L'ECO del Serrasanta |
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Vita vissuta |
RICORDI DI GUERRA (8)
I miei ozi albanesi
Quando la parola d'ordine era "arrangiatevi" di Piero Guerra Nel posto di avvistamento stavamo con le orecchie tese durante le ore di servizio, poi eravamo liberi. Dopo aver scritto a casa, agli amici e alle varie madrine di guerra, non sapevamo più cosa fare. Leggevamo e, per rendere la vita più allegra, ci facevamo scherzi. In tre fummo trasferiti in un nuovo posto. All'arrivo trovammo che tutte le brande erano occupate e Flenghi di San Leo, che io andavo a sostituire, mi disse: - Arrangiatevi per questa notte, dormite sulla paglia, domani partiamo in tre. Secondo me non c'era altro da fare. A Giacomo invece venne un'idea. Prese un "marraccio", si recò nel bosco vicino e tagliò quattro pali a forcina, lunghi non più di 60 centimetri, più una buona quantità di pali e paletti dritti e sottili. Nella stalla in cui dovevamo dormire c'era il pavimento di terra quindi fu facile infilzare i pali a forcina sui quali furono poi stesi orizzontalmente i paletti in modo da formare un piano rialzato. Con il telo da tenda fece un sacco che riempì di paglia e lo collocò sopra il "letto". Il sacco copriva completamente il piano dove si sarebbe adagiato. Era stato bravo! Io, in vena di scherzi, in un momento di assenza, sfilai molti sostegni che tenevano il "materasso" sospeso dal suolo. Aveva tanto lavorato, si era accaldato, aveva bevuto. Non vedeva l'ora di andare a dormire. Non era ancora notte che entrò nella stalla e, con aria superiore e soddisfatta, si lasciò cadere sul "letto". Il sacco, non avendo più i sostegni, cadde a terra insieme con lui che, capito l'arcano, cominciò a gridare. - Chi è stato, ditemi che è stato che ... - Poi, guardandomi - sei stato tu - e imbracciava il fucile. Era fuori di sé, cercava di inserire il caricatore quando in due lo spinsero fuori della casa. Ci eravamo messi a riparo perché sparava qualche colpo sui muri dimostrando la sua rabbia mentre continuava ad imprecare. Rimase fuori finché la sbronza passò. La mattina seguente era calmo, ma per non riprendere il discorso della sera, lo mandai con altri due al Comando, distante 15 Km. per consegnare alcuni documenti. Tornò con gli altri a sera. Arrivò e mi mostrò un uccellino morto. "Stia sui fili de la luce, mi disse, iò sparato e, poretto, lò chiappato. Tatté iersera tè gita bene - e ridendo fece un cenno con la mano dondolando la testa. Restò inquieto dieci minuti poi si avvicinò e sempre ridendo mi abbracciò. Non sapevamo star lontano l'uno dall'altro.
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