L'ECO del Serrasanta |
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Gualdo Tadino |
SAN PELLEGRINO Un paese abbandonato Incontro tra abitanti e amministratori di Sandra Costantini San Pellegrino: ore 18dell'11 Gennaio 2002. Il paese incontra alcuni amministratori locali e precisamente l'assessore ai lavori pubblici e all'ambiente di Gualdo Tadino. La situazione del paese è piuttosto grave. Il paese giace in uno stato di abbandono a se stesso totale: c'è immondezza sparsa un po dovunque, mucchi di polvere dappertutto ma soprattutto la qualità dell'aria scarseggia a causa di polveri irrespirabili che ormai accompagnano da anni la gente che vive in Piazza, al Castello e nelle più immediate vicinanze. Una polvere sottile e non, che ormai penetra ovunque, nelle case le cui finestre non sono più apribili, dentro le macchine parcheggiate, dentro i bronchi a rischio di gravi patologie. "E' una situazione da terzo mondo" dicono ormai in molti. Di chi la colpa? "Della grave siccità che ormai colpisce da mesi tutto il nostro paese", rispondono gli assessori. La situazione purtroppo non è così semplice: si fa presto a scaricare le colpe, tipica abitudine del politicante, all'anticiclone che non vuole abbandonare l'Italia. Il problema è diverso e anche molto semplice da capire.
"Dovete avere pazienza", ci dicono gli amministratori, "per San Pellegrino è prevista una pavimentazione buona". Ma tra quanti anni, chiedono in coro gli abitanti? Il problema è molto grave. Ormai non si può convivere più con polvere e sporcizia. Non si possono giustificare i nostri politici con frasi come. "Cercherò di fare, di parlare" oppure "Stiamo lavorando per voi". Non chiediamo certo il modello austriaco di raccolta e differenziazione dei rifiuti, dove le strade dei più piccoli paesini brillano per la pulizia, dove il vetro viene differenziato nella raccolta tra quello verde e quello bianco, o la carta divisa in carta sporca o pulita. Chiediamo soltanto che i rifiuti vengano raccolti dalle strade con una frequenza periodica "non quinquennale", che le nostre strade vengano depolverizzate periodicamente e che si possa procedere ad una pavimentazione adeguata al più presto, perché non possiamo aspettare anni e anni, in attesa che tutti i lavori di ricostruzione vengano iniziati ed ultimati. Un paese civile dovrebbe garantire anche alla periferia condizioni di vita sufficienti alla sopravvivenza: non stiamo chiedendo alti standard qualitativi di vita. Se allora conta solo il numero degli abitanti di una frazione per garantire investimenti economici da parte del Comune e quindi la sopravvivenza degli stessi abitanti, il nostro piccolo paese non potrà mai sentirsi integrato in un contesto civile.
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