L'ECO del Serrasanta

 

N. 18 - 23 settembre 2001

Pro Tadino Prima pagina Edizioni Sommario

Territorio

A COLLOQUIO CON EMILIO BELLUCCI, NUOVO PRESIDENTE DEL PARCO DEL MONTECUCCOI

"Una scommessa per unire i comuni della fascia"

di Ottavio Giombetti


Dopo il periodo di "vacatio", il Parco del Monte Cucco ha un nuovo presidente, Emilio Bellucci, vice sindaco di Costacciaro; termina la fase degli inizi e ne inizia un’altra. Con il nuovo presidente abbiamo avuto un colloquio per presentare questa nuova personalità emergente. Alberto Giombetti, primo presidente del Parco, alla fine di novembre ha rassegnato le dimissioni annunciate da tempo e sempre rimandate in attesa di un nuovo presidente, a causa di impegni di lavoro che lo allontanavano da questa zona e gli rendevano impossibile mantenere l’incarico. Aveva lasciato qualche strascico polemico con la Regione, per l’abbandono finanziario in cui versavano i Parchi dell’Umbria. Il suo posto era stato coperto temporaneamente dal vice presidente della Provincia Katia Mariani. Dopo circa sei mesi il 5 maggio l’Assemblea del Parco ha eletto all’unanimità Emilio Bellucci, un personaggio nuovo nel panorama politico locale, - iscritto ai DS da soli 3 anni - una scoperta di Costacciaro, che ha saputo imporsi all’attenzione per il suo equilibrio e per la freschezza delle sue maniere.

Con queste premesse gli chiediamo perché ha accettato questo incarico. La risposta è secca:

"Io nella valorizzazione turistica di questo territorio ci credo e qualcuno la deve portare avanti. Tuttavia la mia discesa in politica ha uno scopo ben preciso: unire istituzionalmente questo territorio. Sarà il comune unico, sarà l’unione dei comuni, ma il mio obiettivo è questo."

Più chiaro di così ... Da qualche anno infatti è in corso un processo di aggregazione dei servizi nei piccoli comuni compresi nel Parco e che insieme contano una popolazione di circa 7 mila abitanti. Questo processo, che va avanti in sordina per non creare artificiosi problemi di identità municipale, dovrebbe concludersi, quando i tempi saranno maturi, con una forma di unificazione politico-istituzionale, sulla base del Parco-comune, anche se le più recenti vicende sembrano allontanare Fossato di Vico. Comunque il Parco-comune a tre o quattro comuni resta un obiettivo auspicabile e di grande spessore politico sia per l’omogeneità territoriale sia per lo sviluppo socio-economico delle popolazioni che vivono sulle pendici del Monte Cucco. Ma se questa è la premessa, altrettanto chiari sono la consapevolezza delle difficoltà di gestione del Parco in questa seconda fase, dopo che gli strumenti di programmazione sono operativi (Piano di area naturale protetta, Piano di Sviluppo Economico) ad eccezione del Regolamento approvato dall’Assemblea ed ora al vaglio della Regione per l’approvazione definitiva. "Il problema centrale - dice Bellucci - è la conquista dell’autonomia dalla Regione. Autonomia finanziaria, ma non solo. L’attuale previsione di bilancio si aggira intorno agli 80 milioni, una cifra irrisoria. La Regione ci dà solamente 20 milioni (pare che quest’anno li porti a 40). Vogliamo un bilancio decente ed a breve scadenza l’obiettivo è di 150/200 milioni. E’ vero che sul piano degli investimenti c’è maggiore disponibilità, tuttavia tutte le scelte e le indicazioni sui programmi vengono gestite direttamente dalla Regione, svuotando il Parco di ogni forma decisionale. Il secondo aspetto che voglio mettere in evidenza - continua il neo presidente - è che il Parco è soggetto di sviluppo economico. Pertanto è strumento a favore delle popolazioni locali, al loro servizio ed è la frontiera della loro qualità della vita. Non può passare la logica che "qui non si può fare niente". Il Parco non può essere solo svago di fine settimana di ambientalisti più o meno autentici".

D. Ma che cosa vuole fare concretamente Bellucci per lo sviluppo economico?

R."Valorizzazione turistica, ma non solo, fermo restando che questa è un area protetta. Ritengo importanti anche l’agricoltura e la zootecnia biologica, nonché l’agriturismo o turismo rurale. Il movimento dei flussi turistici è in aumento dal 1998, ma pensiamo che ancora sia insufficiente, anche se non bisogna esagerare nell’afflusso. Comunque manca qualcosa a livello alberghiero e soprattutto occorre valorizzare quello che c’è. Poi ci sono le forme di ricettività a basso impatto ambientale come ad esempio il "bad & brekfeast" (alloggio e prima colazione) per l’affitto delle stanze non utilizzate nei centri storici. Ritengo che l’obiettivo sia quello di passare dai 5/6 mila arrivi attuali ai 20-30 mila. Per questo è importante l’istituzione di un sistema turistico comprensoriale con Gubbio e Gualdo Tadino, che preveda forme di promozione comuni."

D. Uno degli obiettivi principali è l’utilizzo a fini turistico-sportivo e didattici della Grotta del Monte Cucco, il cui progetto finanziato con i fondi del Patto Territoriale trova difficoltà ad essere attuato per gli screzi fra la Comunità Montana, il Comune e l’Università degli Uomini Originari, che è il proprietario. Come è la situazione attuale?

R."La Comunità Montana, il Comune e l’Università degli Uomini Originari hanno approvato la bozza di convenzione ed ora dovrebbero apporre la firma al testo definitivo. Intanto si va alla realizzazione del progetto. Tuttavia per la Grotta io non penso alla soluzione "tipo Frasassi" con un turismo di massa indiscriminato, bensì a flussi controllati e qualificati."

D. Nelle popolazioni il Parco non ha prodotto risultati pari alle aspettative e per questo da parte dei comuni pare che ci sia un certo disimpegno. Cosa ne pensi?

R. Nell’ultima assemblea è stata approvata l’indicazione che il Parco si deve fare promotore di progetti comuni, contenuti nel Piano Pluriennale, penso all’arredo urbano, la sistemazione dei centri storici, la sentieristica, l’itinerario archeologico e degli strumenti di promozione. Tutti questi progetti potranno essere finanziati con i fondi strutturali della CEE, il Doc Up Ob.2, il Piano di Sviluppo Rurale, Appennino Parco d’Europa, Leader plus e altri. È forse l’ultima opportunità di usufruire dei fondi europei e bisogna sfruttarla dal 2000 al 2006. Per l’interesse di tutto il territorio non si può perdere questa occasione.

D. Il Parco non ha risorse strumentali per la progettazione e la gestione del territorio, che invece sono in possesso della Comunità Montana. Cosa intendi fare in proposito?

R. La Comunità Montana è un soggetto importante sia come partner politico sia come supporto tecnico-operativo per la progettazione e l’esecuzione delle opere e fa parte del consorzio. In questo breve periodo mi è parso che vi sia stata una ottima intesa. Tuttavia mi rendo conto che molti obiettivi e molte competenze del Parco sono in comune con la Comunità Montana e che se non si instaura una collaborazione sistematica, superando le esigenze dei comuni, la nostra azione sarà molto limitata sul piano operativo. Tutti i progetti da presentare sui fondi strutturali CEE e per la manutenzione del territorio hanno un valore fondamentale per il parco.

D. Non ci siamo dimenticati dell'ambiente? Quali sono le cose principali che intendi fare in questo settore?

R.: I più urgenti sono due: la chiusura e la cicatrizzazione delle cave ed i danni provocati dai cinghiali. Tuttavia mi rendo conto che non sono di immediata soluzione. Per il contenimento dei cinghiali abbiamo un programma ben preciso.  Da una parte un piano di contenimento e ridimensionamento della specie che è diventata troppo invasiva. Il piano comprende la fornitura di gabbie agli agricoltori, le tradizionali "girate" in tutti i periodi dell’anno, rendere operativa l’attività di abbattimento dopo lo svolgimento del corso di tiro da postazione fissa. Inoltre dopo l’approvazione del regolamento occorrerà stabilire le regole per l’utilizzo della montagna con appositi regolamenti ad hoc. Comunque stiamo operando perché la nostra attività possa essere caratterizzata da azioni di qualità. Infatti sta per partire "Agenda 21", un progetto di monitoraggio ambientale, da discutere con tutte le associazioni, in cui verranno evidenziate le criticità e che sarà la base per l’attività del Parco. Inoltre vogliamo tenere rapporti privilegiati con la scuola e l’università ed in particolare pensiamo ad un corso post universitario da realizzare con l’Università di Perugia sul tema della certificazione della qualità ambientale.

Il colloquio termina qui; auguri Emilio.

 

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