L'ECO di Sigillo

 

N. 23 - 2 dicembre 2001

Pro Tadino Prima pagina Edizioni Sommario

Sigillo

 

Il balsone del lupo

di Giuseppe Pellegrini


Tra fantasia e realtà il Balsone del Lupo ha rappresentato e rappresenta una pagina di vita sigillana avvolta nel mistero. Abbiamo detto "tra fantasia e realtà" perché in pratica l'evento si è verificato in uno dei momenti storici più avari di documentazione scritta, e quindi, le testimonianze e le prove non sono sempre attendibili, con il risultato che molte delle cose scritte hanno finito per diventare "fantasiose argomentazioni". L'evento in sé, come tutti gli eventi, rappresenta un momento di umanità molto forte della nostra gente. La dizione "Balsone" usata comunemente nella lingua sigillana, non è corretta; essa è risultata dalla volgarizzazione di un "vocabolo" foneticamente diverso.

Per la storia: ... L'alba non prometteva niente di buono. Il sole aveva appena tinto di rosa pallido le spesse nubi che si addensavano sopra il monte Nofegge. Monte Cucco portava il cappello; un cappellaccio nero come la pece che gli arrivava fino al Faggeto Tondo. Anche Pian del Monte ed il Prato dei Signori era tutto un "paro di nebbia". La campana grande della Pieve di S. Andrea aveva già suonato l'alba. Fatto il giro del Paese con la Pirusella in testa al branco, tutta ingufata in un pesante cappotto da uomo e con certi scarponi chiodati che avrebbero svegliato anche un morto, l'Annetta aveva condotto le capre al pascolo. - Non t'allontanare troppo - l'aveva avvertita Cecchetello, consegnandole le proprie bestiole. Ci sono i lupi in giro e proprio ieri, Semme ci si è incontrato sopra Fonturci.

Le capre s'erano fermate a brucare sopra il Sodo, nella costarella davanti alla Macchia del Peloso, fra la boscaglia e il Balsone che, imponente massiccio come un antico castello, strapiomba sulla strada dei Trocchi. L'Annetta s'era seduta sopra una grossa pietra e sbocconcellava la torta di granturco, imbottita di erba col battuto. Camminando s'era riscaldata; perché quando i piedi sono caldi, tutto il corpo sta bene. Le caprette tutte insieme sembravano come "ammeriggiate", forse per ripararsi dal freddo, mangiavano tranquille.

Solo la Pirusella se ne stava sola in disparte. - Che bella capretta la Pirusella! Tutta bianca, con due pezze nere sui fianchi, elegante, agilissima, era l'orgoglio dell'Annetta, che se l'era tirata su come una figlia. - Te manca soltanto la parola! - le ripeteva spesso, spesso con compiacenza - Povera bestiola! L'Annetta la comandava come una persona e se ne serviva da guida per il branco, da compagna per la strada. Una sparata di sole illuminò per un momento il Poggio dello Spicchio ed un colpo di vento fece giungere agli orecchi dell'Annetta il suono di un corno. L'Annetta lo riconobbe subito: era Giomba il pecoraro, che dalle Falaschiare suonava per allontanare i lupi. Ad un tratto le capre le si cominciarono a serrare intorno con belati di sgomento: L'Annetta si alzò per accarezzare le più vicine e dare una voce alla Pirusella. - Povera me! Si direbbe che le capre sentano il lupo. Pirusella!! Pirusella!!

Non aveva finito di chiamare la capretta che, con rumore di rami secchi, dalla macchia era sbucato un grosso lupo, e si era avventato sulla sua povera bestiola! - Sant'Antonio mio aiutatela! - implorò con la morte nel cuore la povera donna, senza avere il coraggio di muovere un passo. La Pirusella, schivato l'assalto del lupo che aveva tentato di azzannarla per il collo, si era data alla fuga verso il Balsone con il lupo sempre alle calcagna. La povera bestiola aveva messo le ali. Traversato, come una saetta, un pianoro si era lanciata a pazza corsa sul crinale del Balsone. - Pirusella! - Gridava l'Annetta terrorizzata - Pirusella mia!!

Negli occhi della donna c'era la visione del salto che la povera bestiola stava per fare.

La capretta era sull'orlo del precipizio, ancora un passo e sarebbe caduta nel vuoto. Come trattenuta da una forza invisibile, però, puntò i piedi e si fermò di botto. Per un attimo la sua figura si profilò sopra il Balsone. L'Annetta si mise le mani sulla testa - Il lupo! - Il lupo!

Il lupo non c'era più. Trasportato dall'impeto della corsa, era caduto giù a sfracellarsi nella strada. Da allora il Balsone, si chiama "Il Balsone del Lupo".

Nelle sere d'inverno, narrano i pastori, vi si sente un rabbioso ululato di morte che il vento di tramontana porta lontano.

 

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