L'ECO del Serrasanta

 

N. 18 - 23 settembre 2001

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Opinioni

 

Le radici storiche della rossa enclave appenninica


E' ricorrente la definizione di parte dell'Italia centrale di "rossa enclave appenninica" per sintetizzare un fenomeno politico, laddove con il termine enclave si vuole evidenziare una certa diversità dal resto. La diversità è distinta nel nostro caso dalla colorazione politica, nella fattispecie dal rosso di indubbia tonalità. Cerchiamo quindi di analizzare uno dei più importanti motivi, a mio giudizio, di tale fenomeno. Intendo riferirmi all'istituto della mezzadria profondamente radicato nelle zone del centro Italia, con prevalenza di Umbria, Toscana, Marche, ed Emilia Romagna, fenomeno socio economico radicato nella società italiana fino agli anni sessanta, con riflessi ancora oggi evidenti. La mezzadria è consistita in una forma di organizzazione dell'economia agricola, che ha trovato favorevole esca nelle condizioni di vita della passata epoca, caratterizzata dalla mancanza di lavoro, da una vita asfittica priva di industrie e di risorse, disoccupazione cronica, esuberanza di braccia e rifugio nell'emigrazione. In tale contesto la mezzadria ebbe facile attecchimento, favorendo la costituzione di poderi con l'accorpamento di terreni idonei ed omogenei, per una produzione armonica con finalità economiche e di sostegno della famiglia colonica in genere molto numerosa ( prodotti prevalenti: grano, cereali, bestiame da lavoro e da carne, olio eccetera). Il tutto era disciplinato da un contratto in virtù del quale una parte, il proprietario - concedente che conferisce il podere, ed un'altra il colono - mezzadro quale capo di una famiglia colonica, si associano per la coltivazione del podere e per l'esercizio delle attività connesse, al fine di ripartire a metà i prodotti e gli utili.

Durante il fascismo con la carta della mezzadria del 1933, si verificò una forte espansione della mezzadria fondata su un'esteriore e artificiosa esaltazione del solidarismo fra le due opposte classi, il tutto in armonia con la politica allora vigente delle Corporazioni. La crisi dell'istituto esplose in maniera violenta dopo la seconda guerra mondiale, manifestatasi con una serie di provvedimenti quali il famoso Lodo De Gasperi, sulla riforma dei contratti, con la tregua mezzadrile e la revisione delle quote di riparto dei prodotti ed infine con la legge del 1964 che sanzionò la definitiva abrogazione della mezzadria. Dopo questo excursus storico viene da chiedersi: che cosa centra la mezzadria con l'enclave rossa del centro Italia? C'entra eccome, perché le precitate zone sono state terreno fertilissimo per la propaganda e il proselitismo comunista. Infatti il contratto mezzadrile che doveva essere fautore del solidarismo sociale, in realtà è stato una fucina di odio mal celato o addirittura nascosto. Odio radicato, naturalmente, nella parte più debole del rapporto con trasmissione di sentimenti non proprio benevoli da nonni a padri e nipoti nei riguardi del maledetto padrone. Nella mia gioventù per brevi periodi, al di fuori di altri impegni, ho avuto modo di saggiare di persona tali comportamenti. L'odio aveva la sua matrice in una certa cultura che vedeva nel capitale e nel padrone l'origine di tutti i mali; di converso le responsabilità dell'altra parte contraente non sono trascurabili. Qui vanno ricordate oltre la figura del padrone anche quella del fattore e del mezzano, i cui atteggiamenti ingeneravano spesso umiliazioni e frustrazione nella parte più debole. Potrei a questo punto ricordare episodi di arroganza nella vendita di capi di bestiame durante le fiere; la gestione dei cosiddetti obblighi colonici o dei capponi di Natale ed altro; rispedizione a casa di alcuni soggetti inclini a frequentare la piazza cittadina. Ingerenza dei mezzani nella scelta delle migliori famiglie coloniche per l'assegnazione dei migliori, più fertili e più comodi poderi.

Tutto ciò naturalmente causò reazioni esplosive con la fine della seconda guerra mondiale, e l'odio a lungo represso e una capillare e sagace propaganda politica ricca di promesse, fecero tremare il ceto medio e moderato e l'instaurazione della enclave rossa che ancora oggi e forse ancora per altre generazioni caratterizzerà il colore del centro Italia. Chi vivrà, vedrà.

Angelo Fazi

 

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