L'ECO del Serrasanta |
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Vita vissuta |
STORIE DI EMIGRANTI (10)
Il socialista d'America
Dalla libertà degli USA ai
condizionamenti del fascismo
di Valerio Anderlini
Fra gli emigrati negli Stati Uniti all'inizio del XX secolo ce ne furono alcuni costretti a rientrare in Italia dopo aver solo assaggiato il sogno americano; fra costoro particolarmente interessante appare la vicenda di uno che, nei primi anni del 900 era emigrato nel nuovo mondo dove nelle condizioni di sfruttamento ai limiti della tollerabilità umana e senza adeguate forme di tutela cui erano sottoposti i nuovi arrivati, era stato conquistato dalle ideologie socialiste. Nell'ambiente libertario del nuovo mondo, egli che era uno dei pochi scolarizzati nell'esercito dei diseredati, attraverso le letture di partito che non aveva conosciuto in Italia, aveva allargato il suo ristretto campo culturale e la sua formazione politica, utopia di redenzione degli sfruttati dall'incipiente società capitalista e dalla rivoluzione industriale. Quando avverse vicende lo avevano costretto a ritornare in patria, povero come era partito, era rientrato tuttavia arricchito delle esperienze libertarie acquisite nel nuovo mondo. Subìto un primo impatto traumatico con gli anni in cui si affermavano il fascismo ed i metodi violenti degli squadristi locali per imporre il loro ordine sociale, verso il quale egli non lesinava critiche, era entrato ben presto nel mirino degli avversari come uno da mettere a tacere; e anche lui sarebbe stato sottoposto alla famosa "purga", che era utilizzata dai fascisti come strumento di persuasione: nel migliore dei casi un bicchiere abbondante di olio di ricino, che espletava la sua funzione con turbe intestinali e scariche diarroiche o, nei casi più gravi, si vociferava addirittura che venissero somministrate pozioni di "olio industriale", che provocavano disturbi ben più gravi. Lui fu relativamente fortunato, perché, quando fu preso in piazza e trascinato sul balcone del palazzo comunale per essere sottoposto pubblicamente alla "lezione", gli scalmanati di turni gli avevano riservato il trattamento più favorevole, ponendolo davanti ad un luccicante bicchierone colmo di olio di ricino, unica alternativa all'adesione al loro movimento. Egli, per il quale la fede socialista abbracciata in America era stata una scelta di vita e non un semplice gioco alla politica, aveva rifiutato sdegnato ogni compromesso: dopo aver preso in mano il bicchiere pieno, lo alzò verso il cielo e, rivolto agli astanti, inscenò un macabro brindisi "Signori, buon pro vi faccia!", e ne ingoiò d'un sorso il contenuto fra lo stupore generale. Poi, dopo aver sostato qualche istante guardandosi intorno mentre si detergeva i baffi strizzandone le punte fra pollice ed indice, se ne era andato correndo ad espletare le funzioni fisiologiche che il "trattamento" avrebbe attivato. Nonostante la purga, negli anni bui della dittatura che seguirono, incurante della censura, della scarsa diffusione dei mezzi di informazione e della persecuzione dei dissidenti, lui aveva continuato a coltivare in segreto il suo sogno di una società socialista. Nel 1943, quando con la caduta del regime, ci fu il ritorno della libertà, la propaganda, la diffusione della stampa, i partiti e la possibilità di fare politica, nella nuova società in cui si andava già delineando la spaccatura tra chi guardava all'Occidente e chi sognava il "sol dell'avvenire", quantunque ormai avanti negli anni, egli era stato uno fra i primi a venire allo scoperto; poi, nel paese in cui erano ancora pochi coloro che leggevano un giornale, ma tutti si peritavano di parlare e capire di politica, lui che non disdegnava sorrisetti ironici per le prediche dei preti contro "i seguaci di Nenni e Togliatti", era diventato un assiduo lettore de "l'Avanti!", il giornale dei socialisti, che portava sempre con sé, quando accompagnava le pecore al pascolo e persino in campagna. Ricordo che un giorno, in un suo campo di Licozze fra la strada provinciale e La Sciola lungo oltre 400 metri, mentre era intento al faticoso e monotono lavoro dell'aratura, aveva diviso il giornale e ne aveva collocata una parte in cima al campo, al riparo della siepe che lo divideva dalla strada e l'altra parte in fondo, sulla sponda del fiume; al termine di ogni solco che richiedeva circa un quarto d'ora, mentre si fermava a prender fiato e far riposare le vacche, lui approfittava della sosta momentanea per tuffarsi nella lettura del giornale; poi, finito l'articolo, intestava l'aratro per un altro solco e così di seguito: per lui era vitale tenersi informato sui fatti della politica, anche se l'aratura del campo richiedeva qualche ora in più del normale e la cosa suscitava curiosa ilarità fra gli altri contadini che osservavano scuotendo il capo. Ma essi non c'erano stati in America.
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