L'ECO del Serrasanta |
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STORIA IGNORATA Il concittadino d'adozione prof. Giulio Battelli Protagonista di una vicenda di storia segreta di Valerio Anderlini Ha visto la luce lo scorso anno, nell'ambito dei Miscellanea Bibliotecae Apostolicae Vaticanae, l'estratto (VII) "Archivi, biblioteche ed opere d'arte - Ricordi del tempo di guerra 1943-1946". E' la cronaca di un'operazione dell'ultima guerra rimasta sconosciuta, della quale è stato protagonista il prof. Giulio Battelli. Ma chi è il professor Battelli? È un arzillo romano 97-enne, nostro fedele abbonato della prima ora, studioso onusto di prestigiosi titoli accademici e di una brillante carriera, uso a trascorrere in silenzio a Gualdo Tadino il suo riposo estivo, da quando molti anni fa convolò a nozze con una discendente della famiglia Cajani, e che può essere considerato un illustre concittadino di adozione; tra l'altro ricordiamo infatti che, nel quadro della sua collaborazione al Dictionnaire d'histoire et de geographie ecclesiastiques, edito a Parigi nel 1988, alla voce Gualdo Tadino ha ricostruito, per un pubblico internazionale, l'esauriente studio della storia e della cultura della città. Ma il prof. Battelli, oltre che essere stato uno studioso insigne e lucido testimone dagli osservatori romani degli avvenimenti che hanno segnato le vicende del paese nel secolo scorso, in virtù della sua attività presso la Biblioteca Vaticana, attraverso le ultime vicende belliche è stato anche oscuro protagonista di un'operazione pressoché ignorata da tutti, il salvataggio dalle distruzioni di tanta parte del prezioso patrimonio culturale e documentario (archivi ed opere d'arte), in stretta collaborazione con personalità di spicco operanti nei due campi contendenti. La pubblicazione, della quale si accennava in premessa, è una fedele documentazione di questa attività, svolta fra il 22 novembre 1943, quando l'ambasciatore tedesco presso la Santa Sede offriva al Vaticano mezzi ed assistenza per portare a Roma "archivi biblioteche e oggetti di proprietà ecclesiastica", chiedendo la designazione di un esperto per combinare insieme il programma degli interventi, ed il 19 settembre 1944 quando il professore riceveva dal Governo militare alleato un passaporto per varie località dell'Italia occupata; un periodo durante il quale, con mezzi militari messi a disposizione, e munito di appositi lasciapassare, l'esperto solcò tutta l'Italia centrale, raccogliendo un'imponente quantità di materiale, evitandone la distruzione, la dispersione ed in alcuni casi in trasferimento in Germania. Nell'ambito di questa operazione assume particolare interesse storico il suo coinvolgimento in un colpo grosso, restato tuttavia solo un progetto, nel quale il prof. Battelli che operava per conto del Vaticano, avrebbe dovuto assolvere il compito principale e di cui ha lasciato una particolareggiata descrizione. All'indomani della liberazione di Roma, il Capitano Brooke del Comando militare alleato, facendosi accompagnare dal nuovo Commissario per gli Archivi di stato Dr Re e dal prof. Battelli (all'oscuro di tutto), chiedeva di essere ricevuto da Benedetto Croce, vicepresidente del Consiglio nel governo dell'Italia liberata, per sottoporre alla sua approvazione il progetto di un tentativo di salvataggio dell'archivio personale di Benito Mussolini, che avrebbe comportato anche il coinvolgimento del Vaticano, e del CLN dell'Alta Italia. Il progetto prevedeva che il prof. Battelli (per conto del Vaticano) avrebbe dovuto raggiungere la Svizzera, rientrando poi in Italia per incontrare Mussolini a Milano, e concordare con lui il deposito della documentazione presso il Duomo di Milano, con l'impegno che "sarebbe restato chiuso" per un certo numero di anni. Gli Alleati avrebbero garantito e favorito l'operazione. Era ovviamente una proposta da completare con adeguate controproposte e garanzie che avrebbe consentito di mettere al sicuro preziosi documenti di grande interesse storico. Il progetto del capitano inglese, dopo aver trovato la meditata accettazione del ministro Croce e la disponibilità personale del prof. Battelli, non fu tuttavia condiviso dal Commissario agli archivi il quale riteneva che "non si potevano assumere impegni che avrebbero impedito al nuovo Governo Italiano di utilizzare i documenti dell'archivio a fini politici". Non se ne fece quindi nulla e le preziose carte private del Duce (e relativi segreti) fecero la fine che fecero, cioè non si è mai saputo in quali e quante mani siano cadute, nonostante l'impegno assunto dal Ministro Croce di "raccomandare" al CLN Alta Italia di "seguire le vicende dell'archivio". E, aggiungiamo noi, non si saprà mai se certe pagine della nostra storia recente, comprese quelle relative ai fatti di Giulino di Mezzegra e piazzale Loreto, sarebbero state scritte diversamente se l'incontro del prof. Battelli con il Duce fosse andato in porto. Parlando con il professore di queste cose lontane non sfugge una nota di rammarico, per questa "occasione mancata", nelle parole dell'arzillo 97-enne che chiude le sue note autobiografiche " ... non escludo che prima del compimento dei cento anni non spunti l'interesse per una nuova ricerca". Che esempio, professore, complimenti e ad majora!
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