L'ECO del Serrasanta

 

N. 20 - 21 ottobre 2001

Pro Tadino Prima pagina Edizioni Sommario

Cultura

 

La figura di Giovan Diletto Durante, giurista gualdese del Cinquecento

di Fabio Talamelli


03durante.jpg (37840 byte)La sala consiliare del Comune di Gualdo Tadino è finalmente tornata a splendere grazie ai restauri che si sono resi necessari a seguito dei danni provocati dalle terribili scosse sismiche del 1997 e del 1998. Ora, sotto le ampie volte, risaltano di nuovo le meravigliose pennellate con le quali Clodoviro Menichetti raffigurò la celebre battaglia tra Totila e Narsete e dalle alte pareti si affacciano i ritratti di gualdesi illustri che sembrano quasi voler prendere parte attiva alle sedute del Consiglio Comunale, come avveniva ai loro tempi.

Uno di questi personaggi è Giovan Diletto Durante. Circa l’anno della sua nascita non si hanno notizie certe, ma lo si può individuare quasi con sicurezza tra la fine del XV secolo e l’inizio del XVI dato che nel 1529, stando a quanto scritto in un rogito di Gregorio Bartucci custodito presso l’archivio storico notarile del Comune di Gualdo Tadino, egli risulta già sposato con "madonna" Gerolima e padre di quattro figli: Ludovico, Pollùce, Zenobia e Imperia. Da un altro testamento, redatto sempre da Gregorio Bartucci in data 9 giugno 1539, si viene a conoscenza del fatto che parte della sua originaria famiglia era venuta meno (forse a seguito di una delle ricorrenti epidemie di peste che si erano abbattute in "terra Gualdi" durante quei difficili anni); ed infatti non si leggono più i nomi di Imperia e Ludovico mentre appaiono quelli di Castore e Caterina. Castore sarà quel Castore Durante, illustre medico e celebre scrittore di testi tra i quali ricordiamo soprattutto l’Herbario Nuovo; ma questa è un’altra storia ... Eppure la famiglia Durante era riuscita a superare senza lutti la più terribile peste, quella del 1527, che per la miriade di morti provocata rimase a lungo tra i ricordi più tristi delle nostre genti. Di questo drammatico evento ce ne dà notizia proprio Castore Durante nel suo libro "Il Tesoro della Sanità". Al capitolo "Pimpinella" egli infatti così scrive: " ... mi ricordo che la felice, e honorata memoria di M. Giovanni Diletto mio padre, (che oltre a tutte le nobili dottrine havea ancora non mediocre cognitione de i semplici) mi disse, molte volte, che nella grande peste dell’anno 1527 con la pimpinella sola facendone infusione in vino, e col bolo armeno preservò se stesso e tutta la famiglia, ritiratosi ad una nostra villa in Morano, dove è gran copia di questa pimpinella, oltra l’aere teperatissimo che vi è."

Giovan Diletto Durante ebbe il grande privilegio, per quei tempi, di compiere gli studi giuridici presso il prestigioso ateneo perugino ove conseguì la laurea in diritto civile e in diritto canonico (chiamata allora laurea "in utroque iure"). Il conseguimento del dottorato gli permise di ricoprire importanti uffici pubblici nel comune di Gualdo per circa un trentennio e a testimonianza di ciò restano i tantissimi atti consiliari dei suoi tempi conservati presso l’archivio storico comunale. Nel 1529 egli risulta già insignito della carica di gonfaloniere che alternò a quella di membro del General Consiglio e ad altre ancora fino a tutto l’anno 1560; fu in questa data che decise, infatti, di ritirarsi dalla vita pubblica, sostituito più che degnamente dall’altro suo figlio Pollùce anch’egli dottore in legge come suo padre e immatricolato nel collegio dei notari gualdesi in data 8 dicembre 1544 (come si evince da un rògito di Simone Scampa del 1544).

Vi è però un episodio molto singolare che meglio di tante parole può far comprendere appieno la fama e la stima di cui godette Giovan Diletto Durante presso i suoi concittadini. È narrato in un atto, collocato nel volume Consigli e Riformanze n.18 datato 1564 marzo 5 e conservato nell’archivio storico comunale di Gualdo Tadino, il quale testualmente dice:

"Che Magnifico Giovanni Dilecto semper in absentia domini Polluce suo figlio debbia venire al conseglio.

Magnifici segnori quelli che considerano et hanno recto iuditio vedono quanto da certi tempi in qua sia questo generoso conseglio peggiorato et questo non procede da altro si non per le gare et che non si attende al bene pubblico come si dovrebbe et è stato sempre fatto per il passato, onde mi pareria che avendo noi vero Magnifico Giovanni Diletto persona così dotta et discreta et de età matura hora et ad ogni altro tempo che magnifico Polluce suo figlio quale è del conseglio sarà absente possa, anzi debbia in ogni modo intravenirci il detto messer Giovanni Diletto et sia pregato per parte di tutto questo pubblico passando questa che debbia venire al conseglio et consultare et rengare come si parerà espediente et facendosi questo le cose della comunità anderanno molto meglio perché si metterà de banda l’invidie, l’inimicitie et le gare che hoggidì se vedono in questo conseglio, però passati questa poliza da me sarete lodati.

Misso solemni partito obtentum fuit per vota favorebilia 33, in contrarium vero 14 non obstantibus."

Ma Giovan Diletto Durante ricoprì anche altre ed ancor più significative cariche pubbliche per le quali dovette anche lasciare la città natale: ricordiamo, su tutte, la sua appartenenza alla Curia pontificia e l’ufficio di uditore del legato ecclesiastico in Perugia che occupò nel 1548.

A proposito di questa data Ruggero Guerrieri ci narra nella sua "Storia civile ed ecclesiastica del comune di Gualdo Tadino" che "Durante il seguente anno 1548, nel quale Papa Paolo III di nuovo soffermossi in Gualdo ospite della nobile famiglia Bongrazi, erasi sempre più inasprita la vertenza tra Gualdesi e Fabrianesi per i confini territoriali. La stessa, divenuta infine gravissima e inconciliabile, dalle due città contendenti, desiderose di addivenire finalmente ad uno stabile accordo, fu portata davanti ai Giudici e ciò, per quanto si riferisce a Gualdo, con deliberazioni prese il 9 e 21 settembre1549. In tale occasione, i Gualdesi elessero a propri patrocinatori e rappresentanti, i due noti giureconsulti e concittadini, Giovan Diletto Durante e Niccolò Moroni, unitamente a ser Prospero di Piero Muscelli, Notaro Gualdese." Tutto ciò, ancora una volta, a riprova della grande considerazione di cui il Durante godeva nel suo paese.

Era l’anno 1565 quando egli morì. Stando a quanto ci racconta lo stesso Guerrieri, sembra che il suo corpo venne sepolto nella chiesa del convento di Santa Maria Annunziata dei minori osservanti (convento a noi più familiare con il nome degli "zoccolanti") dove egli in precedenza si era fatto costruire la tomba: tutto ciò, se prendiamo per vero quanto scritto dal notaro Prospero Muscelli in un rogito datato anno 1531, mense augusti, dove si parla appunto di tale "sepulcrum".

Un altro atto notarile del 27 ottobre 1565 e scritto da Mauritio di Bartolomeo Vittori ci informa invece che"post officium mortuorum solemniter celebratum ad salutem anime bone memorie magnifici et excellentissimi utroque jure doctori domini Joannis Dilecti de durantibus" i figli Castore e Pollùce si impegnarono ad offrire un giulio o un paolo d’argento per l’altare maggiore della chiesa di San Benedetto, al fine di esaudire quella che era stata l’ultima volontà espressa dal loro amato padre come riportata dal notaro Evangelista Confidati nel testamento del 12 aprile 1561. Infatti in esso si afferma, infine, "Item reliquit pro canonica portione et ultimo iudicio solidos quinque"; come pure di "solidos quinque seu plus, offerendos in altare maiori dicte ecclesiae Sancti Benedicti", parla anche il rogito del 1565 poco sopra menzionato. La notizia di questa offerta fatta per l’altare maggiore della chiesa di San Benedetto è di notevole importanza in quanto ci fa presumere che Giovan Diletto Durante fosse in qualche modo legato alla Confraternita del Corpo di Cristo o del Sacramento la quale aveva sede, appunto, presso l’altare medesimo, sebbene nessun atto in nostro possesso esprima chiaramente una tale appartenenza.

La fama di Giovan Diletto va imputata soprattutto alla stesura di un’opera intitolata "De arte testandi et de cautelis ultimarum voluntatum", meglio conosciuta come la "Cautela Gualdense". Questo libro ebbe grande celebrità tra i giuristi dell’epoca, e non solo; stando infatti alle parole del Guerrieri " per lunghissimo tempo, fu testo indiscusso nelle scuole di giurisprudenza e nella pratica giuridica", tanto che numerosissime furono le edizioni che si susseguirono negli anni, fino addirittura all’inserimento del testo per la sua interezza in raccolte di trattati di giurisprudenza edite anche in città straniere quali Colonia, Lugano, Francoforte.

(continua)

 

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