Così, la determinazione del Rotary Club di
Gualdo Tadino di sponsorizzare il più che necessario intervento di conservazione e
restauro della pregevole scultura seicentesca (alta cm. 190) ha conseguito un duplice
effetto: la valorizzazione insieme del significato religioso del manufatto e della sua
essenza di opera d'arte, di prodotto della creatività umana.
Nel ringraziare sinceramente, vivamente il
Rotary per l'encomiabile intenzione e l'impegno finanziario sostenuto, non senza una
doverosa menzione dell'interessamento di Elvio Fratini, presidente in
carica al momento della decisione, del prof. Antonio Pieretti, già
governatore del distretto rotaryano, del prof. Ettore Pelloni, presidente
in carica, dell'amico Gianni Gubbiotti, della dott.ssa Zena Ghigi,
ispettrice della Soprintendenza, che ha autorizzato e seguito la fase restaurativa, passo
ad illustrare sinteticamente la vicenda storica dell'opera nel quadro della vita cittadina
del tempo e l'importanza culturale della stessa, depositaria di un interesse in più: il
fatto - su cui mi soffermerò - di essere uscita dalla mano di un maestro d'Oltralpe, uno
scultore francese attivo tra Marche e Umbria intorno alla metà del Seicento. Fatto
singolare ciò, ma non raro. Gli artisti si muovevano già allora con notevoli
spostamenti, senza contare che l'Italia li attirò sempre con il suo celebrato patrimonio
culturale e il suo fervore nel settore delle arti figurative.
Avvalendomi
della preziosa fonte del Guerrieri, riferisco che la canonizzazione
dell'eremita gualdese venne ufficialmente richiesta dal Comune nel 1567, ma è noto
che sin dalle origini fu tributato a lui un vero e proprio culto.
Giungiamo al 17 dicembre 1633 per vedere
l'approvazione definitiva di questo da parte della Sacra Congregazione dei Riti. E' a
seguito di ciò e dell'ordinanza del Governo Pontificio che ogni Comune dichiarasse quale
era il proprio Santo Protettore che nel 1643 il General Consiglio di Gualdo elegge il
Beato Angelo a Patrono del Comune, o meglio Compatrono poiché primo, storico suo
protettore doveva considerarsi San Michele Arcangelo, difensore della comunità locale
insieme a San Benedetto, San Donato, San Facondino, San Pellegrino.
Una profonda devozione si era instaurata a
Gualdo verso l'umile pastorello di Casale, poi intenso anacoreta. Da qui l'interesse della
Municipalità in suo onore, senza dimenticare l'antico patrono, la cui immagine si volle
presente nello stemma comunale alla base della statua stessa del Beato, personaggio,
questi, certo più vicino ai cuori del mitico condottiero celeste.
La statua viene deliberata dal citato General
Consiglio di Gualdo intorno al 1647 e tale atto è così ricordato dal Guerrieri: "
...
la prima Deliberazione presa dal Consiglio dopo l'insediamento del Deputato
Ecclesiastico fu quella di commettere ad un Maestro Francese una statua del Beato Angelo,
per la quale spesa si usarono i fondi che, sino dal Medio Evo, figuravano nei nostri
Bilanci Comunali per inviare il Pallio annuale a Perugia". Tali fondi
non furono sufficienti poiché per la doratura dell'opera (in realtà dorature parziali)
si dovettero vendere vasi sacri di metallo prezioso in proprietà comunale.
Ruggero Guerrieri non
riporta nome e cognome del maestro francese cui veniva assegnata l'esecuzione della
statua, non ne fa specifico riferimento al venerato simulacro di cui stiamo
interessandoci. Lo storico non fornisce dati anagrafici dell'autore perché probabilmente
non li ha trovati; altrimenti, così attento nel proprio lavoro, non avrebbe mancato di
registrarli.
Inizio da qui con le conclusioni che mi sono
proposto. Che sia questa la statua allogata dal Consiglio Generale di Gualdo è confermato
dallo stemma comunale alla sua base; che sia essa quella eseguita dallo scultore francese
ritengo di poterlo asserire attraverso l'esame stilistico dell'opera, indagine che mi ha
consentito di approdare ad una precisa "paternità artistica", da tempo
inseguita, immaginata ed ora conquistata anche grazie agli studi recenti sull'autore, nel
quadro del recupero e della valorizzazione in atto dello straordinario patrimonio di
antica scultura lignea in Umbria e nelle Marche.
Così, questo restauro riqualifica degnamente
una testimonianza concreta di culto che aveva infinito bisogno di cure e si inserisce
significativamente nel rinnovato, generale interesse per la scultura lignea italiana,
secondo la raggiunta consapevolezza che non c'è ragione di "scompagnare" la
statuaria in legno da quella in pietra (anticipò questo molti anni fa Pietro
Toesca). Allorché il presidente Fratini si rivolse a me
affinché segnalassi al Rotary un'opera d'arte gualdese che necessitava di restauro non
ebbi esitazione. Indicai questa statua, trovando del tutto concorde Mons. Anderlini,
parroco della Cattedrale, riportata al suo splendore dopo le offese del sisma del '97 e
successivi.
Felice anche la scelta di chi doveva
intervenire sulla stessa: la restauratrice Roberta Tironzelli, insegnante
di conservazione e restauro dei beni culturali presso l'Istituto d'Arte di Gubbio, già
incaricata di analoghi compiti per il nostro territorio. Che questa operazione è stata
compiuta al meglio è visibile. Ne ho anche io seguito le fasi con la dott.ssa Ghigi
e mi dichiaro pienamente soddisfatto del risultato, conseguito con grande accuratezza e
sensibilità.
Ciò detto, torno all'assunto attributivo
della ragguardevole scultura lignea dipinta che mi sono proposto. Tramite per l'incarico
dell'opera dovettero essere i Silvestrini, insediatisi in Gualdo, nel
complesso di San Nicolò, con atto del 13 ottobre 1614, per forte interessamento del
fabrianese padre Giulio Rinaldi, già generale della Congregazione
Silvestrina, per il suo spirito caritativo denominato dalle Cronache dell'Ordine
"L'Apostolo di Gualdo", dove visse dalla fondazione del monastero e si spense.
La mediazione dei Silvestrini per la commissione di questa statua è
altamente probabile.
Nel 1643 l'Ordine Silvestrino ordina a Monsù
Leonardo Scaglia, italianizzazione di Leonard Chailleau,
scultore di origine francese, una serie di altorilievi lignei con gli Apostoli, l'Assunta,
l'Eterno per il soffitto cassettonato dell'Oratorio del Gonfalone a Fabriano, Oratorio
annesso alla chiesa di San Benedetto soggetta allo stesso Ordine.
L'anno precedente, nel 1642, lo Scaglia
aveva operato per un'altra chiesa silvestrina, quella di San Fortunato a Perugia, nelle
cui vicinanze egli risiede dal 1639.
La committenza silvestrina fu, dunque,
determinante per l'attività di "Mastro Lionardo Franzese"
(così è nominato nei libri amministrativi del Capitolo della Cattedrale di Perugia per
il pagamento di una pigione).
Attraverso i Silvestrini,
per la vicinanza dei monasteri di Gualdo e Fabriano, venne a passare pure l'allogazione
della statua del Beato Angelo, che con serio fondamento stimo di poter assegnare,
restituire allo stesso Scaglia.
I recenti contributi di Cristiana
Sargentini e Francesco Federico Mancini (1997) sullo scultore
francese ne hanno ricostruito l'attività' tra Umbria e Marche intorno alla metà del
Seicento, individuandola in San Fortunato e San Simone del Carmine a Perugia,
nell'Oratorio del Gonfalone a Fabriano, in Santa Lucia a Serra San Quirico (pure
silvestrina), nella Collegiata di San Medardo ad Arcevia. Egli è anche scultore in
pietra, e testimonianze di questa pratica si trovano nel museo e nel chiostro della
Cattedrale di Perugia. Era pure buon disegnatore.
"Sono convinto
- dice il Mancini - che ulteriori tracce dell'attività dello
Scaglia potranno affiorare non solo da altre chiese di Fabriano e del suo territorio, ma
anche da altri centri delle Marche dove furono presenti i monaci della congregazione
silvestrina, dalla quale ebbe a dipendere gran parte della fortuna professionale del
nostro scultore".
Per tutto quanto ho esposto, l'inedita opera
lignea di Gualdo, riemersa in area tra Fabriano e Perugia, è una significativa risposta
ad una tale persuasione.
Sempre il Mancini ritiene
probabile in Francia la prima formazione dello Scaglia: "...
è qui che prese corpo la sua vivace espressività e il suo gusto decorativo".
La matrice nordica dell'artista è rilevata anche dall'Arcangeli.
Tenendo conto che dal 1600 al
1660 la Francia può ancora dirsi per molti aspetti dell'arte una provincia
italiana, circa la statua gualdese si può affermare che l'intaglio lignario delle
superfici è sostenuto da una vibrante partecipazione emotiva (si veda l'andamento
scheggiato dei panneggi); che, per altro, seppure non svincolata dallo spirito dell'arte
barocca (precorritrice di certi valori dell'arte moderna), l'impianto complessivo della
scultura palesa un raro equilibrio formale.
Oltre ad una migliore comprensione del suo
ambito culturale, ora si può compiutamente apprezzare la qualità dell'opera, esente da
difetti di staticità. Il tempo ne aveva pesantemente offuscato le vibrazioni di
modellato, espressive, concentrate nel volto, che è tornato a comunicare il forte anelito
sentimentale, la mediazione fra terra e cielo esercitata dall'umile Eremita, consolatore
di tante generazioni di gualdesi.
La statua si colloca sicuramente tra le
testimonianze più alte dell'iconografia angeliana nei secoli e l'operazione effettuata,
di scontata necessità, fa onore a chi l'ha voluta: il Rotary Club di Gualdo Tadino.
Termino invocando presso altri soggetti
pubblici e privati della cittadinanza un uguale provvedimento per la statua di San Michele
Arcangelo, dell'originario Patrono del Comune. Il bel simulacro ligneo, cronologicamente
precedente (la sua morfologia è tardo-cinquecentesca), ha anch'esso
evidente bisogno di cure conservative e restauro, dalla rimozione delle indecorose
sovrammissioni di porporina oro - argento alla sua completa riqualificazione estetica.
Sarebbe anche questo un impegno grandemente
meritorio, perché simili valori sono un'eredità preziosa da avere costantemente a cuore.