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CALCIO C2 Il punto di Roberto Casaglia Nulla da fare. Come il Guado prova a staccare il volo viene sempre fermato da qualcosa. O dall'imprecisione dei propri attaccanti (vedi Brescello), o dall'approccio sbagliato alla partita (come a Thiene) oppure dall'arbitraggio, come è accaduto domenica scorsa contro il Teramo. Parlare male di una direzione di gara è sempre antipatico e si dà spesso l'impressione di voter nascondere le proprie lacune rifugiandosi nelle recriminazioni. Ma contro il Teramo possiamo dire a chiare lettere che, alla pari di Niccolai che arbitrò il derby, il signor Tonolini di Milano con le sue decisioni ha palesemente cambiato il volto alla partita, mettendo in grossa difficoltà il Gualdo, che ha dovuto subire il pari teramano. Le immagini hanno infatti appurato, come era d'altronde apparso evidente anche in campo, che Martinetti non ha commesso fallo intervenendo su Myrtaj. Quindi, oltre al danno di aver assegnato un rigore che non c'era, l'arbitro ha pure aggiunto la beffa, cacciando il centrocampista gualdese e costringendo i biancorossi a giocare in dieci per quasi un'ora. Ciò ha da una parte ringalluzzito gli abruzzesi, che hanno chiuso il primo tempo sotto di un solo gol e in superiorità numerica, e dall'altra ha obbligato Donati a togliere Matteini per inserire Memè. Questo non è un danno di poco conto, se si considera che il giovane attaccante, con la propria velocità, avrebbe potuto mettere in grossissima difficoltà la retroguardia abruzzese, costretta a sbilanciarsi per cercare di agguantare un risultato positivo. Rimane la consolazione di aver visto un Gualdo giocare anche meglio della capolista, fino a che è rimasto in undici, tanto che si trovava sopra di due gol. E' piaciuto moltissimo lo spirito battagliero della squadra, con Balducci, Brescia e Trotta in forma smagliante. Il campionato è ancora lungo, siamo appena ad un terzo, e tempo per agganciare quella benedetta zona play-off ce n'è. Fondamentale sarà continuare con questa determinazione e, inevitabilmente, i risultati verranno. A patto però di non incontrare più i Niccolai e i Tonolini.
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