L'ECO del Serrasanta

 

N. 22 - 18 novembre 2001

Pro Tadino Prima pagina Edizioni Sommario

Speleologia

 

Notiziario del Gruppo Speleologico


Il Gruppo Speleologico Gualdo Tadino ha partecipato, dal 1 al 4 novembre, al Meeting Internazionale di Speleologia "2001 Odissea nel Còrchia", che si è tenuto a Seravezza, in provincia di Lucca. Ben 20 gli speleologi gualdesi che hanno raggiunto la Versilia ed hanno gestito, come ormai consueto in queste occasioni, un attrezzato stand gastronomico, offrendo agli oltre 3000 partecipanti alcune specialità caratteristiche della nostra zona (perfino i "maccheroni dolci", che suscitano in molti una diffidente curiosità, o graditissimi assaggi di "barbozza" in graticola).

Immancabili alcuni oggetti del più tradizionale artigianato gualdese, la ceramica, che negli anni sono diventati un segno di distinzione per il nostro Gruppo da parte degli speleologi del resto d’Italia.

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In ottobre sono stati stampati a Trieste gli Atti dell’Incontro Internazionale di Speleologia "Bora 2000", convegno che nello scorso anno ha visto la partecipazione del nostro Gruppo, assieme a 3120 speleologi di tutta Italia e di Austria, Bosnia Erzegovina, Canada, Croazia, Francia, Germania, Messico, Polonia, Romania, Slovenia, Spagna, Svizzera, Ungheria. Due i lavori presentati dal Gruppo Speleologico Gualdo Tadino (a cura di Piero Salerno, Mara Loreti, Euro Puletti, Vittorio Carini): "Il complesso minerario della Cava del Ferro (Appennino Umbro – Marchigiano, Perugia)" e "Gli arbusti della flora carsica del Parco Naturale del Monte Cucco e della montagna di Gualdo Tadino (Perugia - Umbria)".

Il primo, dedicato al ricordo del prof. Giampaolo Moretti, insigne entomologo dell’Università di Perugia, apre, forse non casualmente, l’importante pubblicazione: esauriente e ben documentato, con ricchezza d’illustrazioni, ripercorre la storia della Cava del Ferro e della breve avventura siderurgica della Gualdo di metà ottocento, poi della recente scoperta della Grotta della Miniera 106 UPG e delle vicende susseguenti, inquadra gli aspetti naturali e la dislocazione dell’area interessata, descrive le cavità ispezionate, infine prende in esame la fauna osservata e studiata all’interno di queste cavità, in gran parte artificiali, con particolare riguardo ai tricotteri, insetti di difficile classificazione che trovano nelle grotte un ambiente ideale per la loro riproduzione. Il secondo lavoro, elaborato con altrettanta precisione, con puntuale documentazione, ricco di suggestive immagini realizzate dagli autori, fa il punto sulle conoscenze speleobotaniche della zona che va dal monte Catria al monte Penna, con particolare riguardo alle specie arbustive, sovente rare e di notevole importanza geobotanica (come il Cytisus decumbens, prima segnalazione per l’Appennino umbro marchigiano, o l’uva orsina, solitamente specie artico-alpina), dopo un excursus sugli aspetti geografici e geomorfologici del nostro Appennino. L’interessante studio si conclude con una citazione da Castore Durante (Herbario Nuovo, 1585): "Cetera quae libro non describuntur in isto ipsa suo arcano Natura reserbat in horto ...", la natura nasconde nel suo misterioso orto le specie non ancora descritte nel libro.

 

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