L'ECO di Fossato di Vico

 

N. 18 - 23 settembre 2001

Pro Tadino Prima pagina Edizioni Sommario

Fossato di Vico

 

Parere favorevole della Soprintendenza per il restauro delle Rughe

Due miliardi per il recupero del Centro Storico

di Ottavio Giombetti


Forse questa è la volta buona. La Soprintendenza ha espresso parere favorevole ed il progetto di restauro delle Rughe è ora esecutivo. L’amministrazione comunale è in grado di procedere all’appalto dei lavori, avendo ricevuto l’autorizzazione della Regione, in quanto il progetto è inserito nelle opere da finanziare con i fondi della ricostruzione del terremoto.

Da quasi mezzo secolo - ne ho sentito parlare fin da quando ero bambino - la sistemazione e la pavimentazione delle Rughe è stato un desiderio dei cittadini del Centro Storico, mai realizzato vuoi per un motivo o per un altro. Ora pare che sia diventato una realtà. Le Rughe infatti, costruite con il borgo cintato del castello dai perugini nella seconda metà del 1200, sono l’aspetto più suggestivo e caratterizzante del Centro Storico ed insieme al Roccaccio ne esprimono simbolicamente la sua funzione originaria: quella di difesa militare. Questo camminamento protetto da archi e da soffitti a tavolato si snoda sinuoso su tutta la parte ovest delle mura castellane come un baco, ovvero una ruga e da quì il nome. I cittadini del Centro Storico vi vedono una passeggiata medioevale, un luogo per mostre ed esposizioni, una sede naturale per negozi di artigianato artistico e per ristorazione, ma dal restauro all’utilizzo il passo non è così scontato.

Intanto vediamo in cosa consiste il progetto, che prevede una spesa di oltre un miliardo. Comprende la viabilità storica intorno alle mura che va dalla Porta Nova al di sopra di San Pietro ed opere di sistemazione al di sotto delle mura nell’area di San Benedetto, per ricavare spazi adibiti a a giardini, verde pubblico, spazi per ricreazione. Il progetto si divide in 3 stralci. I primi due appaltati con l’adeguamento del Municipio vanno dalla torre di entrata fino alla zona PEEP sopra San Pietro e comprendono la pavimentazione del camminamento sotto il Municipio ed il rifacimento delle scalinate interne alle mura. Il terzo va dalla Porta Nova fino alla Torre della Bertesca e consiste nella pavimentazione e nel restauro delle arcate e dei soffitti ed opere di consolidamento e sistemazione a verde attrezzato degli orti al di sotto delle mura. Il costo è complessivamente di un miliardo e 200 milioni. 960 milioni dai fondi del terremoto per le opere pubbliche e riguardano i lavori di recupero del terzo stralcio (900) ed il camminamento sotto il Municipio (60); 220 milioni sono a carico del bilancio comunale per le opere di sistemazione funzionale e riguardano l’impianto di illuminazione e le reti tecnologiche del terzo stralcio (120), mentre 100 milioni sono destinati al rifacimento delle scalinate ed alla sistemazione funzionale del primo e secondo stralcio. Questa è la prima partita nella quale sono state progettati ed in alcuni casi sono in via di esecuzione i lavori per la ricostruzione del terremoto nel Centro Storico; per la seconda partita è stato richiesto un miliardo circa per il restauro della parte restante delle mura, che vanno da San Pietro, al Roccaccio, alla Portella fino alla Porta Nova.

In questo caso non sono stati ancora approntati i progetti. Insieme con la ricostruzione del terremoto dell’84 forse con questo pacchetto sarà completato il recupero strutturale del Centro Storico; pur tuttavia non è detto che la sfida per la rivitalizzazione sia ancora vinta, anzi, i segnali di degrado sono evidenti e non lasciano ben sperare per il futuro. Essi sono legati alla vitalità degli abitanti e soprattutto alla iniziativa politica che si andrà ad attuare. Una impostazione intellettuale rigorosamente rivolta al passato - tanto per intenderci, quella della conservazione dei "muretti a secco" - sarebbe letale e causerebbe lo spopolamento definitivo. Sono le persone a vivere e non le pietre. Il Centro Storico è un centro di vita dove le persone hanno esigenze e bisogni legati all’attualità ed alla modernità dei tempi e non un remake del passato, un museo dove il tempo è inciso nelle scartoffie degli archivi e scorre immutabile, incurante delle persone che ci vivono. Ci si deve adeguare al vivere di ogni epoca, conservando fondamentalmente le caratteristiche storiche ed architettoniche, ma mutandone gli aspetti secondo le esigenze di vita degli abitanti. In questo senso è urgente redigere un piano di attuazione che selezioni gli edifici e gli spazi di valore storico ed architettonico, nei quali sia previsto il restauro conservativo con tipologie, infissi, tecniche e materiali conformi all’epoca di costruzione e che individui le costruzioni e le aree in degrado, dove occore un recupero funzionale con le tipologie, gli infissi, i materiali, le tecniche di costruzione adeguate all’epoca in cui viviamo. Sebbene il recupero delle mura di cinta e la sua viabiltà storica assecondi una esigenza architettonica ed estetica, non risolve il problema della mobilità attuale e quindi di una viabilità adeguata, impostata sul transito degli autoveicoli e sulla facilità degli accessi. A Fossato c’è una sola strada ed interrotta quella in caso di emergenza non vi sarebbe la possibilità di entrare e di uscire; le aree pubbliche per la vita associativa presentano spazi limitati ed angusti; l’edilizia austera come tutte le opere di difesa militare non consente gli agi dovuti alla tecnologia moderna e mal si presta ad usi economici e commerciali. Questo non favorisce la permanenza degli abitanti, ma un lento e continuo salasso, che trasforma il centro storico in una casa di riposo per anziani ed una residenza estiva per emigrati di ritorno, anch’essi per lo più anziani e soprattutto lo svuota. Lo tenga presente l’amministrazione comunale se veramente vuole dare un contributo alla rinascita del Centro Storico. E se c’è da venire in contrasto con la Soprintendenza e battere pugni sul tavolo per far valere le scelte per il rilancio di questo gioiellino dell’Appennino Umbro lo faccia senza scrupoli; i posteri gliene saranno grati, ne va della sua sopravvivenza.

 

Pro Tadino Prima pagina Edizioni Sommario