L'ECO del Serrasanta

 

N. 3 - 10 febbraio 2002

Pro Tadino Prima pagina Edizioni Sommario

Gualdesità

DI CHI E' LA PROPRIETA' DI SAN FRANCESCO?

M. Anderlini: "San Francesco è del Comune"

L'ex assessore alla cultura ricostruisce la documentazione che testimonia la effettiva proprietà dell'immobile - impossibile presentare il progetto di ristrutturazione se il parroco non restituisce le chiavi.

di Riccardo Serroni


07sanfran.jpg (26033 byte)"E' di proprietà comunale, senza alcun dubbio". Mario Anderlini, consigliere comunale ed ormai ex assessore alla cultura, non ha dubbi. Si è impegnato in prima persona nella ricostruzione storica della complessa vicenda ed uno studio commissionato alla cooperativa Scriptorium sulla base di documenti ritrovati nell'archivio storico comunale ha dato tutte le conferme: "San Francesco è di proprietà comunale, né la Curia ci ha presentato documenti che dimostrino il contrario". La vicenda si trascina dall'aprile del '94 allorché, a seguito della famigerata mostra di Giuseppe Pesce, sindaco Antonio Frillici, il parroco Mons. Giancarlo Anderlini, si impossessò della chiave e non l'ha più mollata essendo convinto che essa è di proprietà ecclesiastica.

La chiesa contesa di S. Francesco: fino a quando sarà prigioniera della palcatura?

"La chiesa di San Francesco - spiega Anderlini- è una delle chiese che venne demaniata dallo Stato ai tempi dell'annessione allo Stato dei beni ecclesiastici, così come Santa Margherita e S.Chiara. Queste chiese quindi diventarono proprietà dello Stato Italiano che ha risarcito poi il Vaticano secondo quanto previsto nel Concordato. San Francesco passò, poi, al Comune di Gualdo Tadino nel 1876, quando l'amministrazione comunale gualdese fece domanda per l'acquisto al sottoprefetto di Foligno. Lo stesso chiese il nullaosta al governo centrale di Roma e la risposta affermativa reca la firma del Re d'Italia (il comune è in possesso della relativa pergamena nell'archivio storico). Fu formalizzato il successivo acquisto della chiesa e dell'annesso convento per un totale di 1011 lire regolarmente evaso dal comune di Gualdo Tadino in più rate Successivamente il comune di Gualdo Tadino ha messo in vendita il convento in più lotti. Al comune è rimasta la chiesa con l'annessa sagrestia ed i fondi del Clip Up".

C'è chi sostiene che il comune non ha mai pagato per quell'acquisto e quindi l'atto sarebbe nullo:

"Niente di più falso - specifica Anderlini - Esiste la relativa documentazione dell'avvenuto pagamento. Ma anche se il comune non avesse pagato, l'immobile sarebbe rimasto di proprietà dello Stato, mai della Curia".

Una parte non è di proprietà della Confraternita della SS. Trinità?

"No, le cose stanno in maniera diversa. Atti conservati presso l'archivio storico rivelano che, allorché la Confraternita della SS. Trinità restò priva di una chiesa di riferimento, il sindaco e la giunta comunale consentirono alla stessa di celebrare in uno degli altari laterali di San Francesco. Uno scambio epistolare tra la Confraternita, l'allora Sovrintendenza ai Beni Architettonici ed il sindaco di Gualdo Tadino, datato 1919, è un'ulteriore prova del possesso ormai continuativo della chiesa da parte del Comune. In quello scambio la Confraternita denunciava presso la Sovrintendenza il fatto che il sindaco aveva fatto dormire all'interno della Chiesa circa 300 militari di passaggio a Gualdo Tadino evidenziando che il Monumento d'arte rischiava di venire danneggiato da tanta presenza. Il Sovrintendente rimproverava il Sindaco di tale concessione. Il Sindaco rispondeva denunciando l'atteggiamento antipatriottico della Confraternita e dichiarando che nessun danno era stato apportato alle opere d'arte contenute all'interno. I successivi utilizzi sono sempre legati a permessi venuti dall'Amministrazione Comunale. In un dibattito consiliare il Sindaco denuncia più volte il caroprezzo pagato per l'acquisto della Chiesa, documento rinvenuto sempre nell'archivio storico e che evidenzia ancora che nessun successivo passaggio di proprietà è avvenuto".

La chiesa, però, è consacrata quindi il Parroco non ha diritto di utilizzarla come tale?

"E' un diritto che non è sancito da nessun accordo e da nessuna legge. Quando il Parroco vuole officiare deve chiedere il permesso al comune. Alcuni periodi di utilizzo della struttura come chiesa sono legati esclusivamente alla non fruibilità della chiesa di San Benedetto e di concessione da parte del Comune. Fu consentito di effettuare celebrazioni in alcune date particolari (4 ottobre, 4 novembre, venerdì santo). La successiva trasformazione in Pinacoteca Comunale sconsigliò all'allora Vescovo di utilizzare la Chiesa anche per quelle poche date, in quanto il Sovrintendente alle Belle Arti scrisse chiaramente che eventuali danni arrecati alle opere in quei momenti particolari sarebbero stati addebitati all'Ente Ecclesiastico . L'ultimo evidentissimo evento legato alla chiara proprietà è quello del completo rifacimento del tetto e di parte del pavimento da parte del comune di Gualdo Tadino su progetto e direzione dei lavori dell'arch. Luciano Brunetti (circa un miliardo e mezzo di cui 150 milioni erogati dalla Provincia di Perugia al comune di Gualdo Tadino). Mai e poi mai un comune può effettuare spese su immobili non di sua proprietà. Avrebbero bloccato i lavori sia il CORECO che la Corte dei Conti, la quale avrebbe chiesto un risarcimento diretto agli amministratori e non all'ente comunale".

Quali sono stati i contatti dell'Amministrazione Comunale con il Parroco per dirimere la questione?

"Il Comune doveva presentare un progetto preliminare per il restauro di tutto l'immobile ma si è trovato nella impossibilità di poterlo fare perché la chiave di accesso era nelle mani del Parroco. Gli è stato scritto di riconsegnare le chiavi ma, essendo convinto che la Chiesa è di proprietà della Curia, il Parroco ha risposto picche". A questo punto si sono intensificati i contatti. In un incontro degli assessori Anderlini e Scassellati e del segretario comunale Tantari con l'ing. Brilli (per conto della Curia) il comune dichiarava la disponibilità a concedere la chiesa ogni qual volta il Parroco ne avesse fatto richiesta. La risposta è stata ancora negativa e le autorità ecclesiastiche hanno a loro volta affidato l'incarico per un progetto preliminare di ristrutturazione ad uno studio gualdese. Anderlini e Scassellati, su mandato del sindaco e della giunta, si sono poi recati ad Assisi per incontrare il vescovo Mons. Sergio Goretti:

"L'incontro è apparso dei più facili - racconta Anderlini - Il vescovo ci diceva di non avere alcun interesse alla proprietà della Chiesa di San Francesco, soprattutto per il fatto che la città non ha bisogno di più chiese, almeno nel Centro Storico. Abbiamo così concordato delle regole morali per il suo utilizzo: uso monumentale artistico della chiesa che da sola è un museo; utilizzo per manifestazioni artistiche e musicali di sicura levatura; mostre di chiaro spessore artistico e morale; celebrazioni ecclesiastiche allorché se ne fosse ravvisata la necessità". Tutto risolto? Macché:

"Il giorno successivo all'incontro - spiega Anderlini - il sindaco riceveva una lettera in cui il Parroco rivendicava la proprietà della Chiesa di San Francesco e comunque il diritto di celebrazione perpetua. A distanza di una settimana una lettera del vescovo cancellava l'incontro con gli assessori affermando che la chiesa doveva essere utilizzata solo per culto religioso o simili". Fallita la via diplomatica, il comune decide di percorrere le vie legali. La giunta incarica la cooperativa Scriptorium di Perugia di redarre una fedele ricostruzione storica della vicenda sulla base dei documenti esistenti. Tutta la documentazione è stata consegnata ad un avvocato di Foligno per avviare la procedura legale. Tuttavia è stata ancora scelta una linea morbida. Prima una lettera e poi una seconda (inviate sia al parroco che al vescovo) per chiedere "con le buone" che il Parroco restituisca la chiave affinché il comune possa avviare le procedure per la ristrutturazione dell'immobile. A nessuna delle due missive, però, è stata data una risposta da parte dell'Ente Ecclesiastico. Sembra dunque che, a questo punto, soltanto il giudice possa porre la parola fine all'annosa questione. Fino ad ora, però, all'avvocato non è stato dato l'input per avviare l'azione legale:

"Sembra che ci sia un atteggiamento da parte del comune troppo morbido nella rivendicazione della legittima proprietà rispetto ad un immobile che rappresenta un valore inestimabile per la città d'arte - conclude Anderlini - C'è però da dire che se il comune dovesse perdere il finanziamento per l'impossibilità di accedere alla chiesa, un qualsiasi cittadino potrebbe sentirsi in dovere di richiedere un risarcimento danni per un mancato reintegro del Comune nella proprietà".

 

 

Il parroco risponde: "Ho il diritto d'uso"


"La proprietà è del comune? Può anche essere, il problema va chiarito con tutta la documentazione esistente. A Catasto, ad esempio, risulta di proprietà ecclesiastica. Ma non è questo il punto". Mons. Giancarlo Anderlini non arretra di un cm dalla sua posizione. Ed allora qual è il punto? "Quello sulla proprietà è un argomento sul quale bisogna effettivamente fare chiarezza. Io sarei ben contento, comunque, che la proprietà risultasse del Comune. Avrei un carico di meno sulle spalle. Ciò che è importante sapere, però, è che, al di là di chi abbia il diritto di proprietà, io, come parroco, ho il diritto d'uso perché ho il diritto di officiatura. E questo è incontestabile".

Il Comune riconosce questo diritto per alcune occasioni importanti o comunque quando il parroco ne faccia richiesta: "Ma non è il comune che può autorizzare il parroco ad officiare quando ne faccia richiesta. E' il contrario. L'autorità ecclesiastica ha il diritto di officiare in San Francesco quando e come vuole, senza chiedere l'autorizzazione a chicchessia. Noi, poi, non saremo insensibili a certe esigenze. Così come ho autorizzato, ad esempio, a celebrare la cerimonia del Bussolo in San Benedetto, saremo disponibili a prendere in considerazione la possibilità di organizzare certe manifestazioni in San Francesco. Ma saremo noi ad autorizzarle".

Posizione, quindi, diametralmente opposta. Il fatto certo è che San Francesco è ancora chiusa in attesa della presentazione di un progetto per la sua ristrutturazione. La necessità di un arbitrato che tenga conto di tutte le implicazioni giuridiche si dimostra, a questo punto, non più procrastinabile. Perché un fatto è certo. Che San Francesco, il contenitore più importante del Centro Storico, prima di essere del Comune o della Chiesa, è dei cittadini gualdesi che ne hanno diritto d'uso rispettandone le caratteristiche di chiesa monumentale. Una volta chiarite gli aspetti giuridici, sottoscrivere un protocollo d'intesa valido per tutti, tra persone disponibili, non dovrebbe essere un problema.

(R.S.)


Riccardo Serroni può essere contattato all'indirizzo E-mail riccardoserroni@protadino.it.

 

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