribili a basso inquinamento e gli interessi politici ed economici dall’altra, ben radicati sui sistemi produttivi tradizionali legati ai combustibili fossili, saranno la sfida del futuro, ma c’è un aspetto da non sottovalutare, i mutamenti climatici in atto, con molta probabilità innescati dall’inquinamento antropico, che potranno indurre dei profondi cambiamenti agli ecosistemi ed agli esseri viventi, un rischio da valutare molto attentamente. Di fronte a ciò mi guarderei bene dal dire che una pala eolica è brutta e non va messa…

Massimiliano Squadroni

 

 

Pierluigi Gioia può essere contattato all'indirizzo E-mail pierluigigioia@protadino.it.

Massimiliano Squadroni può essere contattato all'indirizzo E-mail massy@squadroni.com.

 

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