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LA CONTROVERSIA SULLA CHIESA DI SAN FRANCESCO E' mia o tua? Sicuramente è nostra di Mauro Mancini
Leggendo lart. 831 del Codice Civile mi sono sorti altri dubbi e cioè che un conto è la proprietà e un conto è il diritto duso, infatti a proposito dei beni degli enti ecclesiastici e degli edifici di culto così recita: "Gli edifici destinati allesercizio del culto cattolico, anche se appartengono a privati, non possono essere sottratti alla loro destinazione, neppure per effetto di alienazione, fino a che la destinazione stessa non sia cessata in conformità delle leggi che li riguardano". San Francesco è una chiesa e fintanto che il vescovo non decida di "sconsacrarla" tale rimane. Mi sembra quindi fuori luogo prendere delle posizioni giacobine, buonsenso vorrebbe che si aprisse un tavolo di trattativa tra Comune e Curia, anche perché i due soggetti non sono proprietari di un bel niente, ambedue sono semplici amministratori di beni che appartengono ai cittadini gualdesi. La contrapposizione allora, soprattutto nella nostra realtà dove lessere cittadini di un comune e lessere cristiani sostanzialmente coincide, non paga, neanche dal punto di vista politico. Quello di chiedere al vescovo la sconsacrazione della chiesa in modo che il Comune possa realizzarci mostre, concerti, spettacoli e quantaltro, mi sembra una via di difficile percorribilità, più praticabile mi sembra invece, anche se piuttosto complessa, per le ragioni che dirò dopo, è la via di concedere luso delledificio per alcune manifestazioni di carattere civile. Purtroppo negli anni passati ledificio sacro è stato adibito a cose più impensate. La goccia che ha fatto traboccare il vaso è quando la chiesa è stata adoperata per una mostra in cui simboli fallici andavano a sostituire immagini sacre, ma in precedenza i santi affrescati sulle pareti hanno visto passare sotto di loro di tutto: dai venditori di tappeti alle ballerine di flamenco ... e il Comune dovera? Tra i suoi doveri non cera anche quello di far rispettare la sacralità del luogo in modo che i cittadini (che sono anche cristiani) non si sentissero offesi? Non ci sarebbe stato bisogno del "vendicatore nero" che a quel punto, giustamente, rientrava in possesso delle chiavi e fa bene, a mio avviso, a non mollarle, fintanto che ledificio rimane luogo di culto o fintanto che la Curia e il Comune non stabiliscano un protocollo sul corretto utilizzo del luogo. Qui però nasce la difficoltà: ci troveremmo per ogni manifestazione di fronte ad una sorta di "commissione di censura" che preventivamente valuta lopera darte. Solo lidea di censura mi disturba non poco, e i criteri di giudizio poi sono così oggettivi? Se ben ricordo, agli inizi degli anni Settanta, nella chiesa di San Francesco venne allestita una mostra nella quale un pittore si era raffigurato appeso ad una croce, opera blasfema o partecipazione alla sofferenza del Cristo? Ancora più controverso è il caso del film "Teorema" di Pasolini che ricevette presso la Pro Civitate di Assisi il premio della cinematografia cattolica, salvo poi essere messo quasi al rogo da altri cattolici! Di esempi in tal senso ce ne sono uninfinità e districare la complicata matassa per il Comune e la Curia sarà unimpresa piuttosto ardua che richiederà spirito di collaborazione e non sterili arroccamenti. La chiesa monumentale di San Francesco è un contenitore culturale fondamentale per rivitalizzare il centro storico, non può essere considerata solo come "una chiesa di riserva" in una città che di chiese inutilizzate ne ha già più d'una. I cittadini gualdesi sentono la necessità di riappropriarsi di questo edificio, che, torno a ripetere, è solamente loro. Mauro Mancini può essere contattato all'indirizzo E-mail mauromancini@protadino.it.
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Sulla vicenda di San Francesco interviene il Gruppo Consiliare di Rifondazione Comunista. In una mozione presentata al sindaco ed alla giunta, i consiglieri comunali Gianluca Graciolini e Mario Anderlini chiedono al sindaco ed alla giunta di impegnarsi a riferire in consiglio comunale sullo stato degli atti prodotti al fine di stabilire definitivamente la proprietà dell'immobile e di impegnarsi ad escludere qualsiasi convenzione o inappropriato accordo con l'Ente Ecclesiastico circa il futuro utilizzo della chiesa monumentale. Ciò perché:
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