L'ECO del Serrasanta

 

N. 23 - 2 dicembre 2001

Pro Tadino Prima pagina Edizioni Sommario

Cultura


La figura di Giovan Diletto Durante, giurista gualdese del Cinquecento (1)

La figura di Giovan Diletto Durante, giurista gualdese del Cinquecento (2)

Il testamento di Giovan Diletto Durante (3)

 

L'eredità di Giovan Diletto Durante (4)

di Fabio Talamelli


L’Archivio Storico Notarile del Comune di Gualdo Tadino nel quale è conservato tutto l’immenso lavoro svolto nel corso dei secoli dai notai gualdesi, rappresenta una fonte di inestimabile valore dal punto di vista giuridico e storico. Gli antichi testi custoditivi infatti, contengono una miriade di notizie che permettono di conoscere con grande accuratezza di particolari la storia, la cultura e le tradizioni relative alla nostra terra e alle sue genti.

Nella mia ricerca sulla figura di Giovan Diletto Durante ho avuto la fortuna di posare lo sguardo, tra l’altro, su un atto datato 21 gennaio 1568: la divisione ereditaria dei beni appartenuti al Durante pattuita dai suoi due figli Càstore e Pollùce, come descritta dal notaio Maurizio di Bartolomeo Vittori. Ora, la mia intenzione è quella di riportare il testo integrale, così come da me fedelmente trascritto, il miglior modo per far conoscere una parte del nostro passato dove ritrovare nomi, luoghi, usi e tradizioni così lontani, eppure ancora così vivi e presenti in mezzo a noi.

La prima parte è scritta in latino; vengono menzionati i testimoni che assistono alla stesura del documento e, subito dopo, il luogo dove si sta scrivendo il "rogito"e cioè la casa di proprietà di Pollùce Durante nel quartiere di Porta Santo Donato, "de terra Gualdi, nucerine diocesis". Da qui in avanti si legge quanto segue:

"Al nomine d’Iddio amen. A dì 21 de Gennaro 1568, Noi messere Niccolo Confidato, e Ascanio Tianj e Durantino senebaldj huomeni electi e chiamati da messere Castore e messere Polluce duranti per il fine della divigione fatta tra essi, sì dei crediti, debiti e altri bieni mobili che restavano a dividersi, come ne appare per instrumento publico, per pollize private e per commissione e autorità concessane etiam a bocca dalli detti messere Castore e messere Polluce, invocato il nome d’Iddio, dividemo, dechiaramo e firmiamo come di sotto appare. Imprima che li libri di legge tutti sieno de messere Polluce e di suoi Heredj, e i libri de medicina e de Humanita sieno de messere Castore e de suoi Heredi, col peso però all’uno e all’altro de accomodare li figli d’ognuno de loro per tre Annj de detti libri ogni volta che alcuno di essi studiara in legge o in medicina e vogliano servirse per studiare loro stessi e non per altro, non havendone però bisogno messere Castore o, messere Polluce respettivamente che in tal caso loro figli facciano altra provigione: - Item che le bestie vaccine del podere de sparagaia sene debbia dare nanzi tutto ai figli de messere Giovanni orso lelio una vacca alloro eletta o, alloro agenti, per il debito che messere Castore e messere Polluce hanno con essi e si altro remanessero ad havere oltra la detta vacca sieno sadisfatti coi denari cioè duoi terzi messere Polluce e un terzo messere Castore e del resto di dette vacche e buovi ne habbia ad havere messere Castore o suoi agenti una vacca e un giovenco a sua eletta; l’altre vacche e buovi con quelle che ha il figliolo de Marzano del palazzo sieno de messere polluce: - Item la vacca e il torello che tiene Pietro laoratore de Colcigli sieno de messere Castore: - Item che le bestie caprine e pecorine che sono nel podere de sparagaia e de morano se habbiano a dividere fra messere Castore e messere Polluce per metà e messere Castore habbia elettione delle ditte bestie in detti duoi poderi de quelle che più gli piacerà per la sua metà, e laltre poche bestie caprine e pecorine che tiene Antonio fratello de Silvestro da Morano sieno per messere Polluce: - Item che li porci che sono nel podere de Colcigli sieno de messere Castore e li porci che sono del podere de sparagaia sieno de messere Polluce: - Item che le bestie cavalline e muline, cioè il mulo e il cavallo che tiene Cuccomella sieno per messere Castore, e la mula e la cavalluccia che tiene il sopradetto pietro nel podere de Colcigli sieno de messere Polluce, intendendosi però semper nelle predette divigioni de bestie salve le ragioni e portioni de socci e lavoratorj che havessero da fare in esse, de quali ogn’uno habbia da accordare quello che havera le bestie che stanno sotto di essi: - Item perché ci costa che messere Castore, oltra li debiti che sono dechiarati nello instromento fatto tra lui e messere Polluce per mano de ser Lodovico confidato d’Asesi sopra la divigione de loro beni e ubligato de pagare delli debiti loro comuni scudi vinti, sia ubligato il detto messere Castore per tal causa pagare quindeci scudi a Vagnitte de pierpaolo del debito comune e altri cinque scudi a Mario de betto loro garzone per salario del suo servito. Item perché oltra li sopradetti debiti nella terra de Gualdo ci sonno da undeci o, tredeci scudi in circa da pagarsi ad Ambrogina già moglie di Attilio bartucci, del comuno, oltra li quindeci che è ubligato messere Castore e di piu ad Agnilo convertito fiorini cinque, e fiorinj sei a, messere Niccolo Confidato per dodeci barilj de vino debiti etc. e a Pierantonio de vico uno fiorino e sei grossi, e a, messero cola lombardo bolini dodeci, e a , Cuccomella fiorinj tre e bolini otto, Agnilo de fabri uno fiorino e bolini ventiquattro che in tutto ascendono alla somma de fiorini quarantatre e bolini ventisei. Messere Castore ne paghi per il suo terzo fiorinj quattordeci e bolini ventidui alla ditta Ambrogina oltra li quindeci scudi sopradetti e messere Polluce paghi tutti li altri sopradetti debiti per li suoi duoi terzi che ascenderanno alla (somma) de fiorini ventinove e bolini quattro: - Item che tutti massariati e altre spese poste per insino a novembre passato e non pagate ancora per essi messere Castore e messere Polluce, ne paghi messere Castore uno terzo e messere Polluce duoi terzi, e il medesimo s’habbia a, pagare per lo avenire cioè per tutto l’anno del 1568, e dipoi s’habbia da fare ognuno il suo Catasto. Item che li crediti che sonno in Gualdo comuni tra messere Castore e messere Polluce, che noi troviamo essere li infrascritti cioè scudi venti in circa di messere Durantino de Giovanni francesco, e scudi trenta in circa de Giovanni Agnilo de felice e la stima e quello che se retrara del bove che tiene Pietro da Petroia ciascheduno di essi habbia la sua rata cioè messere Polluce dui terzi e messere Castore uno terzo, come ancora delle quattro some de grano in circa che tiene in presto Pietro lavoratore de Colcigli. Item che detti messere Castore e messere Polluce facciano il contratto a Fragellino dell’oliveto d’Asesi. Item che la servitu dell’entrata de casa e della cantina non se possa prohibire a, messere Castore e sua fameglia per tutto il mese d’Agosto del presente anno 1568; e che la camera de sopra dove adesso dorme Durante non se possa prohibire da messere Castore l’uso per il detto tempo a, messere Polluce e a, sua fameglia e se debbia serrare l’uscio della cucinetta cioè murare. Item che tutti debiti e crediti de Nepi siano de messere Castore, cum oneribus et honoribus, come ancora delle bullette della condotta del medicato de Gualdo quali siano del messere Castore come ancora il credito e debito dell’uficio d’Asesi sia de messere Polluce. Item che messere Castore havendo offerto come amorevole fratello a, messere Polluce la intrata alla sua cantina della grotta contigua alla caldara del mosto della cantina di esso messere Castore si debbia dare a, esso messere Polluce secondo il suo bisogno facendo il muro e altre cose a sue spese. Item che la gorga dell’Aiola della valle sia de messere Polluce, e li duoi saletti sopra la fonte de Cagno siano de messere Castore. Item che la calcina che hoggi è in essere se adoperi per il bisogno dell’uno e dell’altro, e così il lavorio che è in essere. Item che a tutte le predette cose non possano mai per alcun tempo contravenire tanto messere Castore quanto messere Polluce e loro heredi, e nascendo differentia alcuna tra essi per qualonche causa e in veruno tempo per occasione della divigione fatta tra loro, si delle cose passate come presenti e future se remettano in duoi homeni da bene da eleggersi comunamente etc. e l’uno e l’altro de loro si debbiano sotto scrivere nel presente foglio insieme con noi, e poi farne instrumento publico: - Io Niccolo Confidato dico e confermo quanto di sopra: - Io Ascanio Tiani confermo quanto di sopra: - Io Durantino sopradetto confermo quanto de sopra: - Io Castore Duranti mi contento di quanto de sopra: - Io Polluce mi contento di quanto de sopra: -"

A breve commento di questo atto costatiamo la grande importanza attribuita da Càstore e Pollùce ai libri di legge e di medicina che, a quel tempo, oltre ad essere stampati in un numero limitato di copie, avevano anche dei costi molto onerosi; e proprio questo giustifica l’accordo raggiunto in merito all’uso dei testi da parte degli stessi e dei loro figli a seconda delle rispettive necessità. In secondo luogo si coglie il valore dato agli animali, quali muli, vacche, cavalli, pecore, capre e maiali, sia ai fini del mero sostentamento che a quelli del loro utilizzo nei lavori agresti e nel trasporto di merci e persone. Ritroviamo poi nomi di luoghi come "Colcigli" o "Sparagaia" tuttora presenti nella toponomastica locale, oltre a cognomi appartenenti ancora oggi ad alcuni nostri concittadini. Singolare è anche la menzione di una "calcina" e di una "gorga" situata ai margini del fiume Feo presso l’attuale "Valle Bassa" di Gualdo.

Con la divisione, infine, vengono risolte problematiche inerenti gli accessi ad alcuni locali delle rispettive abitazioni e al pagamento di debiti per opere prestate nei poderi ereditati, o per altre attività. Il tutto a testimonianza di un mondo che seppur lontano negli anni appare più vicino a noi di quanto avremmo mai potuto immaginare.

 

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