L'ECO del Serrasanta |
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L'intervista
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ASSESSORE ANGELO SCASSELLATI Urbanistica e ricostruzione Molta gente sinterroga se la ricostruzione sta seguendo
un progetto urbanistico o è frutto dellemergenza e della fretta ricostruttiva.
Qualche anno fa nella città si discuteva e ci si confrontava su un opuscolo dal titolo
"dal progetto al mattone", oggi molti cittadini sono
convinti di essere di fronte al mattone senza alcun progetto. Ecco allora che fanno
discutere alcune scelte urbanistiche come quella relativa allarea della ex Monina o
allarea di Santa Margherita o la scelta di inserire in un contesto rurale case
condominiali...
Lo sviluppo della città, ci dice
lassessore Scassellati, è il risultato dello strumento urbanistico approvato nel
1988 e quindi è privo di senso affermare che si proceda senza un progetto, le scelte
fatte sono in linea con il piano di fabbricazione. Si potrà dire, tuttal più, che
ci troviamo di fronte ad uno strumento vecchio, ed infatti siamo ormai vicini
allapprovazione del Piano Regolatore, la cui approvazione è prevista per la fine
del mese di luglio, che cerca di ridisegnare lo sviluppo della città. Ma se in questopera di ricostruzione si è proceduto con uno strumento urbanistico vecchio non si rischia di produrre danni? Non si poteva approvare il Piano Regolatore prima di iniziare la ricostruzione? No, risponde ancora lassessore Scassellati, i tempi tecnici di approvazione del Piano non coincidevano con le esigenze della popolazione di rientrare in possesso di una abitazione, e comunque tutti gli interventi, in assenza di un Piano Regolatore, sono stati concordati con gli Ordini Professionali in modo da stabilire un disciplinare per effettuare i lavori al meglio. Al di là di regolamenti e piani che fissano norme e divieti, è indispensabile, aggiungiamo noi, recuperare il senso di rispetto per la città e recuperare un rapporto di fiducia tra amministrati e amministratori. In altre realtà la ricostruzione è avvenuta e sta avvenendo con la collaborazione della gente che, magari, pur avendo diritto a conservare un abbaino o un terrazzo vi ha rinunciato, perché non si armonizzava con il contesto architettonico. Un esempio in tal senso è l'abitato di San Giovanni sul Parco del Subasio o la frazione di Collepino, perla incastonata sul Monte Subasio, dove l'Amministrazione Comunale di Spello si è sentita in dovere di apporre la seguente targa: "L'Amministrazione comunale esprime doveroso riconoscimento alla comunità di Collepino che con generosità ed impegno ha contribuito a farne un luogo di prestigiosa bellezza".
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| RICOSTRUZIONEProblemi per sei cantieri
La ditta è latitante ed i lavori segnano il passo costringendo
molte famiglie a rimanere nei container
di Riccardo Serroni La ditta si dissolve e decine di proprietari-terremotati sono in mezzo al guado perché non sanno più cosa fare: sei cantieri per la ricostruzione delle case private sono fermi da mesi per problemi legati all'inoperatività di una ditta appaltatrice. E' ormai da tre mesi che la la Cogetar ha chiuso i battenti, i cantieri sono fermi e sono ferme anche le pratiche per l'erogazione dei contributi finanziari previsti dalla legge. Una ventina di famiglie sono in preda all'ansia ed alla disperazione. Dei cantieri in sospeso alcuni sono in avanzato stato di realizzazione e necessitano di pochi ulteriori interventi, per gli altri occorrono ancora circa tre mesi di lavoro. I proprietari, dopo aver bussato ripetutamente ed inutilmente alla porta del titolare dell'impresa, hanno chiesto l'intervento del comune: "E una ditta che non ha difficoltà di ordine finanziario - spiega Angelo Scassellati, assessore alla ricostruzione - Basti pensare che, concludendo i lavori avviati ed espletando le relative pratiche, incasserebbe diverse centinaia di milioni. Ha purtroppo problemi di carattere organizzativo. Al momento non ha più la manodopera necessaria per concludere gli appalti che si è aggiudicata. E non ha nemmeno quelle attrezzature minime indispensabili senza le quali il lavoro rischia di diventare poco remunerativo". Per i proprietari il problema è diventato un vero incubo: "Oltre ai risvolti psicologici nel vedere allontanarsi la data in cui possono rientrare nelle loro case - spiega Scassellati - c'è anche un danno economico. Chi sta in affitto, infatti, perde il diritto al contributo per l'autonoma sistemazione, previsto, per la 61, per un ulteriore anno dall'inizio effettivo dei lavori. Chi oltrepassa tale limite deve pagarsi l'affitto". Milioni che se ne escono dalle tasche dei terremotati pressati, oltretutto, anche dai fornitori che, non vedendosi soddisfatti dalla ditta assegnataria, battono cassa direttamente a loro. Un impasse che il comune sta ora cercando di sbloccare esercitando i poteri sostitutivi previsti dai Decreti Regionali 861 e 129: "Ci siamo incontrati diverse volte con A.F, titolare della ditta, per risolvere il problema del condominio di via Isonzo - continua l'assessore - e la soluzione è stata positiva. La Cogetar ha ceduto l'appalto ad un'altra ditta ed ora i lavori dovrebbero concludersi nel giro di tre mesi consentendo ad alcune famiglie, che abitano ancora nei container, di ritornare tra le mura domestiche". E gli altri casi? "La soluzione ideale, quella che creerebbe meno problemi e minori lungaggini burocratiche, sarebbe una risoluzione bonaria del contratto di appalto. La Cogetar dovrebbe cedere i lavori ad un'altra impresa, peraltro già disponibile, che sarebbe in grado di chiudere i cantieri nel giro di poco tempo. In mancanza di tale disponibilità il comune potrebbe intervenire esercitando il potere sostitutivo, ma i tempi si allungherebbero di molto perché a quel punto dovremmo fare le gare d'appalto secondo la normativa di legge". Le famiglie, naturalmente, premono per la prima soluzione. Riuscire a completare i lavori prima dell'inverno con l'intervento di una ditta sostitutiva sarebbe, a questo punto, un sogno ed un sollievo.
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