L'ECO del Serrasanta

 

N. 22 - 18 novembre 2001

Pro Tadino Prima pagina Edizioni Sommario

Letture

 

Viaggiando viaggiando

di Sandra Costantini


09chetusia.jpg (13428 byte)DAVID GROSSMAN, "Che tu sia per me il coltello", ed. Oscar Mondadori, 2000

Da qualche tempo ormai le vetrine delle librerie sono invase da testi sull'Islam, l'ebraismo, la Jihad e tutto ciò che riguarda il pensiero di popoli che tanto stanno influendo nella nostra vita quotidiana. A volte sono un po’ scettica, penso sempre alla tecnica ormai vincente del dare alle tragedie un valore commerciale, e tutto ciò mi infastidisce molto. Ma come tutti, credo, anche io alla fine mi sono lasciata guidare verso lo scaffale di libri di letteratura ebraica e musulmana. Ed è successo un fatto un po’ strano: è come se il volto un po’ antico della donna in copertina mi chiamasse e mi invitasse alla lettura. Sono così rimasta coinvolta in un libro affascinante, scritto da uno dei più grandi scrittori israeliani, una raccolta di uno scambio epistolare tra un uomo ed una donna. Fin qui niente di speciale: ma non si tratta di semplici lettere d'amore o di amicizia, ma di qualcosa che va al di là di entrambe. Myriam e Yair, i due protagonisti, si videro un giorno per caso all'uscita della scuola, sotto la pioggia, i loro sguardi si incrociarono, e come accade spesso anche solo da uno sguardo, le loro anime si sono aperte l'una all'altra. "Fin dal primo tuo sguardo, scrive Yair, ho avuto la forte sensazione che qualcosa di te appartenesse a me, e come se il tuo sguardo, un po’ sofferente, mi chiedesse aiuto, facendomi passare dall'ombra alla luce. Mi piacerebbe darti qualcosa che altrimenti non saprei a chi dare". Le suppliche di Yair commuovono o forse incuriosiscono Myriam, e tra loro inizia una corrispondenza in cui l'anima "si lascia vivere, si lascia sentire, si lascia sbagliare". Un rapporto impudico di confidenze di anima e corpo, dove ciascuno di loro, con gran coraggio, rivela all'altro cose che mai avrebbe avuto il coraggio di rivelare neppure a se stesso. "Al diavolo le leggi della natura e della società, scrive Yair, che impongono ad un'anima di accontentarsi della propria esistenza, racchiusa nella propria pelle. O sepolta nel pozzo." Finché lei, Myriam, sente il bisogno di incontrarlo, di telefonargli e sentire la sua voce reale "la voglia che per una volta, un uomo osi togliermi i vestiti e guardi con me cosa ho, laggiù, e di cosa sono fatta. Non sono solo nuda in quel punto, sono svelata. Strano, ora mi è difficile rinunciare a questa voglia che grida da tutti i pori". Yair ha paura, e l'abbandona. Sotto la pioggia, come il giorno in cui si erano visti per la prima volta. Forse è un sogno, un'illusione troppo grande voler essere così realmente vicini ad un altro essere umano, scoprirlo e scoprirsi per poter realmente comunicare?

 

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