Ceramica |
Gioacchino, ceramista d'altri tempi
di Giancarlo Franchi
Sabato 21 luglio alle ore 20 e 30 iniziava la "Festa del Ceramista".
Alla stessa ora, Giovanni Filippetti, in silenzio come suo costume, dava
l'ultimo respiro. Una coincidenza? Forse e senza dubbio un accadimento che ci ricorda che
di ceramica si vive e di ceramica si muore. "Gioacchno", come
tutti lo conoscevamo, ha amato ed odiato due sole cose: la Ceramica e la Guerra. Era un
imberbe giovinetto quando dovette lasciare famiglia ed affetti per andare soldato per
combattere una guerra alla quale non avrebbe voluto partecipare. Albania, Iugoslavia,
Russia, in un susseguirsi di drammatiche vicissitudini che lo minarono nel corpo e nello
spirito. Ad armistizio firmato non si ebbero notizie di "Gioacchino": disperso,
morto. Chissà! Soltanto nella nottata di Natale del '46, tra lo stupore dei Suoi,
riapparve nella magione in cui anche le speranze di riabbracciarlo erano ormai sopite. Fu
grande festa non solo per casa dei "Testaccia", ma per tutti i Capezzanti.
Saluti e baci da tutti per "Gioacchino" e tanta compassione per l'ex prigioniero
dall'aspetto debilitato dalla fame: il suo peso, comprendendovi vestito e scarponi, era al
di sotto dei 40 chilogrammi. Dopo i primi attimi di comprensibile stordimento,
"Gioacchno" cominciò a riordinare le idee. Si guardò intorno e notò una culla
dove dormiva un bimbo di pochi mesi d'età. A questo punto, incuriosito, domandò:" E
questo chi è?"."E' frateto", gli
risposero i parenti, "frateto ... cià quasi quattro anni".
Per la cronaca, quel bimbo era Bruno,
l'attuale assessore all'ambiente del Comune. Gioacchino, a quel punto, si convinse che
durante la sua prolungata assenza erano capitate tante cose di cui non aveva avuto alcuna
notizia; cose che gli cambiarono addirittura la vita. Capì comunque che non doveva
soffermarsi sui ricordi, che doveva mettersi in corsa per recuperare il tempo perduto.
Benché stanco, dimagrito al punto che era pelle ed ossa, ricominciò a mangiare e così a
riprendere pian piano le forze. Tornò a fare il torniante, nascondendo agli altri le
ferite che lo hanno accompagnato sino alla sera del 21 luglio scorso. Conobbi Giovanni in
Vincenzina, una fabbrica che ha segnato la storia della Ceramica. Tra un vaso e un
candeliere accennava alla sua avventura di soldato, raccontando situazioni che suscitavano
ilarità in chi ascoltava ... accanto a lui, Peppetiello (Giuseppe Carlotti,
conciatore di terra) e Angelone (Bartoccioni). Di lì appresso Gardo
Remigi, Adelmo Fabbri, il grossista, Teresina Lacchi, il Pinco
(Nello Lacchi), Lella, Ada e Teresa che
diventerà la sua compagna e che tutti conosciamo con il nome Marisa.
Molti di costoro staranno ora insieme con "Gioacchino" forse a ricordare gli
scherzi in cui impegnavano i più giovani di bottega.
Quando Vincenzina chiuse i
battenti per alcune beghe nate tra i soci, "Gioacchino" passò alle dipendenze
della ditta Dante Garofoli e qui rimase sino al pensionamento.Trasmise il
mestiere agli apprendisti che aveva in fabbrica; di essi ricordo Mauro Mordenti,
allora "fizzone" come lo definiva "Gioacchino ed ora Maestro di bottega.
Giovanni Filippetti non
conosceva solo il tornio. Sapeva costruire le muffole e governarle e conosceva la maggior
parte delle lavorazioni ceramiche. La guerra, però, lo aveva seriamente danneggiato e,
nel periodo contingente, giorno dopo giorno, le ferite - mai rimarginate - cominciarono a
tediarlo, tanto da fargli rinunciare al cibo. L'anoressia, di cui era stato affetto al
ritorno dalla prigionia, prendeva sempre più campo. Ed è così che Giovanni ha detto
addio ai suoi cari e alle montagne del nostro territorio che percorreva giornalmente.
Chi avrebbe ricordato
Giovanni come ceramista in una Città che vive di ceramica con circa 1500 addetti ? ci
ha pensato da solo: ha salutato tutti proprio nel momento in cui l'Associazione dei
Ceramisti e la Municipalità davano il via all'annuale Festa del Ceramista.
Giancarlo
Franchi può essere contattato all'indirizzo E-mail giancarlofranchi@protadino.it.
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