L'ECO del Serrasanta |
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Letture |
Le fiabe di nonna Mirella Ciao, care amiche lire |
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Come tutte le mattine, anche quella mattina del 2 gennaio il direttore della banca si apprestò ad uscire di casa per andare a lavorare. Era una mattinata gelida e, perciò, si coprì ben bene con sciarpa, cappotto e cappello in testa. Doveva preparare tutto scrupolosamente per suoi dipendenti e per i clienti della banca in modo che ogni cosa fosse andata per il meglio, perché quel giorno era proprio speciale. Quando si apprestò ad entrare, dopo avere aperto la porta, da lontano sentì dei lamenti e dei pianti. Si mise in allarme e si domandò: "Strano, ieri sera ho chiuso tutto a chiave, anche la cassaforte; ho fatto il giro degli sportelli e tutto era in ordine e non c'era nessuno. Ed allora, chi sarà a lamentarsi e piangere?" Preso dallo sconforto aprì la cassaforte e, sorpresa, vide le lire messe da una parte in un angolino che piangevano accoratamente. C'erano le monete da 500 lire, da 200 lire, da 100 lire e da 50 lire le più piccole e preoccupate. Il direttore domandò loro: "Che cosa vi sta succedendo e perché piangete, piccole monetine?" E le monetine, sconsolate, cominciarono a sfogarsi a stogarsi dicendo: "Che fine faremo ora che è arrivata la nuova moneta dell'Euro? Noi stavamo tanto bene nei borsellini delle signore, specialmente di quelle che ci prendevano con i guanti. Ci piaceva molto quando i bambini ci mettevano in tasca contenti, e quando le persone anziane ci tenevano al caldo nei loro salvadanai. Facevano loro comodo quei piccoli risparmi!" "No ! - rispondono le carte da 1000 lire - Noi facevamo più comodo di voi perché con noi i bambini potevano comperare un pezzetto di pizza, un poco di caramelle, e tanta gente quando andava in Chiesa ci dava al parroco oppure accendeva una candela." "Figuriamoci noi - riprendono le carte da 10.000 lire - Eravamo proprio necessarie per fare la spesa, per andare al cinema, per comperare le medicine, le scarpe e i vestiti." "Ora basta ! - strillano le monete da 500 lire - Cosa dite di noi che nei supermercati tanta gente non poteva prendere il carrello se non c'eravamo? Anche con noi i bambini si divertivano quando ci inserivano dentro le macchine per prendere le palline e le gomme, per andare sui cavallini e le macchinine". Il direttore, sbigottito, non seppe cosa rispondere sentendo e vedendo tutto quello sconforto. Anche lui era dispiaciuto perché per tanti anni aveva lavorato con le lire, le aveva contate, impacchettate, distribuite ai clienti. Talvolta aveva anche sofferto con loro, specialmente quando qualche poveretto andava a pagare le cambiali, o non aveva lire per vivere, o quando tanti giovani dovevano fare i mutui per costruirsi la casa. Ma le cose della vita cambiano, pensò, e così cercò di confortare le lire dicendo loro: "Non vi preoccupate, care amiche lire, tante persone vi metteranno da parte per ricordarvi, i collezionisti vi esporranno nelle bacheche e tutti vi porteranno nella loro memoria. Anche io vi ricorderò per sempre, con voi ho trascorso i momenti più belli e più tristi della mia vita. Con voi ho passato la mia giovinezza, ho conosciuto mia moglie, ho cresciuto i miei figli e mi sono comperato una casa. Pensate quanto siete state necessarie per tutti noi! Voi ora andrete in pensione e, penso, sarete anche stanche e con la nuova moneta euro vi dovete sentire parenti, come cugine. Voi avete tanta esperienza e dovete aiutarla a sopportare le lamentele della gente e le difficoltà che anche voi avete avuto tanti tanti anni fa.Vi confido, care amiche lire, che grazie a voi abbiamo trascorso una epoca bella ed irripetibile; grazie a voi, dopo la grande guerra, la gente ha potuto di nuovo mangiare, vestirsi e diventare benestante. Chissà se la vostra erede saprà darci tutto ciò che voi ci avete dato!" "Ciao, care amiche lire!" E sugli occhi del direttore brillarono due lacrime.
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