L'ECO del Serrasanta |
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Paura di volare di Sandra Costantini "Crearsi un varco di speranza nel buio cammino della guerra". Sono parole che fanno riflettere, che possono anche sembrare banali, ma quanti di noi sperano realmente in una soluzione al problema, quanti di noi credono con tutto il cuore alla grandezza del genere umano e delle enormi potenzialità positive in esso racchiuse. Vorrei raccontare la mia piccola esperienza, in un periodo di buio e tristezza per tutto ciò che sta accadendo a pochi passi da noi, e dentro di noi. Il rischio più grosso di questa guerra, il terrorismo subdolo è quello di farci avere paura anche di chi ci sta vicino, di chi ci sfiora solamente con uno sguardo, è la paura di ricevere una lettera per posta, bere acqua o mangiare cibo contaminato, spostarsi, usando i grandi mezzi di trasporto come treni o aerei. Paura di volare. Sono partita con il terrore nel cuore, e credo anche nello sguardo, in Romania, un paese tranquillo, eppure l'aereo è atterrato all aeroporto di Bucarest proprio quando a poche centinaia di chilometri un altro aereo precipitava nel mar Nero. Ho sorvolato le montagne della Bosnia testimoni di atroci sofferenze, ho visto dall'alto paesi isolati lungo i fiumi o le poche vie di comunicazione, ed ho riflettuto molto sulla tristezza e la solitudine dell'uomo. Eppure, anche in mezzo a tanta sofferenza, ho trovato un varco, una grande speranza che mi ha fatto superare ansie e paure. Incontrarsi con altre persone, scambiarsi idee, modi di pensare, esperienze, ansie e paure ma anche, e soprattutto, gioie e successi. Così un gruppo di circa trenta insegnanti provenienti da ogni angolo d'Europa, con un forte desiderio di sfida e speranza nel cuore, hanno affrontato viaggi, spesso anche avventurosi, per incontrarsi, per porre le basi di progetti di scambio europei, credendo tutti nel valore grande della "comunicazione". Una comunicazione reale, empatica e fiduciosa in un futuro più sereno, una comunicazione basata sulla voglia dei ragazzi di conoscere e conoscersi fino in fondo, accettando le differenze, ed anzi rendendo le differenze momento di ricchezza. Ho così affrontato il viaggio di ritorno, noncurante delle macchine da guerra che mi sfioravano, e delle notizie raggelanti di bombardamenti e massacri, con la fiducia nel cuore, e la sensazione forte della gran voglia di comunicazione e scambio che abbiamo tutti dentro. Siamo tanti a credere che ogni popolo può arricchire l'umanità attraverso la propria cultura, contro quei pochi che fanno la forza di un paese, che non sanno ascoltare né leggere lo sguardo o il sorriso dell' "altro".
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