L'ECO del Serrasanta |
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Costume e società |
Il volto antico della miseria Aspetti e testimonianze della vita di altri tempi di Giuseppe Pellegrini La memoria umana è simile ad uno scrigno colmo di ricchezze e di valori, da cui ciascuno può attingere a piene mani per arricchire la propria anima e la propria personalità. Meglio ancora è un archivio perfetto che raccoglie nel tempo emozioni, percezioni, esperienze di vita, le registra e le incasella. L'insieme di tante memorie racconta la storia. Si fruga nella propria memoria ed in quella di generazioni precedenti, per ritrovare le tracce delle tradizioni, degli usi e dei costumi, non per scrivere la "grande storia", ma per raccontare "la piccola storia", la storia di tutti i giorni. I documenti degli archivi sono altamente significativi, vi ci si trova di tutto, fino alle spese per corredi di nozze, scritte con ordine e precisione, oppure con mani incerte che denotano la poca dimestichezza con la penna, ma che attestano la volontà di una attenta amministrazione familiare molto diversa da quella della civiltà dei consumi. Ci sono cataloghi, datati 1911 di ditte che ancora oggi svolgono la loro attività; spese di famiglia a partire dal 1905; parcelle di notai ed avvocati; ricevute di tasse; di abbonamenti ai giornali dal 1940 al 1953; e ancora buste paga e inventari di piccoli negozi; conti che dimostrano come nella civiltà contadina la famiglia patriarcale vendeva le parti pregiate del maiale trattenendo per il proprio sostentamento solamente quelle meno nobili per provvedere, con il ricavo delle prime, alle tasse di conduzione della famiglia stessa e del piccolo podere. C'è pure una ricevuta che elenca la spesa per acquistare gli ingredienti necessari per fare il sapone in casa, che porta allegata la ricetta con le dosi per fare il "sapone fatto in casa". L'antropologia culturale riscontra nelle famiglie il veicolo più efficace e duraturo nel tempo per la trasmissione dei modelli di comportamento e dei valori tra le generazioni. Sappiamo come l'identità personale non sia un fatto puramente biologico. Essa attinge gran parte dei propri elementi dalla cultura, cioè dalle tradizioni familiari, per cui chi manca di esse, o vive in un ambiente totalmente estraneo ad esse, rischia di divenire uno sradicato, un individuo senza identità. Ecco perché è utile riflettere e prendere consapevolezza delle tradizioni familiari, di cui la "spesa" è solo un esempio significativo, un esempio in quanto rappresenta solo un aspetto della vita. Ci sono infatti aspetti più importanti come il nascere o il morire, l'amare ed il soffrire, il lavorare ed il pregare. E fuori dubbio però che nella spesa familiare si possono leggere le relazioni della famiglia con l'esterno, il tipo di "menage" familiare, le virtù ed i vizi degli uomini. Amministrare il denaro della famiglia è un compito molto difficile e delicato, che spetta, di solito, alla donna, la quale per questo può essere la salvezza o la rovina della sua casa. Se è accorta e perspicace, con poco riesce a provvedere a tutto, permettendo alla famiglia un tono di vita superiore alle reali possibilità; ma se non lo è qualsiasi somma non le sarà sufficiente. L'Italia è ormai uno dei paesi più industrializzati del mondo ed il consumismo vi è diffuso da tempo. Non è ancora scomparsa, però, quella spicciola filosofia economica della famiglia, "il poco con cui provvedere a tutto" che, nell'Italia arretrata e frugale di un tempo, addossava alla donna, in barba alle retorica che la voleva comunque "madre e sposa esemplare" (le scritte tombali offrono tuttora un campionario ineguagliabile di questo immaginario angelicato), la responsabilità esclusiva di essere, appunto, "la salvezza o la rovina della sua casa". La funzione della donna nell'andamento dell'economia domestica era ancora legata nel 1960 al ruolo solitario e subalterno impostole dall'antica etica della parsimonia, che resiste e sopravvive alla nascita dell'Italia opulenta: "una saggia amministrazione, che assicuri alla vita familiare una costante base economica, e garanzia di una serenità e di un benessere". Molte tristezze, molte ragioni di dissenso, che travagliano molte famiglie, traggono la loro origine da una cattiva amministrazione che mina la vita stessa della famiglia. Tra gli indicatori della situazione economica e sociale di un Paese, le misure della povertà occupano un posto di indubbio rilievo. Sotto questo aspetto l'Italia ha una tradizione ormai consolidata. Nel "rapporto sulla povertà 1999", pubblicato nell'anno 2000, la linea di povertà assoluta è questa: 1.029.000 lire mensili per una famiglia di 2 componenti - 1.492.000 tre componenti e di lire 2.065.000 tre componenti o più. Questa statistica tiene conto delle differenze tra nord, centro e sud? Ritornando alla "spesa familiare", che offre come abbiamo detto uno spaccato significativo del modo di vivere di un popolo, potremmo e dovremmo evidenziare "di un tempo", per esempio il senso della sobrietà, del risparmio, del riuso delle cose, dell'innesto della vita nella natura; ed insieme la grettezza talora nell'uso di beni e certe forme antiche di possesso dei beni finalizzati al prestigio sociale. Il confronto con "l'oggi" risulterebbe quanto mai utile per capire che non può esistere futuro senza passato e che il presente deve necessariamente ricercare le proprie radici nel passato.
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