L'ECO di Sigillo

 

N. 4 - 24 febbraio 2002

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Sigillo

 

Vespa e lambretta

di Giuseppe Pellegrini


13vespa.jpg (19034 byte)La Vespa e la Lambretta sono "fenomeni" dell'industria italiana che non hanno eguali al mondo nel settore dei veicoli a due ruote. La prima rappresenta una delle intuizioni ingegneristiche più geniali della storia; la seconda è il frutto dell'inarrestabile spirito imprenditoriale di Ferdinando Innocenti. La nascita della Vespa porta la data del 1945, mentre per la prima Lambretta dobbiamo aspettare il 1948. Ambedue sono stati il simbolo della motorizzazione di massa e della volontà di rinascita di un popolo, uscito da uno dei periodi più bui e tragici della storia: "la seconda guerra mondiale".

Né motociclette né automobili, ma un insieme delle caratteristiche delle une e delle altre, sono state gli emblemi della famiglia, del lavoro, dei primi week-end fuori porta con il cestino per il picnic, timide ostentazioni di benessere e complici di numerose "storie d'amore".

I due motoveicoli sono gli antenati dei moderni "scooter" (termine che in inglese significa monopattino). Il telaio della Vespa e della Lambretta, aveva una conformazione a piattaforma sulla quale il guidatore poteva appoggiare i piedi stando comodamente seduto sulla sella, a differenza di quello delle motociclette che richiede una posizione "a cavalcioni".

Per questa differenza, lo scooter ebbe l'appellativo di "automobile a due ruote", separandolo nettamente dalla motocicletta: il catalogo della Vespa del 1957 recava lo slogan: "la piccola vettura a due ruote". Questo nuovo tipo di mezzo di trasporto si indirizzava, infatti, verso una clientela non di motociclisti bensì di automobilisti. Il telaio a piattaforma, molto vicino al suolo, determinava una notevole facilità nel salire a bordo e offriva al guidatore una protezione, caratteristiche queste molto apprezzate per gli spostamenti di lavoro: il conducente poteva salire, viaggiare e scendere dal veicolo indossando abiti da passeggio, con buona probabilità di mantenerli puliti fino all'arrivo. Questi antichi scooter non avevano solo pregi, ma anche qualche difetto: la mancanza di un telaio che servisse da appiglio alle gambe rendeva meno sicuro il controllo del mezzo, mentre le ruote di piccolo diametro lo rendevano sensibile alle irregolarità della strada e ne limitavano, per ragioni di sicurezza, la velocità.

La fine del secondo conflitto mondiale, segnò per le imprese la necessità di riconversione della produzione bellica a quella civile, e per la gente una irrefrenabile voglia di vivere, muoversi e lavorare, lasciando il duro lavoro dei campi per la sicurezza di una fabbrica in città. Si erano dunque create le condizioni per il successo dello scooter e, per una serie di circostanze fortunate la prima che seppe approfittarne fu la Piaggio. Enrico Piaggio, titolare dell'azienda, insieme all'ingegner Carbonero, progettista dei motori aeronautici, cominciarono ad esaminare nuove idee di attività, tra cui quella di Corradino D'Ascanio che riguardava la costruzione di un veicolo a due ruote, popolare ed economico, di nuova concezione. L'idea piacque e nel 1944 a Biella, nacquero i primi prototipi di un veicolo denominato: "Paperino". Subito dopo, dalla matita di D'Ascanio, prese corpo la vera e propria Vespa. Il motore era un due tempi di 98 cc con una potenza di 3.5 CV a 4000 rpm che gli permetteva di raggiungere i 60 Km/h, il cambio era a tre marce con l'innesto posto sulla manopola sinistra del manubrio. Una caratteristica importante all'epoca era la possibilità di portarsi dietro una ruota di scorta.

Presentata nell'aprile 1946, ad un prezzo di 55.000 lire per la versione normale e 61.000 lire per quella di lusso, la Vespa fu subito accolta con interesse. Già nel primo anno fu prodotta in 2.484 esemplari, diventati 10.535 nel secondo e 19.822 nel terzo (1948). La crescita avvenne ad un ritmo elevatissimo: basti pensare che 10 anni più tardi la produzione era salita a 120.000 unità l'anno. Il successo del nuovo mezzo di trasporto uscì anche dai confini italiani, al punto che non si riusciva a far fronte alla richiesta. La Piaggio, quindi, concesse le licenze di costruzione della Vespa in Francia alla Acma, in Germania alla Hoffman e alla Messerschmitt, in Inghilterra alla Douglas e in Spagna alla MotoVespa, mentre in Belgio venne impiantata una linea di montaggio di componenti inviati dall'Italia. Nel 1955 venne prodotta la mitica 150 GS e nel 1963 la 50cc. A più di 50 anni dalla nascita la Vespa resta, pur con i dovuti aggiornamenti, fortemente imparentata con quel primo prototipo e questo ne fa in assoluto il veicolo a due ruote rimasto più a lungo in produzione e realizzato nel maggior numero di esemplari in tutto il mondo.

Recentemente, nel contesto della Maratona di New York, la nuova Vespa ET4 150 è stata Official Motor Scooter, proprio alla vigilia della distribuzione negli Usa. A Los Angeles, infatti, si è svolto il lancio ufficiale: lo scooter italiano è ora disponibile in una serie di "Vespa Boutiques che vendono anche abbigliamento ed accessori marchiati Vespa. (Continua con la Lambretta).

 

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