L'ECO di Sigillo

 

N. 24 - 16 dicembre 2001

Pro Tadino Prima pagina Edizioni Sommario

Sigillo

 

La venuta

di Giuseppe Pellegrini


La Venuta, nella semplicità della parola esprime tanta poesia e tanta fede. Poesia che solo chi l'ha goduta può apprezzare appieno e che rinnova, col ricordo le sensazioni dolcissime che negli anni più lontani gli inebriarono il cuore innocente. Torna "La Venuta" con la gioconda allegria del "focaraccio". Oggi, al pesante "biroccio" a doppio sterzo, trainato in fila lunga da coppie di ragazzi e da giovanotti saldi, a tiro con una robusta fune, incrociata di "timonelle", che correva fragoroso sui selciati o scivolava frusciante per le strade fangose, ha fatto posto "Il trattore", meno folcloristico, ma senza dubbio più efficace. Ad ogni porta una sosta: "mentre dal carro si alza possente il saluto a Maria, ripetuto in coro da tutti; "Viva Maria".

E dalle mete e dalle legnaie le fascine di torcoli di quercia e i "ciocchi" più nodosi volano nel carro perché durino, a cantar con il fuoco la gloria della Madonna. Le birocciate si aggiungono alle birocciate, ai cui piedi si compone, innalzandosi sempre più la catasta da bruciare all'ora di notte.

Non preoccupa il sudore, non v'è operaio che tema di perdere una giornata per rendere più grandiosa la celebrazione tanto attesa. Quante fatiche per tirar fuori dai fossi e dai campi, con l'acqua alta sino alle ginocchia, piante intere, sradicate da tramontane furenti o da piene vorticose! Muore nelle ore scure della tarda sera il nove dicembre; scoccano le otto dalla torre del Comune; qua e là nel focaraccio si accende allora la paglia e le ginestre che poi investono intorno alla catasta di legna, tutto ormai brucia, sino alla cima del focaraccio, dove una tradizionale "canestra vecchia" saluta il rogo, mandando altissime faville verso le nubi. Il cielo si schiarisce come in un'alba improvvisa: "i cuori fremono d'emozione e d'entusiasmo". Più tardi saranno in pochi a far compagnia al fuoco. Alle tre, il suono delle campane, lancia nella notte il meraviglioso canto che riempie i monti e le valli e si posa sulle case addormentate come una benedizione. La narrazione dei nonni ripercorre il cammino della Santa Casa da Tersatto a Loreto, attraversa la prodigiosa visione che turbò "di santo sgomento" i pescatori del litorale adriatico nel vedere quel bagliore in piena notte.

E il concerto delle campane si rincorre per le vie e bussa alle porte e ai vetri di ogni casa, per invitare alla preghiera e al ringraziamento. "fascino di notti sferzate dalla gelida carezza dei venti e rischiarate dal chiaro della luna e dal tremolio delle stelle, mistero degli alti silenzi delle valli e dei monti, quasi assorbiti in un senso di aspettazione divina, ansia devota dei credenti, con negli occhi visioni celestiali, il 10 dicembre torna sciogliendo il suo inno alla gloria con la pioggia delle campane a festa per annunciare "La venuta". Nei vichi umbri, nei villaggi, nelle borgate, bruciano scoppiettanti nello sfavillio dei ginepri e delle lecce, enormi "focaracci" per salutare la traslazione della Casa di Nazareth nelle braccia degli angeli". Tutto questo e molto di più è il focaraccio di Sigillo.

 

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