L'ECO del Serrasanta |
|
Letture |
Le fiabe di nonna Mirella La panchina |
|
C'era una chiesetta con un bel piazzale, con gli alberi di ippocastano ed alcune panchine in ferro. Alla domenica era frequentata e la gente, al termine della funzione, si metteva all'ombra seduta sulle panchine a conversare. Una panchina era la preferita da due signori ormai in pensione, e tutte le mattine ed i pomeriggi, alla stessa ora, si ritrovavano a chiacchierare, seduti sempre sulla stessa. Ognuno di loro raccontava le vicende della propria vita. Uno con il sigaro in bocca, l'altro con la pipa; erano due brontoloni, come una pentola che bolle. Gigi fumava la pipa, e ogni tanto brontolava con l'amico Nello dicendogli: "Quanto puzza questo sigaro!" e Nello di rimando: "Non ti sei accorto quanto puzza il tabacco delle tua pipa!" E cominciavano a discutere sia di mattina che di pomeriggio. Tutti i giorni era la stessa storia. L'uno diceva: "Oh, quante ne ho passate in tutti questi anni" e l'altro rispondeva: "Perché, io no? Ho lavorato la terra, ho fatto il ciabattino, il falegname. Insomma i miei occhi hanno visto tanto che ormai sono stanchi". La panchina, a questo punto, ormai stufa di sentire sempre brontolii e lamentele cominciò a parlare. "Ed io quante ne ho viste in tutti questi anni passati sotto l'ombra dei miei amici alberi? Ora ve lo racconto. Pensate quanti sederi si sono messi sopra, ed io zitta! Coppiette di innamorati che si baciavano al chiaro di luna; bambini che mi facevano rimbalzare il pallone, in più tante persone talvolta anche disperate per la miseria oppure felici. Di sera nelle giornate calde tutti a chiacchierare sopra a me, ed io sempre zitta. Ma chi mi da veramente fastidio sono i cagnolini quanto alzano la zampetta per fare pipì. In estate mi infoco tutta e la gente si lamenta perché gli scotta il sedere, d'inverno si lamenta perché sono gelata e devono mettersi un cuscino. Ed io ascolto, e poi mi ritrovo sempre sola e senza compagnia. E voi vi lamentate, siete proprio lagnosi! Sapete quando sto bene? Quando vengono le mamme con i bambini piccoli, sentire i loro pianti e le mamme che con delicatezza cantano la ninna nanna per farli calmare: allora io sorrido! Quando vengono i bambini della scuola materna mi sento ringiovanire; tutte quelle vocette, chi fa il girotondo intorno a me, chi si mette seduto a fare uno spuntino, alcuni di loro mi lucidano ed accarezzano per mantenermi bene. Ormai sono tanti anni che sono qui e mi è venuta anche un po' di ruggine". La panchina prosegue rivolta sempre a Gigi e Nello: "Anche sul vostro conto ne ho sentite tante. Ogni giorno venite qui a lamentarvi, ma ringraziate il cielo che ancora ci sono io. Non mi sono mai spostata, non ho visto altro che questa chiesa e questo piazzale, non ho mai visto un treno, non sono mai salita in macchina e non so che cosa sia il mare. Chi pensa a me quando piove e mi bagno tutta? E quando fa la neve mi ricopro che quasi quasi non mi vede nessuno? Ho solo ascoltato e sempre taciuto, ed in più sopporto tutti i giorni la puzza del vostro tabacco. Voi non sapete quanto siete stati fortunati; avete le vostre famiglie, i nipotini ai quali potete tramandare le vostre memorie e le vostre esperienze, mentre io quando sarò tutta arrugginita verrò buttata come ferro vecchio e tutto quello che ho visto e sentito se ne andrà per sempre con me. Ancora, però, aspetto voi che in fondo mi siete simpatici e vi considero dei cari amici". La panchina fece riflettere Gigi e Nello, che tra loro dissero: "Ha proprio ragione lei, dobbiamo accontentarci di più". Si salutarono con un abbraccio affettuoso e con un arrivederci a domani, al solito posto.
|
||