L'ECO del Serrasanta

 

N. 23 - 2 dicembre 2001

Pro Tadino Prima pagina Edizioni Sommario

Meteorologia

CON LA TESTA FRA LE NUVOLE (23)

Rubrica meteorologica a cura di Massimiliano Squadroni e Pierluigi Gioia

I famigerati cicloni

Con questo numero de L'ECO del Serrasanta, "Con la testa fra le nuvole" inaugura un nuovo ciclo di articoli sui principali elementi di meteorologia dinamica: cercheremo di spegare ai lettori i fenomeni più ricorrenti dell’evoluzione del tempo con un linguaggio il più possibile semplice e immediato. Ci auguriamo che il tentativo riesca: l’interesse finora dimostrato nei confronti di questa rubrica dai lettori del quindicinale - di cui ringraziamo sentitamente - ci fa ben sperare in questo senso.


Tante volte avrete sentito nominare, a proposito o a sproposito, i due termini "ciclone e anticiclone". Che cosa sono? "Ciclone" è sinonimo di "zona di bassa pressione", cioè di una zona in cui la pressione esercitata dal peso dell’aria sovrastante è minore rispetto alle zone circostanti. Con "anticiclone", invece, si indica una zona di "alta pressione", in cui, cioè, la pressione atmosferica è maggiore rispetto a quella delle zone circostanti.

I "buchi" chiamati "cicloni"

Per immaginarci un ciclone, dobbiamo pensare ad una sorta di "buco" che si crea nell’atmosfera per vari motivi; una zona, cioè, in cui c’è "meno aria" e che quindi tende ad essere colmata da altra aria che proviene dalle zone circostanti - in parole semplici il vento. Quest’ultimo, infatti, si sposta sempre dalle zone di alta pressione (dove cioè c’è aria in eccesso) a quelle di bassa pressione (dove cioè l’aria è in difetto). A causa della rotazione della terra, però, i venti tendono ad assumere attorno ai cicloni una rotazione antioraria, cioè contraria al moto delle lancette di un orologio (vedi fig. A). 10cicloni.jpg (14287 byte)Esattamente l’opposto avviene negli anticicloni. Un espediente mnemonico per ricordare il senso di rotazione è questo: ciclone ? senso antiorario; anticiclone ? senso orario. Questo, almeno, per il nostro emisfero. Nell’altro avviene esattamente l’opposto.

Ciclone = cattivo tempo

In genere, i cicloni sono sinonimo di "cattivo tempo" anche se non bisogna ritenere, come forse suggerisce il nome, fenomeni sempre violenti e distruttivi. Perché una zona di bassa pressione genera cattivo tempo? Semplificando molto la questione – che è molto complessa – potremmo dire che ciò avviene a causa dei moti ascensionali (cioè diretti verso l’alto) presenti al suo interno (vedi fig. B). Una depressione, infatti, si genera proprio perché, per motivi a volte anche molto diversi, una massa d’aria tende ad un certo punto a salire verso l’alto, lasciando al suolo una sorta di "vuoto" d’aria che, come abbiamo visto, inizia ad attrarre altra aria dalle zone circostanti, che si invortica in senso antiorario. Questo movimento verso l’alto, ovviamente, deve mantenersi per un certo periodo di tempo, altrimenti la bassa pressione verrebbe rapidamente colmata.

Il motore del ciclone

È proprio questa ascensione di aria, inoltre, a causare tutti i fenomeni che si solito accompagnano una depressione: nuvolosità, piogge, temporali, grandine e neve. Nel suo movimento verso l’alto, infatti, l’aria si espande poiché la pressione atmosferica diminuisce man mano con la quota; pensiamo ad uno di quei palloncini colorati gonfiati con l’elio che si vendono alle fiere: se sfugge dalle mani del bimbo, comincia a salire verso l’alto finché, ad una certa quota, scoppia. Perché? perché il gas contenuto al suo interno si espande e, alla fine, rompe l’involucro di gomma. Inoltre, se una massa d’aria si espande, per una legge della fisica si raffredda e questo provoca la condensazione del vapore acqueo in essa contenuto, come succede d’inverno quando il nostro fiato diviene visibile per la miriade di goccioline che si formano a contatto con l’aria gelida. Il vapor acqueo è il vero "motore" del ciclone. Per quale motivo? La condensazione dell’acqua genera calore (il cosiddetto calore latente di condensazione) visto che si passa da uno stato di maggiore energia (quello gassoso, in cui le molecole sono tanto agitate che vanno a spasso per conto proprio) ad uno di minore (quello liquido, in cui le molecole si muovono ma toccandosi l’un l’altra). In parole semplici, l’aria, mentre sale e condensa il vapore in nubi, si raffredda meno rapidamente e questo fa sì che sia sempre più calda dell’aria circostante. E quindi, continua a salire. Si libera così tutta l’energia contenuta nel vapore.

I cicloni "dinamici"

I cicloni sono di due diversi tipi: i cicloni dinamici e termici.

I cicloni dinamici sono di natura fredda, cioè contengono al loro interno aria più fredda delle zone adiacenti poiché nascono in prossimità del circolo polare (artico e antartico) ad opera delle veloci correnti occidentali in quota (la cosiddetta "corrente a getto") che generano potenti "risucchi" di aria verso l’alto. Poiché sono freddi, sono presenti a tutte le quote. Tali cicloni si muovono lentamente da ovest verso est e comprendono i fronti caldi e freddi più noti come "perturbazioni".

I cicloni "termici"

I cicloni termici sono invece costituiti da aria più calda delle zone adiacenti e, per questo, si esauriscono con la quota, poiché nell’aria calda la pressione diminuisce più lentamente con la quota. Si formano nelle zone equatoriali o, d’estate, all’interno dei continenti. Laddove la temperatura di partenza è molto elevata e la quantità di vapor acqueo molto abbondante, come nei cicloni tropicali, i fenomeni assumono carattere molto violento: si parla allora di "uragani", "tifoni" e via dicendo, eventi possibili solamente i prossimità dei tropici e, comunque, sul lato orientale dei continenti - quindi non riguardano l’Europa. Un esempio "in piccolo" di ciclone termico è un temporale estivo, generato appunto dal surriscaldamento del suolo e che, solitamente, ha vita molto breve.

Pierluigi Gioia


Pierluigi Gioia può essere contattato all'indirizzo E-mail pierluigigioia@protadino.it.

Massimiliano Squadroni può essere contattato all'indirizzo E-mail massy@squadroni.com.

 

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