L'ECO del Serrasanta

 

N. 23 - 2 dicembre 2001

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Gualdo Tadino

OSPEDALE COMPRENSORIALE

I nodi al pettine


Mentre da tempo si sono iniziati a scandire i tempi per la realizzazione della nuova struttura ospedaliera di Branca, che si assicura pronta entro il termine di quattro-cinque anni dalla data del conferimento dell'appalto, avvicinandosi la fine dell'anno si registra che ancora il comune di Gubbio non ha adottato la delibera per modificare il Piano Regolatore Generale, con trasformazione della destinazione d'uso dell'area su cui dovrebbe sorgere il complesso, nonostante i sei mesi trascorsi dalla ... quadratura del cerchio.

Non ci addentriamo in ipotetiche fantasticherie sui "perché", né raccogliamo la provocazione di presunti ripensamenti sull'ubicazione della struttura, ma ci limitiamo a registrare il fatto. Come pure registriamo che l'adesione del comune di Gubbio all'ESA, nonostante il trascorrere dei mesi, gli impegni e le assicurazioni, sembra marcare il passo; alla faccia del rilancio del comprensorio!

Tornando al problema ospedale registriamo un altro fatto: abbiamo già dato notizia della restituzione alla collettività della struttura dell'Ospedale Calai (grande ospedale per una piccola comunità, come è stato definito in quella circostanza dagli oratori di circostanza), e che è stato dotato anche del nuovo servizio di "dialisi".

Il comunicato stampa del Comune, emesso per la circostanza, riferisce di una riunione delle organizzazioni sindacali in cui "sono emersi dubbi e preoccupazioni da parte di tutti gli operatori in merito al destino professionale, al mantenimento del posto di lavoro..."; in altri termini gli operatori che erano stati i primi a "tifare" per la soluzione comprensoriale dei problemi di difficile convivenza con Foligno (o che non si sentivano gratificati di operare in un ospedale come il Calai), hanno scritto ai politici (sindaco e assessore regionale) "venuti a conoscenza dei criteri attraverso i quali è stato composto il comitato che dovrà monitorare il percorso di realizzazione dell'intervento del progetto fino alla realizzazione della struttura, poiché è sembrato scarsamente rappresentativo sia degli operatori del presidio di Gualdo Tadino, sia della cittadinanza gualdese, è parso opportuno che tale comitato debba essere modificato con l'integrazione di rappresentanti medici e del comparto, così come è stato per il Presidio di Gubbio".

In altri termini si rivendicano spazi, di rappresentanza (per ora) sui quali altri hanno già messo le mani, che in prospettiva sono destinati a diventare rivendicazione di spazi-posti-lavoro. I primi nodi vengono al pettine; infatti nei disegni programmatori della Regione la realizzazione di un unico ospedale (riducendo a n. 200 posti letto l'attuale dotazione dei due presidi che raggiunge i 400), ai fini della riduzione dei costi di gestione, si tramuterà in un organico nel quale non tutti gli operatori attuali delle due strutture avranno il loro spazio; e chi andrà sotto le ruote non saranno certamente i residenti nel comune dove sorgerà la nuova struttura. E finire a Umbertide (che l'assessore non chiude) o a Città di Castello non è una prospettiva appetita. E' iniziata l'era dei ripensamenti?

Ovviamente non sono mancate le assicurazioni di circostanza: qual è del resto il politico che non dà assicurazioni? Poi a tempo debito si vedrà come non sarà possibile mantenerle.

 

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