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Monte Cucco ieri ed oggi Ricerca di Giuseppe Pellegrini
La zona si estende lungo la dorsale dell'Appennino Umbro - Marchigiano, ha inizio da Scheggia e comprende i rilievi montuosi che vanno dal Motette (m. 1331) al monte Le Gronde (m. 1373), al Culumeo (m. 1251), al monte Cielo (m. 1228), al Montarone (m. 1208), i monti del Purello (Cima Filetta),sino al Colle di Fossato (m.733), e naturalmente al Cucco che con i suoi 1566 metri di altitudine, figura degnamente tra i giganti dell'Appennino ed è la più alta vetta situata totalmente in territorio umbro. Dal punto di vista geologico è di natura carsica: "1e sue rocce sono calcaree; la mineralogia è largamente rappresentata da minerali silicei e ferrosi con abbondanza di fossili reperibili in Località Valdorbia (Scheggia), dove è presente un affioramento geo - paleontologico di rilevanza mondiale per la stratigrafia dell'Appennino Umbro - Marchigiano ed è segnato dalla Società Geologica Italiana. Il sito rappresenta uno dei maggiori giacimenti fossili dell'Appennino Umbro, ed è tutt'ora considerato come: "il miglior affioramento "Toarciano"( 180 -187 milioni d'anni fa), sino ai 1400 metri dell'affioramento del Monte Cucco dove sono presenti reperti giganteschi". Montecucco ha forma conica ed è brullo alla sommità, ma le sue pendici sono ricoperte da folta vegetazione costituita in prevalenza da boschi di faggio che sono l'ornamento e la ricchezza della zona. Faggeto Tondo chiamasi infatti, per antonomasia, la macchia che occupa la parte centrale del monte nel versante umbro. Nell'immediato dopo - guerra ne venne autorizzato il taglio e i tronchi venivano fatti precipitare a valle a mezzo di "un'aerea carrucola". Ci fu allora chi protestò per la distruzione di tale patrimonio boschivo, ma l'Università degli Uomini Originari di Costacciaro, non la pensava così. Altro particolare da ricordare era "il carbone di legna" che proveniva dal monte ove apposite carbonnie lo ottenevano per combustione di tronchi, fuori dal contatto dell'aria. Il Faggio è una pianta molto frondosa e la sua ombra è freschissima; la lettiera di foglie morte che si accumulano nel tardo autunno, serve come fertilizzante ed è utile per trattenere le acque meteoriche. Il frutto è una bacca detta: "faggiola" di cui si nutrono vari roditori come lo Scoiattolo e vari uccelli, specialmente le palombe nel periodo del passo autunnale. Oltre al faggio che dà l'impronta fondamentale al paesaggio, prosperano e fanno parte della flora tipica, il leccio, il tasso, l'acero montano, l'ontano, (di cui esistono giganteshi esemplari in località Bottino), il carpino, l'ornello, il sorbo (ci si costruivano le bocce), il cerro, la quercia, il ginepro, la roverella, l'agrifoglio (legno stregone che serve per guarire il "malocchio" e le "fatture"), il ciliegio selvatico. il corniolo, il nocciolo, il prugno spinoso, l'evonimus, il ribes rosso (in via di estinzione), e altre piante che fanno parte del bosco ceduo e ciò che i botanici chiamano "orno-ostrieto" (specie di pianta del genere frassino, che prospera nelle montagne e genera la manna. Il Fraxinus ornus dei botanici). Singolare è la presenza di un castagneto che si estende per alcuni ettari nei pressi dell'Eremo di San Girolamo, l'ex convento dei Frati Camaldolesi, che di recente è stato ristrutturato. Sino ad oggi sopravvive il ricordo dei "Frati Bianchi", che vi abitarono per oltre quattro secolo, dal 1521, sino ai nostri giorni. Tornando alla flora, la montagna presenta una grande varietà e bellezza di fiori: "i narcisi, le viole mammole e tricolori, i ciclamini, i ranuncoli, i miositis, i garofanetti, qualche orchidea selvatica, il giglio rosso (in via di estinzione), il delicato croco, il colchico, l'asfodelo (porrazzo), le genziane, l'angelica. Inoltre varie erbe aromatiche come; "l'abrotano, l'issopo e l'odorosa santoreggia. Alcune di queste specie vegetali sono adoperate in liquoristica e in culinaria, altre sono tossiche, come la cicuta, il colchico e la belladonna che anni addietro veniva raccolta (varie diecine di quintali), per conto di una ditta farmaceutica del nord. Oltre a queste piante officinali, non mancano quelle, diciamo cosi, alimentari, quali le gustose fragole, i funghi: "torrino, porcino, rosciolo, prataiolo, ovulo", molto ricercati, come pure ricercate per il buon sapore, le carline (specie di carciofo selvatico -"narra la leggenda che un Angelo del Signore avrebbe suggerito a Carlo Magno di mangiare le carline come rimedio contro la peste, per questo viene chiamata: "carlina, da Carlo Magno"- Diz. Etimologico - G.Devoto pag.67 - CDE Milano). Ma l'importanza massima del Cucco, che è una delle più belle montagne dell'Appennino, deriva dalla presenza delle grotte, che, per vastità, varietà e bellezza, sono fra le più importanti d'Italia e senz'altro le più profonde. Altra ricchezza del Monte Cucco sono le numerose sorgenti; "Acqua Fredda, Acqua Ferrata, Acqua Passera, Fonte Coperta, Fonte Giacciata, Sorgenti di S. Pietro, San Felice, Molino delle Ogne, i Trocchetti, i Trocchi, il Sodo, per non parlare della più imponente ed importante "la sorgente di Villa Scirca" che, con una portata massima di 100 litri - secondo, alimenta Perugia. Interessantissimo dal punto di vista geologico è il Rio Freddo, un corso d'acqua che da Passo Porrala (m.900), precipita a valle attraversando gole e profonde forre e sbocca nel Sentino, accanto alla Abazia di S. Emiliano in Congiuntoli. Non è il solo corso d'acqua con profonda forra nel territorio del parco. Molte, anzi troppe sono le strade che portano al Cucco: "una asfaltata proveniente da Sigillo, un'altra che nell'ultimo tratto si ricollega a questa, da Fabriano, è bianca, ma esiste un progetto per la sua asfaltatura, un'altra da Scheggia e infine una da Costacciaro. Le prime due raggiungono Pian del Monte e quindi la Grotta, e portano alla Valle del Ranco, nel villaggio montano, le altre invece conducono al Prato delle Macinare, pittoresca località situata a nord del massiccio del Cucco, ed ora area di un progetto per la costruzione di un'altra via d'accesso alle Grotte del Cucco. (per un turismo d'elite, come asserisce il presidente del Parco del Monte Cucco, Dr. Bellucci).
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