L'ECO del Serrasanta

 

N. 14 - 22 luglio 2001

  Pagina iniziale Edizioni Sommario

Vita vissuta

STORIE DI EMIGRANTI (9)

Le fortune francesi di Renallo di "Sciarrone"

di Valerio Anderlini


Ai margini della parrocchia di San Facondino con quelle di Cerqueto e di Nasciano, nella zona di San Lazzaro dove per tradizione una volta l'anno per la festa dei lupini si giocano le anatre, esiste un gruppo di vecchie famiglie, conosciuto più che con il cognome "Vecchietti" con il soprannome di Sciarrone.

Prima che tutto cambiasse per la crescita di Cerqueto i rapporti intercorrenti erano quelli della comune appartenenza alla parrocchia, di qualche partita a ruzzola sulla strada di San Lazzaro quando ancora non c'erano le automobili, della frequenza comune delle scuole di Vaccara per i ragazzi, o della contiguità di qualche campo; Renallo, già alunno nella pluriclasse di Vaccara, anche se con il suo poderetto di fertile terra fra la Rotella e la Sciola forse avrebbe potuto farne a meno, era emigrato in Francia come tanti altri e se erano persi i contatti; pochi ne avevano notizie anche perché in Francia non si era diretto verso le zone del nord-est preferite dalla maggior parte degli emigrati della zona e per i coetanei era rimasto nella memoria come Renallo de Sciarrone, mentre per la maggior parte delle generazioni successive come la mia, era semplicemente uno sconosciuto.

Lui invece, pur vivendo in Francia, aveva conservato nitido il ricordo dei paesani suoi coetanei e delle famiglie che aveva conosciuto da giovane e, soprattutto aveva conservato uno spiccato attaccamento con le sue radici, quantunque di strada ne avesse fatta in Francia dove, arrivato come semplice manovale, era diventato un capitano d'industria.

Lo conobbi nei primi anni di uscita del giornale, inviato in redazione non so da chi per avere certe notizie, e fu come un diluvio di rivelazioni, quasi che egli aspettasse da tempo l'occasione per parlare con qualcuno in patria dei suoi successi di imprenditore in terra di Francia, dei quali era giustamente orgoglioso. Con una semplicità ed una bonomia di fronte alla quale restavo incredulo ed interdetto, mi parlò della sua difficile ascesa nel campo degli affari nella Turenna: aveva iniziato dal nulla e dopo essersi affermato come imprenditore edile creando la Vecchietti & Co Entreprise, aveva costruito a Veretz un moderno albergo per il cui arredamento, nella sua semplicità si compiaceva di aver fatto venire gli arredi da Gualdo Tadino, per diventare infine il titolare della più grossa impresa francese nel campo dell'armamento ferroviario, i cui impianti ed attrezzature - mi faceva notare ancora una volta con orgoglio - erano tutti assicurati da una grossa compagnia italiana nell'agenzia di Gualdo Tadino.

Trovavo difficoltà a credere di aver davanti uno che aveva costruito un impero, forse uno dei gualdesi emigrati che aveva saputo salire più in alto, e stentavo a vedere in questo anziano individuo un grande imprenditore, per il suo modo di esprimersi a volte goffo e per certi comportamenti, come l'acquisto degli arredi e la stipula delle polizze di assicurazione nel suo paese di origine, quasi che in Francia non fosse possibile; gli parlai del giornale, che allora pubblicava il "Diario dell'emigrante Francesco Marinelli", proponendogli che, se mi avesse fatto avere del materiale illustrativo delle sue attività, avrei potuto trarne un articolo per far conoscere ai gualdesi le sue fortune in terra di Francia; ci lasciammo assicurandolo che gli avrei inviato quanto richiesto. E il soggetto non finì di stupirmi; dopo qualche giorno ricevetti infatti questa lettera estremamente semplice e che conservo come un cimelio:

"O in mane la sua del 14 gennaio, dove la ringrazio senza fine di avermi risposto rapidamente. Prima di tutto vuole scusarmi che scrivo con le mie mane, dato che mi trovo su un mio cantiere alla stazzione di Parigi, certo non o la comodita del mio ufficio.

Ancora una volta la ringrazzio della sua alta spiegazzione.

Dunque io prendo l'abbonamento annuale, le giungo qui allegati 200 franchi che lei può andare cambiarli alla Cassa di Gualdo dove prenderà le 40.000 e dove le resterà £.10.000 per prendere una aperitive che l'offro. Per questa poca somma non merita che le faccia un mandato. Le giungo ugualmente tre foto mio materiale addetto ai lavori più una foto del mio ottello che ho fatto con i miei muratoriDove ho comprato letti e seggiole da Aniceto Scatena, venuto in Francia con un autotreno lui stesso" (ignorando che all'Aniceto che egli ricordava prima di espatriare erano succeduti nel frattempo figli e nipoti) ...

Il materiale allegato alla lettera confermava che quanto il vecchio mi aveva detto era tutto vero: un depliant a colori dell'Hotel Cuore Mio - Grand Repos, (Rinaldo Vecchietti propriétaire) nella Valle della Loira, alcune foto di grandi macchine per l'armamento ferroviario con evidente la scritta "Vecchietti entreprise", e la fotocopia di un giornale francese che illustrava le varie attività dell'impresa.

Aggiungo infine che per vari anni, a ciascuna scadenza, con puntualità e signorilità Renallo ha continuato a inviare la sua busta con 200 franchi per rinnovare l'abbonamento al giornale, senza dimenticare la sua "aggiunta per l'aperitivo", venendo qualche volta anche a farci visita in redazione, finché ho saputo della sua scomparsa.

Non ho notizie allo stato attuale del suo "piccolo impero" costruito in terra di Francia, e che testimonia della laboriosità e della capacità di un gualdese che oltre frontiera ha fatto onore alla sua terra di origine.

 

  Pagina iniziale Edizioni Sommario