L'ECO del Serrasanta

 

N. 19 - 7 ottobre 2001

Pro Tadino Prima pagina Edizioni Sommario

Gualdesità

 

Presentato il diario di guerra di Domenico Tittarelli

di Mauro Mancini


05diario.jpg (17802 byte)Sabato 22 settembre, alla presenza di un numeroso pubblico, presso la Sala Salviati della Rocca Flea, è stata presentato il diario di Domenico Tittarelli che l’autore stesso ha voluto titolare "La mia vita militare". Luca Baldinucci, il giovane storico gualdese che ne ha curato l’edizione per conto dell’Istituto per la Storia dell’Umbria Contemporanea, con il suo lavoro ci ha permesso di conoscere veramente questa figura eroica di "cittadino", prima ancora che di partigiano. Di Domenico Tittarelli sappiamo un po’ tutti che era un tenente dell’esercito, che durante la seconda guerra mondiale ha combattuto prima sul fronte francese, poi sul fronte balcanico e, dopo l’8 settembre, è stato tra gli organizzatori del nucleo di resistenza al nazifascismo a Gualdo Tadino, che è morto nel 1945 combattendo la guerra di liberazione e che a lui è stato intitolato un edificio scolastico.

Tittarelli, ci ha ricordato il professor Tosti dell’Università di Perugia che insieme alla professoressa Porcaro, sempre dell’Università degli studi di Perugia, hanno presentato l’opera, è una figura di resistente che nella storiografia ufficiale, a torto, non è stata messa in particolare risalto. Questo perché, dopo la liberazione, la necessità di dividere il mondo in due categorie, da una parte i cattolici, dall’altra i comunisti ha portato la storiografia ufficiale, protesa a creare modelli secondo schemi ideologici, a mettere in ombra chi non era inquadrabile dentro una di queste due categorie, questo è il caso di Domenico Tittarelli, cattolico e socialista. Comunque al di là del Tittarelli eroico combattente, leggendo il diario sono stato catturato dal Tittarelli uomo, che in una situazione di estrema incertezza morale, sociale, politica, non ha perso mai la rotta; nei momenti di dubbio e di perplessità, tre valori fondamentali hanno sorretto le sue scelte: l’amore per la patria, la fede cristiana, l’ideologia socialista.

Il diario ci consente di conoscere la sua vicenda umana che in molti tratti diventa vicenda sociale di un gruppo di giovani che si sono trovati a vivere il travagliato periodo della seconda guerra mondiale. Domenico Tittarelli era un militare per scelta e per vocazione, ma non era certo uno che amava la guerra, dalle pagine del suo diario traspare la continua attenzione e preoccupazione per le sorti degli uomini a lui sottoposti, l’attenzione e la preoccupazione per la popolazione civile costretta a subire la guerra.

Ecco la condizione degli italiani sfollati: "Scendendo verso la stazione, quale spettacolo triste e commovente! Uomini e donne di ogni età e di ogni condizione, parte a piedi, parte sui carri o in calesse, si avviavano alla volta di Ulzio per dirigersi verso l’interno. ... Traspariva dai loro volti una tristezza arcana. Chissà quanti cupi pensieri nelle loro menti, quanto dolore nell’animo nel lasciare la casa natia e con i campi i frutti di tanto lavoro!". Ecco cosa pensa dei nemici che lui ha bombardato: "...Come mi sembrava barbara e crudele la guerra! Quante vittime innocenti si aggiungono a quelle di milioni di combattenti, innocenti anch’essi perché nulla di male hanno fatto per meritarsi un sì tragico destino: quello di uccidersi gli uni contro gli altri! Pensai alle donne, ai vecchi, ai bambini ... Quante saranno state le vittime, quante persone mutilate, ferite, per causa mia? E avrei voluto essere io l’autore di tanta infamia?"

Nel diario, che si sviluppa dal 1939 al 1945, sono narrati gli avvenimenti della guerra e della Resistenza ma l’incalzare degli eventi non offuscano la sensibilità di Nino, non gli fanno distrarre l’attenzione dall’uomo, di cui sa cogliere gli aspetti più spontanei e veri che si esprimono anche nei momenti di tragica quotidianità e ne allentano la tensione. Ecco come nel 1941, quando è in licenza a Napoli per sostenere un esame all’Università e si deve rifugiare in uno scantinato per sfuggire ai bombardamenti, ci presenta i rifugiati: "La gente, forse perché questo è il temperamento napoletano, è talmente irritabile che per un nonnulla strepita e grida. C’è chi piange, ma c’è anche chi ride. Sono le allegre brigate di giovani, di ambo i sessi, in maggior parte studenti, che scherzano, ridono e con la scusa di andare a fumare di nascosto qualche sigaretta, si appartano nei punti più oscuri e, scherzando, scherzando trovano la maniera di divertirsi".

Nino è un militare, è un ufficiale istruito dal regime fascista, ma i valori, quelli veri, che gli sono stati trasmessi dalla famiglia e dai Salesiani rimangono radicati nel suo animo e, malgrado le leggi razziali volute dal fascismo, guarda con occhi di commiserazione gli ebrei costretti a fuggire dalle terre croate presidiate dai tedeschi "... e trovare un più sicuro asilo nelle zone controllate dalle truppe italiane".

L’esperienza di vita di Nino, che appare dalla lettura del suo diario, ci ha fatto ancora una volta capire che ciò che fa di un uomo un eroe non sono lo sprezzo del pericolo e l’ardimento, ma sono i saldi valori morali e la coerenza personale.


Mauro Mancini può essere contattato all'indirizzo Email mauromancini@protadino.it.

 

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