L'ECO del Serrasanta

 

N. 20 - 21 ottobre 2001

Pro Tadino Prima pagina Edizioni Sommario

Territorio

 

I figli del Parco

di Giuseppe Pellegrini


Con vivo interesse ho letto le risposte del presidente il Consorzio Obbligatorio del Parco Monte Cucco, Emilio Bellucci, intervistato da Ottavio Giombetti, sul n. 18 del 23 settembre, e di vero cuore voglio augurare al presidente che la "scommessa" per unire i comuni della fascia si avveri. Nemmeno oso entrare nel merito delle risposte date dal presidente, anche se, velatamente campanilistiche, sono tappe che da anni i "Figli del Parco" attendono con ansia. Il presidente, da buon amministratore, ha evitato alcune domande, quali: "I patti territoriali", La giusta collocazione della Comunità Montana, mettendo volutamente in evidenza la "mancanza di fondi necessari al funzionamento del Parco".

Vorrei ricordare al presidente che "il patto territoriale per l'occupazione dell'Appennino Centrale, che comprende l'area montana delle province di: "Arezzo, Perugia, Pesaro-Urbino, Forlì e Cesena, ha consentito di avviare un processo di scambio e confronto con l'esperienza di altri 88 Patti Territoriali per l'Occupazione dei 5 Paesi dell'E.U. Questo progetto ha preso avvio sulla scorta di quanto contenuto nella delibera CIPE del 10 Maggio 1995 - dove si legge testualmente: "I Patti Territoriali sono finalizzati allo sviluppo integrato di aree territoriali delimitate a livello sub regionale, costituendo fondamentale espressione del principio di partenariato sociale" - e ha fatto del partenariato e dello strumento della concertazione dal basso la base per la promozione dello sviluppo integrato. Questa scelta, oggi, rappresenta un risultato importante perché il Patto Territoriale ha dato vita ad esperienza e collaborazione e progettualità innovativa alla quale hanno partecipato pariteticamente istituzioni e forze locali in un'area, la fascia appenninica, dove ricade il confine di 4 regioni. La sfida iniziale consisteva nel mettere insieme e far funzionare, attraverso meccanismi democratici e di efficienza, un vasto partenariato capace di superare il vincolo dei confini amministrativi in un'area contigua ed omogenea.

Un partenariato ampiamente rappresentativo di tutti gli interessi in campo, delle forze imprenditoriali, della cooperazione, del sindacato, del no profit, delle Università. del sistema bancario ma anche e soprattutto delle istituzioni locali, dei Comuni, delle Comunità Montane e delle Province impegnate a sperimentare un ruolo nuovo che si aggiunge a quello tradizionale di enti che impiegano le risorse per erogare servizi e realizzare lavori pubblici in enti che, secondo una nuova logica, contribuiscono a produrre nuove risorse agevolando lo sviluppo di attività socio economiche.

Nel raccogliere questa sfida il ruolo degli enti è stato ed è essenziale. L'acquisizione di questa esperienza ha movimentato 346 Miliardi di investimenti ed ha permesso anche la realizzazione di un nuovo patto territoriale: Il Patto Interregionale Verde dell'Appennino Centrale. Il Patto Territoriale dell'Appennino Centrale si è collocato in graduatoria al terzo posto assoluto su un totale di 24 Patti presentati.

Parlare di sociale significa rifarsi ad una visione integrata delle possibili azioni che devono essere messe in campo e che riguardano le politiche della salute, del lavoro, della casa, dell'istruzione, formazione, educazione, della ricerca, cultura e tempo libero, e di quant'altro concorra al benessere della persona e alla prevenzione o rimozione del disagio sociale. Dal punto di vista del metodo si tratta di avviare una logica di programmazione dal basso. Questo impone però un chiarimento di fondo nel rapporto fra Enti Locali e Sistemi Locali da un lato e poteri regionali dall'altro, che sul versante Parco restano comunque gli interlocutori privilegiati. Dovranno pertanto essere chiariti i termini del federalismo regionale il quale dovrà tendere ad un coinvolgimento nelle scelte e nella progettualità dei soggetti pubblici e privati attori nei sistemi locali.

Sig. Presidente, Lei cita testualmente: "tuttavia per la Grotta io non penso alla soluzione "tipo Frasassi" con un turismo di massa indiscriminato, bensì a flussi controllati e qualificati".

Leggo sul quotidiano "Il Giornale dell'Umbria" di Martedì 2 ottobre: "Gubbio - Turismo e convegni sul Cucco". La convenzione per la valorizzazione delle grotte di monte Cucco è stata firmata sabato presso la residenza municipale. E' il frutto dell'accordo tra: "Comunità Montana Alto Chiascio, Università degli Uomini Originari di Costacciaro, da sempre depositari della custodia delle grotte (è una enorme bugia, in quanto, chi si occupa della valorizzazione del Cucco e delle sue Grotte è il CENS, che fa capo a Perugia), e il comune umbro. Il costo 1.800.900.090, con il coinvolgimento del GAL eugubino-gualdese. La Comunità Montana partecipa con 699.000.000. I principi cui la gestione dovrà ispirarsi sono la corretta affluenza alle grotte, il mantenimento degli scopi turistici e didattici, scientifici del sito, la promozione delle attività collaterali alla gestione concreta. E' stata conferita al Comune di Costacciaro la delega a compiere gli atti occorrenti alla progettazione e all'appalto. Il collaudo si prevede per la fine del 2003..... (Il Parco dov'è?)

A questo punto non si tratta di mettere in sintonia i Comuni della fascia, in quanto, in gioco, sono entrati altri soggetti interessati, e, come già si era detto da tempo, la Comunità Montana Alto Chiascio, che notoriamente fa capo al Comune di Gubbio, quali aspirazioni ed interessi avrà in questo contesto? Gli altri Comuni della fascia, come sempre dovranno fare "buon viso a cattivo gioco?".

Come potrà ottenere dai residenti di questi Comuni un'azione imprenditoriale rivolta ad investire in Alberghi, Ristoranti, ed altre attività ricettive, se i flussi turistici saranno qualificati e controllati?

Inoltre, questi flussi, cosi concepiti, non potranno mai arrivare alle 20/30 Mila presenze? (Forse si sta pensando alle famose 1200 lire a persona per tutti i visitatori del Parco). Comunque non si preoccupi per le presenze, in quanto, a Sigillo, sulla: "Spaccatura delle Lecce", e ritornata l'Aquila reale (aquila chrysaetos), che mancava dal oltre cinquant'anni. Sempre a Sigillo, in fondo alla località denominata "Prataloccio", un signore che andava a funghi, ha incrociato cinque lupi adulti. In un giornale locale marchigiano, circa un mese fa, è apparsa una notizia che, se confermata ha dell'incredibile:"sul Catria sono stati avvistati degli orsi,,. La Società contemporanea si vanta di aver realizzato l'annullamento delle distanze e la piena trasparenza delle sue procedure di trasparenza, ma dalla montagna può venire una qualità di eccellenza che, se garantita e controllata, porta sulle mense dei consumatori prodotti di gran lunga vincenti sotto il profilo dell'immagine, della commerciabilità e del valore nutrizionale.

E' questa l'alternativa su cui va costruito il futuro della nostra alimentazione e della montagna come spazio non più marginale ma pienamente partecipe dei destini del paese. Se il futuro saprà ricollegarsi al passato della tradizione di qualità, anche la montagna, i suoi pascoli, il legnatico, e le altre risorse avranno prospettive di grande interesse, con un rilancio economico e occupazionale.

Mi perdoni Sig. Presidente se mi sono permesso di disturbarla.

 

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