L'ECO del Serrasanta |
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Meteorologia |
CON LA TESTA FRA LE NUVOLE (26)
Rubrica meteorologica a cura di Massimiliano Squadroni e Pierluigi Gioia Il vento, dannazione e salvezza
Chiediamoci innanzitutto perché il vento sia spesso così violento in queste zone; perché, ad esempio, quando a Fabriano tira una leggera bava di bora, a Fossato di Vico le raffiche di vento ribaltano persino i camion. La responsabilità è, in primo luogo, dei valichi appenninici. Nonostante laltitudine media dellappennino umbro-marchigiano superi di poco i 1.000 metri, la catena costituisce un ostacolo comunque difficile da superare per le correnti provenienti dallAdriatico, tanto che, specie se laria risulta piuttosto fredda e stabile, essa si blocca contro le pendici dellAppennino, tende ad ammassarsi sul versante marchigiano e a creare, viceversa, una sorta di "buco", di depressione su quello umbro. Questo dislivello barico (cioè differenza di pressione) è talvolta anche di 2 o 3 hPa (ectopascal, lunità di misura della pressione): sembra poco, ma è sufficiente a creare una sorta di "risucchio" violento dellaria attraverso le uniche aperture a disposizione, cioè i valichi appenninici, verso la depressione generata al di là della catena. (vedi immagine) E qui, per una legge della fisica, molta aria, richiamata da una zona ampia, che transiti in un varco stretto, è costretta ad accelerare. Ecco perché, dai valichi di Fossato, Valmare e Valsorda, le correnti di bora penetrano in maniera così violenta, passando da i 20 ai 90-100 Km/h. Leffetto föhnCè anche unaltra ragione. Laria, dopo essere stata costretta a salire sul versante sopravvento, aver scaricato la sua umidità sotto forma di pioggia o neve, ormai molto più secca (e quindi più pesante) tende a discendere dalla vetta lungo il versante umbro: qui, a causa del suo peso e della pressione esercitata dal vento in quota, acquista velocità, precipitando violentemente a valle. Questa situazione è ben evidenziata dalla "scorza" di nuvole che avvolge le montagne poco dopo che ha iniziato a soffiare la tramontana. Naturalmente leffetto si verifica e anche in modo più violento anche quando a Gualdo soffia un vento moderato di libeccio e le correnti, dopo aver scaricato pioggia sul versante umbro, ormai più secche precipitano a valle sul versante marchigiano, che è più ripido e quindi dà origine a venti violentissimi che spesso giungono a spazzare persino le coste adriatiche. Nei due casi, si parla di "vento di caduta": il famigerato föhn. I beneficiQui però cominciano gli effetti benefici del vento. In primo luogo, leffetto föhn produce un riscaldamento dellaria e quindi, in proporzione, il versante sottovento risulta sempre meno freddo di quello esposto direttamente alle correnti. Ad esempio, in occasione di venti dallAdriatico, la quota delle nevicate è più bassa di 100 o persino 200 metri sul versante marchigiano che non su quello umbro, dove questultime risultano anche meno abbondanti. Inoltre, laumento di velocità del vento, fa sì che si mantenga immediatamente a ridosso del versante umbro una certa ventilazione anche quando nellaltro versante il vento è ormai molto debole. Qual è il vantaggio? In occasione di notti serene, la temperatura, grazie al vento, si mantiene su valori molto più alti di quelli delle zone in cui non tira vento. Per fare un esempio: nella notte fra il 5 e il 6 gennaio 2002, quando a S.Egidio (Perugia) la temperatura ha toccato i 12°C e a Fabriano i 11°C, a Gualdo si è mantenuta attorno ai +2°C grazie proprio al vento. Nelle notte successive, però, il vento si è calmato e le temperature sono precipitate a 6/7°C. E infatti: in media, a Gualdo, la temperatura minima a gennaio è di 1°C. A Fabriano, invece, è di 0,3°C. Perché? Chiedetelo, fra le altre cose, al vento delle nostre parti P. G. |
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Tra il 1° dicembre e il 20 gennaio sono stati ben 36 i giorni con temperatura minima sotto lo zero, di cui a Palazzo Mancinelli, zona di valle ben 21 consecutivi; 14 i giorni di gelo, con temperatura media del giorno sotto lo zero; 2 i giorni con temperatura minima inferiore a 10°C; 21 i giorni di neve (il doppio della media di un intero inverno); - 5,6 la media delle minime delle prime due decadi di gennaio contro una media di 1°C; solamente 65 i cm di neve caduta in 50 giorni di freddo; 0 il numero delle perturbazioni atlantiche transitate sullItalia dallinizio di dicembre; 30 il numero di perturbazioni atlantiche sarebbero dovute passare alle nostre latitudini nello stesso periodo di tempo; 45 i giorni di durata dellondata di gelo, una delle più lunghe mai registrate nella storia meteorologica del nostro paese. ad malora!
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Pierluigi Gioia può essere contattato all'indirizzo E-mail pierluigigioia@protadino.it. Massimiliano Squadroni può essere contattato all'indirizzo E-mail massy@squadroni.com.
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