L'ECO del Serrasanta

 

N. 24 - 16 dicembre 2001

Pro Tadino Prima pagina Edizioni Sommario

Letture

Le fiabe di nonna Mirella

Un Natale da non dimenticare

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Cari nipotini, vi voglio raccontare un Natale di tanti anni fa, non un Natale dei nostri giorni (che non fa più tanto effetto).

In un paesetto di montagna vivevano marito e moglie. Lui si chiamava Fedele e lei Maria. La loro casetta era piccolina, con le finestre anche esse piccoline per non fare passare il freddo. La casetta molto scura, all'interno veniva appena illuminata da una lampada con una luce fioca fioca. Poiché avevano solo il focolare per riscaldarsi nei gelidi mesi invernali, quando tirava il vento di tramontana con il focolare acceso, la stanza si affumicava tutta. Ma loro nella casetta ci stavano bene anche se possedevano solamente lo stretto necessario.

Lei teneva in ordine, preparava da mangiare sui fornelli a carbone e per fare bollire le vivande doveva sventolare con una palettina fatta di robuste piume di oca. Ancora non avevano l'acqua corrente e perciò la signora Maria era costretta ad andare con la brocca a prendere l'acqua alla fontana pubblica. In quegli anni lontani gli inverni erano molto più lunghi e freddi e quando nevicava ne faceva in abbondanza. Se poi alla notte era sereno la strada diventava una lastra di ghiaccio ed era proprio difficile camminare perché e strade venivano illuminate con certi lampioncini che sembravano candele.

Il signor Fedele era un uomo di piccola statura, esile esile, tutto pepe e sempre allegro. Si dava da fare a sbrigare commissioni per la gente del vicinato e per la propria moglie. Quando usciva di casa si metteva addosso un mantello nero a ruota e se lo avvolgeva tutto attorno al corpo, e via, tutto indaffarato, nonostante la neve ed il gelo.

Mancavano pochi giorni a quel Natale di tanti anni fa; i negozi del paese erano già tutti addobbati, semplicemente, con fiocchi di carta rossa alle vetrine. Anche i macellai infiocchettavano le loro carni specialmente i polli, le galline e gli agnelli. La neve era caduta in abbondanza e già si respirava una magica e particolare atmosfera. Per l'occasione il signor Fedele aveva dei fiocchi da mettere sopra il camino e la signora Maria stava preparando con uncinetto e con il cotone rosso dei lavoretti ... ma doveva essere una sorpresa. Fedele e Maria non avevano avuto bambini, ma solamente dei nipoti ormai grandi e lontani, e così quel Natale lo avrebbero trascorso da soli davanti al focolare con la legna scoppiettante che li avrebbe scaldati facendo loro compagnia.

Alla vigilia di Natale si scatenò una bufera di neve e vento gelido che così non si ricordava da tanto tempo. Fedele e Maria non si preoccuparono, anzi si misero d'accordo per andare in Chiesa a vedere la nascita di Gesù Bambino. Quando fu l'ora si imbacuccarono ben bene, lui sempre con il solito mantello nero, lei con un paio di calosce ai piedi il cappotto e con uno scialletto sulle spalle. Quando tentarono di uscire la porta non si aprì, la neve aveva coperto tutto! Sbatterono, bussarono, spinsero con tutta la forza, ma la porta non si apriva. Rassegnati dovettero rinunciare ad uscire e Fedele si mise a consolare sua moglie dispiaciuta di non potere andare al mattutino. Lei aspettava per tutto l'anno quella notte particolare e suggestiva, ma stavolta non fu proprio possibile. La bufera continuava, anzi peggiorava. Così con tristezza se ne andarono a letto augurandosi la buona notte ed il Buon Natale.

Il mattino seguente quando si alzarono videro, dalla finestra mezza gelata un raggio di sole e si rallegrarono. Ma quando provarono ad aprire la porta non ci fu verso che si aprisse. Aveva fatto tanta neve quella notte di Natale da ricoprire le porte delle case in mezzo ai vicoletti, con il vento che la' ammucchiava sino ai tetti più bassi. Molti paesani, per uscire di casa, avevano fatto delle galleria e sentieri alti più di loro. Qualcuno non avendo visto Fedele e sua moglie in Chiesa si incominciò a preoccupare.

Un signore del vicinato quando si alzò e scorse la casetta di Fedele tutta ricoperta, che si faceva fatica a riconoscerla, cominciò a chiamare gli uomini, le donne ed i bambini dicendo loro di andare a spalare la neve. Tutti corsero ed insieme si misero a spalare. I bambini era i più eccitati, saltavano e giocavano chiamando: "Signor Fedele ci siamo noi, siamo tutti qui, non vi preoccupate!" La signora Maria nel sentire quelle vocette gioiose si rallegrò e si sentì come in paradiso per la felicità. La cosa più bella che le potesse capitare fu quando riuscì ad aprire la porta e si trovò davanti tutta quella brava gente che non li aveva abbandonati. Alcune donne del paese portarono chi un dolce, chi un po' di arrosto profumato di erbe selvatiche, chi, addirittura, del brodo caldo con i cappelletti fatti in casa, ed i bambini, per fare una sorpresa, un piccolo albero di pino. Fedele e sue moglie rimasero a bocca aperta quando videro tutto quello che avevano fatto i paesani per loro. Li fecero entrare in casa. I bambini si misero subito ad addobbare l'albero con i mandarini, le donne ad apparecchiare la tavola. La signora Maria preparò un buon brulet di vino caldo per riscaldare gli uomini infreddoliti per avere spalato la neve. All'ora di pranzo tutti se ne ritornarono alle loro rispettive case, ma i bambini vollero rimanere e pranzarono insieme con la spensieratezza e l'allegria della fanciullezza. Per Fedele e Maria fu il più bel Natale della loro vita.

Si fece tardi ed i bambini dovevano tornare alle loro case ... Allora, all'improvviso, la signora Maria si ricordò della sorpresa che aveva preparato. Andò in camera e da un piccolo bauletto tirò fuori cagnolini, angioletti. Stelline, coniglietti e pecorelle, tutti fatti ad uncinetto di cotone rosso, e li regalò ai bambini che fecero tante feste a quelle piccole cose. Per il marito la signora Maria aveva preparato un cappello di lana rossa che così avrebbe spiccato sul mantello nero. I bambini se ne andarono via allegri e soddisfatti ma più di tutti lo furono Fedele e Maria perché capirono che nonostante non avessero avuto figli tutti gli volevano bene e non erano soli.

Il ricordo di quella straordinaria giornata se lo portarono nel cuore per sempre, ed ogni volta che sbucciavano un mandarino il profumo li riportava a quel felice e lontano Natale.

 

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