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"Beatus vero pater Franciscus ... ad
haeremitorum fratum de Gualdo pervenit ... servum Dei fratrem Favam, qui in antro
speluncae intra montes se recluserat et nimia penitentia consumabatur, beatus pater
Franciscus benignis monitis inde illum eduxit, et sicut carissimum Filium, et secum
reconduxit ...". Lepisodio riportato da FraPaolo da Gualdo (Historia
antiquae civitatis Tadinae) è ripreso da Lodovico Iacobilli
nelle "Vite de Santi e Beati di Gualdo": "...
intorno lAnno 1224 il P. S. Francesco venne a visitare questo Convento ... fu
richiesto da F. Fava a dargli licenza, che potesse dimorare ... à far penitenza solo in
una spelonca sassosa, e profonda, chera nella parte posteriore di quel Monte, e
sotto lEremitorio di Compitella ... ma il buon F. Fava, spinto da troppo desiderio
di penitenza
hebbe à consumarsi. (S. Francesco) andò con li suoi frati à trovarlo,
e lo ridusse à vita commune con gli altri nel Convento ...". La
spelonca in questione è verosimilmente la nostra grotta dellOrnello, unica cavità
praticabile nella zona di Campetella, "sassosa" perché si apre in una parete di
roccia, "profonda" per i suoi quattordici metri di sviluppo, che nei secoli
passati, quando le caverne simboleggiavano il regno del male, erano più che sufficienti
ad incutere timore. Conosciuta da sempre per la facilità daccesso e per
levidenza del suo ingresso, consiste in una galleria orizzontale piuttosto ampia che
penetra nella roccia, finché una parete chiude inequivocabilmente, senza lasciare la
minima speranza di prosecuzioni. Lingresso, ampio, è raggiungibile in breve dal
Pian della Croce, luogo di un fascino particolare, tanto da ispirare leggende (riportate
da don Alessio Bucari Battistelli nella "Bastola",
1902) in cui compaiono Bastola, diavoli, croci scagliate via da forze demoniache:
oggi, al crepuscolo dellultima generazione romantica ed allo sbiadire dei miti, il
posto ospita un profondo pozzo ed unopera di presa per il business degli anni 2000,
lacqua minerale. Non visibile dalla strada, che continua per la Valle del Fonno,
perché nascosta dalla vegetazione, la grotta, che si raggiunge risalendo una breve
china tra rovi e arbusti fino alle rocce (versante di monte Nero), è quasi dimenticata da
escursionisti, speleologi, ciclisti, crossisti e quanti altri passano nei pressi: ultimi
frequentatori sono stati i cercatori di metalli che hanno scavicchiato qua e là
sconvolgendone il fondo, ma di queste attività non esistono documenti, relazioni,
bibliografie, così qualsiasi informazione, preziosa anche se minima, importante anche se
negativa per il reperimento doggetti o altro, va persa per sempre o è affidata alla
reticente memoria del ricercatore. Lo stesso nome della grotta, un chiaro fitotoponimo da
orniello (Fraxinus ornus), ha corso dei rischi: rivisitata e topografata da speleologi
eugubini negli anni 70, fu iscritta al Catasto Speleologico Umbro come "Grotta
II del Partigiano". Dopo la formazione del GSGT, provvedemmo ad inoltrare al Catasto
una richiesta per ripristinare il toponimo originale, prontamente accolta: ma,
curiosamente, confusa con la precedente intestazione, tanto che oggi, negli elenchi
catastali delle grotte umbre, alla n. 473 UPG si trova "Grotta II del Ornello"
(sic). La confusione cresce con il ricordo della storica visita di San Francesco,
particolarmente caro al multiforme ingegno del presidente Giovanni Pascucci,
che per semplificare cominciò ad indicarla come "Grotta di frate Fava", nome
con cui oggi si tende ad identificarla. Del rifugio eremitico di un tempo ora resta la
tranquillità che il posto sa infondere, la luce filtrata dalle foglie degli alberi che si
compenetra con il buio, con quieta armonia, con la gradualità dolce del tempo che passa,
di un dolce tramonto che accompagna fiduciosi al buio della notte.
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