L'ECO del Serrasanta

 

N. 4 - 24 febbraio 2002

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Emigrazione

IL MUSEO DELL'EMIGRAZIONE DI GUALDO TADINO

"Raccogliamo testimonianze di tutte gli emigranti"

La responsabile del Centro raccolta dati, Catia Monacelli, lancia un appello: "Inviateci documenti di ogni genere per impedire che tante storie di lavoratori italiani all'estero cadano nel dimenticatoio". Mai scordare "chi ha costruito l'Italia spedendo i propri risparmi"

di Pierluigi Gioia


04ilrecup.jpg (24650 byte)"Recuperare la memoria dell’esperienza migratoria e raccontare attraverso voci, suoni, immagini, documenti, oggetti, le vicende di un popolo partito in massa "per terre assai lontane" ad offrire al mondo giovinezza, lavoro, mestiere, cultura!"

Il Palazzetto del Podestà destinato a sede del Museo

Questo il programma, di vasto respiro, del nuovo Museo dell’emigrazione di Gualdo Tadino, che, dopo la parziale inaugurazione dello scorso settembre, fra pochi mesi aprirà i battenti al pubblico in una veste ben più completa. Ma già ora è un centro di raccolta permanente di documenti e testimonianze sulla storia dell’emigrazione italiano all’estero. Per conoscere meglio le sue attività e i suoi obiettivi, ne abbiamo parlato con la dottoressa Catia Monacelli, che è responsabile proprio del centro raccolta dati, situato in alcuni locali della Palazzina ex Inam. Un centro all’avanguardia, per i mezzi di cui è dotato, nella raccolta e nella catalogazione dei dati.

08emigr1.jpg (23819 byte)"Oggi, in molte parti d’Italia, su quel capitolo intitolato ‘emigrazione italiana all’estero’ sta quasi calando un velo" ci spiega.

La dottoressa Monacelli ricevuta ad Audun-le-Tiche

"L’epopea di milioni di nostri connazionali che partirono per l’estero per dare una prospettiva alla propria esistenza è percepita con lontananza e distacco, come se non ci riguardasse più. Eppure oggi che l’Italia è divenuta, da terra d’emigrazione, terra d’immigrazione, proprio oggi è necessario recuperare quella memoria: ecco perché è nato il Museo dell’emigrazione".

La struttura, unica nel suo genere, è sorta ad opera dell’Istituto per la storia dell’Umbria contemporanea (Isuc) col patrocinio del Governo, del Ministero per gli italiani nel mondo, della Regione dell’Umbria, oltre che del Comune di Gualdo Tadino, che ha avuto la brillante intuizione di un centro che potesse in qualche modo ospitare le testimonianze materiali di un periodo storico che ha visto i nostri connazionali disperdersi in tutto il mondo. "Perché non si disperdano le tracce di quell’epoca apparentemente così lontano, ma in realtà recentissima" ci spiega la dott.sa Monacelli "il Museo dell’emigrazione raccoglie tutte le testimonianze possibili relative alle vicende, alla storia, al destino di molti connazionali vissuti all’estero: dalle metropoli del Nord America alla Pampa argentina; dalle miniere del Belgio alle sterminate zone industriali tedesche, fino agli spazi sconfinati dell’Australia." Non c’è parte del globo che l’emigrazione italiana non abbia toccato, dalla metà dell’800 fino agli anni Sessanta. Ecco il motivo per cui il Museo dell’emigrazione raccoglie documenti e testimonianze di ogni tipo. Molti sono già disponibili: grazie alla Rai, si è potuta organizzare una "Cineteca nazionale dell’emigrazione", contenente tutti i documentari, i servizi giornalistici e i contributi video relativi alle condizioni degli italiani all’estero; è stata poi allestita una fornitissima nastroteca, che raccoglie voci, storie, ma soprattutto canti popolari relativi a questo periodo della nostra storia. Ma il Museo dell’emigrazione è un ente in fieri ed è per questo che continua a raccogliere informazioni e documentazione da ogni parte del mondo.

08emigr2.jpg (18960 byte)"Vorremmo quindi approfittare anche della collaborazione de L'ECO del Serrasanta" ci spiega Catia Monacelli.

Il ministro Tremaglia alla presentazione del museo

"Molti degli abbonati, infatti, sono emigranti ancora residenti all’estero; altri, invece, sono ritornati in patria dopo una vita di lavoro nelle miniere del Belgio o della Francia. A loro, e ai loro conoscenti, vogliamo rivolgere un appello: chiunque avesse informazioni, documenti scritti, fotografie, diari, immagini e materiale di qualunque tipo che possa interessare il Museo dell’emigrazione, in quanto testimonianza diretta o indiretta di emigranti italiani, può mettersi in contatto con noi, scrivendomi al seguente indirizzo: Catia Monacelli, Palazzina ex Inam, p.le dei Giardini, 06023 Gualdo Tadino. Oppure può telefonare allo 0039-075-9142445; oppure, come molti già fanno, scrivere all’indirizzo e-mail: info@emigrazione.it. Il nostro centro di raccolta e catalogazione vi sarà grato per ogni informazione o documento che andrà ad arricchire la già fornita raccolta del Museo."

Tra i materiali che il Museo sta raccogliendo non mancano anche oggetti tipici degli emigranti, come le valigie di cartone con cui molti nostri connazionali, dopo la seconda guerra mondiale, partivano alla volta delle miniere di carbone e di ferro del Belgio e del Lussemburgo. "Proprio in Belgio, a Martinelle, che è la località tristemente nota per il tragico incidente che causò decine di vittime in una miniera, all’inizio di marzo si terrà l’assemblea generale dell’Arulef che, assieme all’Associazione umbri nel mondo, è l’ente che si occupa di mantenere viva la memoria dell’Italia fra gli emigranti e degli emigranti in Italia: all’assemblea prenderemo parte io, quale rappresentante del Museo, e il sindaco Rolando Pinacoli, a testimonianza dell’affetto e della gratitudine che nelle nostre zone si nutre ancora per gli emigranti."

Proprio quest’affetto è stato il motivo del successo della raccolta dati in tutti i comuni della fascia, da Scheggia fino a Gualdo Tadino, che hanno aderito con slancio all’iniziativa. "Questo museo è in fondo" continua la Monacelli "un tributo agli emigranti che sono stati davvero coloro che hanno ricostruito l’Italia nel dopoguerra con tutti i loro risparmi spediti in Italia: e chi può dimenticarlo? l’unico problema è evitare, semmai, che questa consapevolezza - che è forte nei nostri anziani - vada perduta fra i nostri giovani" È questo il motivo per cui il Museo dell’emigrazione sta lavorando e, in futuro, lavorerà con le scuole e gli insegnanti. Le modalità sono le più diverse: si va dai laboratori didattici organizzati presso le scuole in collaborazione con gli operatori del Museo e dell’Isuc, a vere e proprie ricerche storico-documentarie portate avanti dagli stessi ragazzi, fino all’organizzazione di corsi di aggiornamento e di formazione per gli insegnanti che siano interessati ad intraprendere nelle loro scuole percorsi curricolari legati alla storia dell’emigrazione. "Non dobbiamo dimenticare che proprio la fascia appenninica è stata fino a pochi anni fa soggetta a un forte spopolamento e i flussi migratori erano in buona parte indirizzati verso l’estero: quanti ragazzi hanno avuto nonni e bisnonni minatori! quante tracce, ricordi ed altro hanno lasciato! quante cose restano ancora da scoprire!"

L’appello ci sembra di basilare importanza e ci auguriamo che i lettori de L'ECO del Serrasanta, diffusi davvero in tutto il globo, anche grazie al nostro sito internet, rispondano presto, anche tramite la nostra stessa testata che, come già in passato, è sempre disponibile ad accogliere, raccogliere e pubblicare testimonianze da ogni parte.


Pierluigi Gioia può essere contattato all'indirizzo E-mail pierluigigioia@protadino.it.

 

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