L'ECO del Serrasanta |
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Personaggi |
Laurea
Ad Alessandro ed ai suoi genitori, Ilario e Francesca, ai quali il neolaureato ha dedicato il suo lavoro, vanno le congratulazioni della nostra redazione. Sollecitato di illustrarci brevemente l'argomento della sua tesi, Alessandro, che ci tiene a ringraziare il dott. Diego Lacchi, controrelatore, per la collaborazione profusa, ci ha inviato il seguente contributo, da cui traspare l'importanza della materia, anche perché è un argomento che fin troppo facilmente coinvolge e divide l'opinione pubblica.
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| Il carcere preventivo
ed i bisonti del West
Nulla attenta di più il quieto vivere dell'opinione pubblica che la conoscenza, spesso tendenziosamente veicolata dai mass-media, di scarcerazioni per decorrenza dei termini custodiali di soggetti accusati di delitti con altisonanti ripercussioni sullo stato emozionale contingente del cittadino. Pervero, il senso collettivo predominante, che si ribella all'idea di lasciar libero di nuocere l'imputato finché la sua responsabilità non sia accertata definitivamente, non appare traducibile in pretesa di "giustizia". Se, dunque la carcerazione in attesa di giudizio trova fondamento su esigenze processuali, probatorie o di tutela della collettività, quest'immoralità, dolorosamente necessaria (ricordate S. Agostino? "gli uomini torturano per sapere se si debba torturare"), va limitata in un tempo umanamente sopportabile, come vuole l'art. 13 della Costituzione, in assonanza con la fondamentale garanzia di libertà dell'accusato secondo cui, ex art. 27 della Medesima "nessuno è considerato colpevole sino a condanna definitiva". Non è prerogativa di intelletto straordinariamente ragionante capire che se il processo conducesse sicuramente a condanna la questione verrebbe alquanto circoscritta nella sua pericolosità, ma l'esito del medesimo è ontologicamente incerto, col rischio d'inutili sacrifici di libertà: da qui il correttivo d'un venir meno dell'arresto se il processo non si concluda con sentenza definitiva entro un certo periodo di tempo. Pertanto, se la vera nota dolente della vicenda, capace di trasformare la misura cautelare in una vera e propria pena anticipata, è la lentezza dei procedimenti, quale equazione logica la sdrammatizza con il tutto esaurito nelle carceri? L'uomo della strada, nella giuridica irrilevanza del suo pensiero, può lasciarsi sopraffare dal turbamento del momento, non abituato, com'è, a ragionare secondo diritto; chi, invece, è istituzionalmente preposto alla conoscenza della legge ha il dovere di badare acché non vengano calpestati capisaldi giuridici fondamentali se s'intende evitare quella che era la fine dei branchi di bisonti del buon vecchio West, i quali se incontravano un precipizio ci finivano tutti dentro, i primi ranghi perché, spinti dagli altri, non potevano, pur vedendolo, fermarsi, quelli successivi perché, coperti dai primi, non lo vedevano. Dott. Alessandro Fumanti
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