L'ECO del Serrasanta

 

N. 22 - 18 novembre 2001

Pro Tadino Prima pagina Edizioni Sommario

Territorio

PEPPINO LUPINI RICORDA

Alcuni di quelli che vennero al nord


Nel gennaio 1945 un plotone di patrioti mi seguì al fronte della linea gotica; ecco il ricordo della vicenda umana di alcuni di essi:

Giovannino: vice comandante del plotone dei patrioti volontari al fronte della linea gotica, mio grande amico, lo imposi come vice anche nel Comitato di Liberazione. Quando il 27 gennaio 1945 fui arrestato e minacciato di processo per aver rifiutato di salutare il Re e di mettere le stellette, Giovannino, armi in pugno, rifiutò l'ufficiale nuovo comandante, finché dopo una notte convulsa il comando inglese ordinò di perdonarmi. Fu l'animatore dell'eroico comportamento del reparto.

Mario Giombetti: patriota e volontario al fronte, molto coraggioso. Fanatico del bel vestire, si era ritagliata dal sarto la divisa militare. Nel marzo del 45, fu con la pattuglia sorteggiata per compiere una pericolosa azione, arrivare di notte fino al caposaldo tedesco e svolgere una grande sparatoria per provocare la reazione tedesca. La sera precedente, quando gli illustrai la fotografia aerea, notammo il grande fosso di scolo delle urine intorno alla letamaie; Marietto si portò una coperta di lana che distese nel fosso, perché guai a sporcarsi la divisa. Prima dell'alba, mentre in silenzio tornavamo al nostro caposaldo distante un chilometro, felici che il fosso ci avesse salvato la vita dalle mitraglie tedesche, a metà strada eravamo fermi ognuno vicino ad un albero di gelso perché i tedeschi avevano lanciato dei bengala al fosforo che illuminavano a giorno, il nostro Marietto notò il gelso pieno di galline faraone, che impaurite erano tutte radunate lì sopra. Cose da pazzi, con il suo mitragliatore sparò nel mucchio incurante di essere scoperto!

Meno Bebi: non era patriota, ma disertore dell'esercito, venuto volontario con altri cinque. Mi diceva che, se mi salvavo, era per merito dei disertori più che dei patrioti che, non avendo mai fatto la guerra se la facevano sotto, tanto che tre di loro presi dalla paura vollero tornare a Costacciaro. Arrivati al fronte e assegnati al caposaldo Bastogi, venne un ufficiale inglese di collegamento (ogni decisione importante la prendevano loro). Meno Bebi senza timore lo affrontò deciso: - Questo caposaldo è quasi raso al suolo, si regge una sola camera a forza di travi di puntello, non ha un metro di trincea e nessun carro armato; voi vi davate il cambio ogni due giorni con i canadesi, e noi soli lo dobbiamo tenere per 20-25 giorni? L'ufficiale rispose: - Siete volontari di retrovia! Al che Meno: Però vogliamo almeno spaghetti e pomodori. - L'inglese si mise a ridere e disse che le razioni di gallette e bidoni di prosciutto e salmone venivano confezionate in Canada per tutta l'8 armata di circa un milione di soldati. Meno Bebi allora rispose che tornavamo indietro a 3 km nella casa di rincalzo. Era così calmo e deciso che l'ufficiale s' impressionò e disse che per noi avrebbe comperato gli spaghetti a Napoli, eccezione che era stata fatta solo per gli indiani, che per due mesi vollero carne di capra, rimediata in Egitto. Quest' ufficiale era coraggioso e spavaldo e venne da solo a visitare la prima linea. Si avvicinò a un soldato e con aria di sfottimento gli accarezzò la guancia non rasata domandando se ci avessero fornito la razione di lamette da barba. Meno Bebi scattò, seguito da Giovannino; presero l'ufficiale per il bavero e gli dissero che lo avrebbero ucciso e seppellito, o meglio ancora legato davanti la casa dove le mitragliatrici tedesche sparavano in continuazione. Eravamo quasi alla fine del turno di prima linea e Meno Bebi chiese il permesso di andare in cantina Una sera con Leonello, trovato un brocchetto di ferro smaltato, si avventurarono e al mattino invece di rientrare erano sulla porta aperta completamente ubriachi, mostrando il brocchetto pieno di vino nero.

Balduccio: disertore e volontario era sempre calmo, a Bastogi stava sdraiato dietro il muro di fronte al pollaio occupato da tedeschi e repubblichini; disse che lui sarebbe morto, ma anche i primi due che fossero usciti. Non si mosse mai, non disse una parola fino al mattino che si mise a ballare per lo scampato pericolo. Ho sempre un rimorso: lui che parlava così poco, mi chiese di portarsi a casa il cappotto militare perché non lo aveva; ebbi paura poiché già tre cappotti li avevo segnati come smarriti al fronte. Mandò tutti i soldi della decade alla moglie Elise e quando il quindici giugno vicino Padova ci congedarono, dovette aspettare che il cognato Checco gli spedisse i soldi per il treno. Era tanto riservato che non mi chiese mai un prestito. Dopo pochi mesi dal congedo, partì per le miniere del Belgio.

Palmiro Giombetti: giovane, non ancora militare, nel 1944 fu sbandato e renitente alla leva del governo di Salò per arruolarsi come volontario con il gruppo di 11 di Costacciaro che raggiunsero la linea gotica. Il 27 gennaio, per le ferite riportate al caposaldo Bastogi, rimase cieco, senza tanti lamenti. Un autentico esempio dieroismo.

Luigi Petrini: disertore e volontario alla linea gotica. Abitava in Via Boldrini, era il colono dei Rafoni. Lo ricordo come fatto curioso: appena arrivati al campo di riposo di Ravenna, già tutto attrezzato con tende, pagliericci e latrine, si mise a gridare: guardate! Gli inglesi ci hanno lasciato anche rotoli di carta per fare le sigarette a mano. Non aveva mai visto la carta igienica.

 

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