L'ECO del Serrasanta

 

N. 5 - 10 marzo 2002

Pro Tadino Prima pagina Edizioni Sommario

Attualità

LA CONTROVERSIA SULLA CHIESA DI SAN FRANCESCO

E' mia o tua? Sicuramente è nostra

di Mauro Mancini


03sfrancesc.jpg (23064 byte)Rifondazione Comunista, con una mozione, invita il sindaco a portare in Consiglio Comunale la documentazione atta a provare che la chiesa di san Francesco appartiene "senza alcuna ombra di dubbio" al Comune e lo invita quindi "ad escludere qualsiasi convenzione o inappropriato accordo con l’Ente ecclesiastico circa il futuro utilizzo della chiesa monumentale". Sull’argomento ho cercato di raccogliere documentazione, in modo da esprimere una mia opinione, da cittadino, non certo da esperto perché tale non sono. Non voglio entrare nel merito di chi sia la proprietà anche se il dubbio che l’edificio, almeno in alcune sue parti, non appartenga al Comune, ce l’ho, a meno che il notaio, nel redigere nel 1947 il testamento della famiglia Granella, non abbia preso un granchio.

Leggendo l’art. 831 del Codice Civile mi sono sorti altri dubbi e cioè che un conto è la proprietà e un conto è il diritto d’uso, infatti a proposito dei beni degli enti ecclesiastici e degli edifici di culto così recita:

"Gli edifici destinati all’esercizio del culto cattolico, anche se appartengono a privati, non possono essere sottratti alla loro destinazione, neppure per effetto di alienazione, fino a che la destinazione stessa non sia cessata in conformità delle leggi che li riguardano".

San Francesco è una chiesa e fintanto che il vescovo non decida di "sconsacrarla" tale rimane. Mi sembra quindi fuori luogo prendere delle posizioni giacobine, buonsenso vorrebbe che si aprisse un tavolo di trattativa tra Comune e Curia, anche perché i due soggetti non sono proprietari di un bel niente, ambedue sono semplici amministratori di beni che appartengono ai cittadini gualdesi. La contrapposizione allora, soprattutto nella nostra realtà dove l’essere cittadini di un comune e l’essere cristiani sostanzialmente coincide, non paga, neanche dal punto di vista politico.

Quello di chiedere al vescovo la sconsacrazione della chiesa in modo che il Comune possa realizzarci mostre, concerti, spettacoli e quant’altro, mi sembra una via di difficile percorribilità, più praticabile mi sembra invece, anche se piuttosto complessa, per le ragioni che dirò dopo, è la via di concedere l’uso dell’edificio per alcune manifestazioni di carattere civile.

Purtroppo negli anni passati l’edificio sacro è stato adibito a cose più impensate. La goccia che ha fatto traboccare il vaso è quando la chiesa è stata adoperata per una mostra in cui simboli fallici andavano a sostituire immagini sacre, ma in precedenza i santi affrescati sulle pareti hanno visto passare sotto di loro di tutto: dai venditori di tappeti alle ballerine di flamenco ... e il Comune dov’era? Tra i suoi doveri non c’era anche quello di far rispettare la sacralità del luogo in modo che i cittadini (che sono anche cristiani) non si sentissero offesi? Non ci sarebbe stato bisogno del "vendicatore nero" che a quel punto, giustamente, rientrava in possesso delle chiavi e fa bene, a mio avviso, a non mollarle, fintanto che l’edificio rimane luogo di culto o fintanto che la Curia e il Comune non stabiliscano un protocollo sul corretto utilizzo del luogo. Qui però nasce la difficoltà: ci troveremmo per ogni manifestazione di fronte ad una sorta di "commissione di censura" che preventivamente valuta l’opera d’arte. Solo l’idea di censura mi disturba non poco, e i criteri di giudizio poi sono così oggettivi? Se ben ricordo, agli inizi degli anni Settanta, nella chiesa di San Francesco venne allestita una mostra nella quale un pittore si era raffigurato appeso ad una croce, opera blasfema o partecipazione alla sofferenza del Cristo? Ancora più controverso è il caso del film "Teorema" di Pasolini che ricevette presso la Pro Civitate di Assisi il premio della cinematografia cattolica, salvo poi essere messo quasi al rogo da altri cattolici! Di esempi in tal senso ce ne sono un’infinità e districare la complicata matassa per il Comune e la Curia sarà un’impresa piuttosto ardua che richiederà spirito di collaborazione e non sterili arroccamenti. La chiesa monumentale di San Francesco è un contenitore culturale fondamentale per rivitalizzare il centro storico, non può essere considerata solo come "una chiesa di riserva" in una città che di chiese inutilizzate ne ha già più d'una. I cittadini gualdesi sentono la necessità di riappropriarsi di questo edificio, che, torno a ripetere, è solamente loro.


Mauro Mancini può essere contattato all'indirizzo E-mail mauromancini@protadino.it.

 

 

"Rifondazione" all'attacco


Sulla vicenda di San Francesco interviene il Gruppo Consiliare di Rifondazione Comunista. In una mozione presentata al sindaco ed alla giunta, i consiglieri comunali Gianluca Graciolini e Mario Anderlini chiedono al sindaco ed alla giunta di impegnarsi a riferire in consiglio comunale sullo stato degli atti prodotti al fine di stabilire definitivamente la proprietà dell'immobile e di impegnarsi ad escludere qualsiasi convenzione o inappropriato accordo con l'Ente Ecclesiastico circa il futuro utilizzo della chiesa monumentale. Ciò perché:

  1. la chiesa di San Francesco risulta dai documenti essere di proprietà totale e assoluta del comune di Gualdo;

  2. la Curia Vescovile ed il Capitolo della Cattedrale avrebbe decretato che qualsiasi utilizzo dell'immobile deve essere preventivamente deciso dal parroco (il quale consentirebbe l'uso dell'immobile per una durata non superiore alle 24 ore); tale atto n consentirebbe al comune né ad altri (Associazioni culturali, artisti, enti) di utilizzare l'immobile per manifestazioni culturali, rassegne, mostre, concerti, spettacoli teatrali, ecc.

  3. il comune, stabilita la proprietà, non può privarsi nemmeno di un giorno di un contenitore così essenziale per la vita culturale del Centro Storico e per la finalizzazione di qualsiasi progetto serio di politica culturale legata anche al progetto di un percorso museale che, a partire dalla Rocca Flea, realizza la sua poliedricità nel centro storico con i suoi cardini insostituibili. Tanto più che San Francesco, da solo, rappresenta un'opera d'arte per la quale la Sovrintendenza alle Belle Arti sta predisponendo un apposito catalogo.

 

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