L'ECO del Serrasanta |
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Opinioni |
Il papa di San Facondino e la perfida Albione di Luigi Gaudenzi Non è solo un modo di fare, una sottile ironia, una debolezza (Schwachheit, dicono i tedeschi ...), un atteggiamento di maniera o un'ostentazione di un vuoto esibizionismo. NO: è proprio un emergere di un contenuto duro e spigoloso che nessun velo formale e nemmeno il più consistente spessore ipocrita riescono a mascherare. Un'arroganza sottile e sprezzante che quasi sempre ferisce colui a cui è diretta. Parliamo (riparliamo ...) di un malcostume della civile Albione, quella terra che parte dalle bianche scogliere (da cui il nome ...) e va verso il nord. Cioè dell'Inghilterra, della Gran Bretagna, matrigna illegittima - diremo poi perché - della cosiddetta civiltà anglosassone, massimalista e puritana, regina saldamente regnante anche negli Stati Uniti, in Canadà, in Australia, Irlanda, Nuova Zelanda, ecc. Due gli episodi, ultimi di una sequela secolare senza soluzione di continuità di cui l'Italia è stata una vittima ricorrente, sinceramente non sempre candida e incolpevole. Il primo: l'attacco alle forze armate italiane. Un certo Nigel Bechtold, un piccolo Carneade politico del Sussex, in un articolo di spalla della terza pagina dell'Herald Tribune dell'altro ieri e riportato, con una nota critica e vagamente biasimativa, bontà sua, anche dal The Times, così dichiara: (letteralmente) "Non invitate gli italiani in Afghanistan. Non contateci più di tanto. Essi saranno fortemente condizionati da forze estremiste massimaliste e forcaiole, scomposte, irate e irose, totalmente mosse da sentimenti antiamericani di antica datazione e non dall'amore per la pace ...". Alcuni, quelli che contano veramente, la pensano evidentemente come questo cacasenno o, quantomeno, si comportano come se lo pensassero. Il secondo episodio costituisce infatti la riprova del primo ed è la riunione semiclandestina e ristretta tra Francia, Inghilterra e Germania ben fornite anche loro, checché ne dicano, di frange massimaliste, forcaiole, scomposte, irate e irose. Un fatto gravissimo quest'ultimo, considerato che dovremo, in avvenire, convivere in un consesso di nazioni a parità di diritti e doveri, possibilmente felici e contenti. Tutti insieme, anche se non appassionatamente. Da dove viene questo ceppo, questo maledetto chiovardo mentale ancora così marcato nei discendenti anglosassoni, per altro civilissimi, all'avanguardia del progresso, compatti nel difendere le loro prerogative, amanti delle arti, della cultura e del progresso, maestri guida nella tecnologia, nella ricerca e nella economia mondiale, uniti nella libertà e gelosi dei suoi valori? Risaliamo all'anno 430 d.C. quando gli Angli, una tribù germanica dello Schlewing, decise d'invadere la Britannia e prese a braccetto i vicini Sassoni: una tribù potente, organizzata e manesca del nord dell'Elba, dedita alla guerra, aggressiva e razzista (il loro nome deriva da sahs: spada corta ...). Gli Angli-Sahs dividevano gli umani in quattro categorie non intercomunicanti: i nobili, i liberi, i coloni semiliberi e i servi. Il nobile era nobile, il servo era servo, pane al pane. Dopo più di cento anni, un Papa li convertì al cristianesimo. E qui, con grande piacere, incontriamo una vecchia conoscenza, una presenza miliare nella storia di Gualdo Tadino: quel Papa era Gregorio I° Magno. Fu il Pontefice che nel 598 scrisse a Gaudioso, Vescovo di Gubbio, invitandolo a convincere i Tadinati ad eleggere l'eremita Facondino quale successore dello straordinario Vescovo Gaudenzio morto quasi 100 anni prima. Ebbene, questo grande Papa non riuscì, nonostante una quantità di graticolate e colpi di scure, ad evitare che quella civiltà di testa ma povera di cuore si perpetuasse sino ai giorni nostri. Non riuscì ad estirpare dalle loro zucche quella maledetta forma mentis: ("... non possiamo permettere nella SS Santità di Nostro Signore che in Britannia queste Genti possano usare, o considerare come schiavo, o come inferiore, o come abbietto, un suo simile umano cagionando a questo grandi sofferenze " (J.Kromayer: Romas Kampf um die Weltherrschaft).. Civiltà con la quale ora dobbiamo vivere e convivere, allacciare rapporti di libero commercio, di ampia e totale cooperazione e fratellanza in una simbiosi che pretenderà, senza ambiguità e sotterfugi, un suo ma anche un nostro adeguamento. " Eva, defatti partorì Caino, doppo je nacque Abbele e er resto poi lo sapete benissimo da voi. Un giorno, in una brutta circostanza, Caino ner passà da la foresta trovò er fratello, je spaccò la testa, e così cominciò la fratellanza " (Trilussa).
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