L'ECO del Serrasanta

 

N. 13 - 8 luglio 2001

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Ambiente

CON LA TESTA FRA LE NUVOLE (14)

Rubrica meteorologica a cura di Massimiliano Squadroni e Pierluigi Gioia

I "feed back" negativi


Concludiamo la terza puntata sull’effetto serra, parlando di possibili effetti sugli equilibri naturali del pianeta. Non abbiamo certo la presunzione di aver esaurito l’argomento, ma speriamo di aver ampliato le vostre conoscenze e magari di aver stimolato una coscienza critica nei confronti, sia dei più disparati appelli catastrofici di disastri naturali, che di coloro che ignorano totalmente l’esistenza di una azione perturbatrice dell’uomo sulla biosfera, probabilmente spinti da interessi economici, più che da prove scientifiche.

Il mare

Oggi, gran parte dell’anidride carbonica prodotta dall’uomo viene assorbita dai Mari e dagli Oceani, sia direttamente (poiché questo gas è solubile in acqua) sia indirettamente (tramite i molluschi che la utilizzano per costituire i loro gusci o le alghe che l’assorbono per produrre sostanze nutritive). Se la temperatura dell’acqua aumenta, aumenta anche la capacità dell’acqua stessa di assorbire e trattenere CO2, ma aumenta anche il volume. Di conseguenza, il riscaldamento delle acque potrebbe produrre una stabilizzazione o addirittura una diminuzione di questo gas in atmosfera. E anche dell’effetto serra, ma sicuramente un aumento del livello dei mari.

Le piante

Aumentando la concentrazione di CO2 in atmosfera, inoltre, potrebbe aumentare la fotosintesi clorofilliana, quel processo chimico con cui i vegetali trasformano acqua e anidride carbonica in zuccheri e carboidrati, tramite l’azione dei raggi solari. Alcune recenti ricerche condotte, sia in ambienti naturali molto ricchi di CO2 (alcune aree geotermiche della Toscana), che in laboratorio, dimostrano che concentrazioni elevate di biossido di carbonio producono una iniziale fase di incremento di produzione di ossigeno e materia organica. Questo effetto è però visibile solamente nelle giovani piante, poi svanisce e si riscontra invece una riduzione dell’attività metabolica della pianta. Non tutte le piante riducono però le loro funzioni vitali, alcune riescono ad adattarsi bene in ambienti ricchi di CO2 , le patate ad esempio rispondono con una maggiore fioritura e un incremento del numero di tuberi. Altra pianta che potrebbe trarre vantaggi dal riscaldamento del pianeta, è la vite, la cui coltivazione potrebbe spingersi anche a quote montane…

Gli animali

La cronaca ha spesso parlato della zanzara tigre, niente a che vedere con la responsabile della malaria, ma comunque un tipo di insetto fastidioso con cui avremo a che fare nelle prossime estati. La variazione delle condizioni climatiche determinano un’azione di stress sugli ecosistemi naturali, gli habitat vengono modificati e non tutte le specie animali e vegetali riescono ad adattarsi alle nuove condizioni. Questi processi oggi sembrano piuttosto repentini, molti esseri viventi trovano difficoltà a riprodursi e a reperire cibo, altri trovano ambienti favorevoli e riescono a vivere e riprodursi meglio, gli ecosistemi vengono sicuramente alterati e la biodiversità minacciata.

Le nuvole

L’effetto serra provoca un aumento dell’umidità atmosferica e, conseguentemente delle nubi; ora, poiché le nubi riescono a riflettere circa il 25-30% della luce e del calore del Sole verso lo spazio è plausibile l’ipotesi secondo la quale l’aumento della copertura nuvolosa faccia crescere l’albedo terrestre, cioè la capacità riflettente del pianeta, provocando un minore ingresso di radiazione solare e, quindi, un contenimento dell’effetto serra o, addirittura, un raffreddamento della superficie terrestre. Questo effetto non è stato ancora dimostrato, ma potrebbe essere una risposta al riscaldamento del pianeta. All’aumento della nuvolosità non è però detto che aumentino le piogge, avremo una diversa distribuzione delle precipitazioni, con l’accentuarsi dei periodi caldi e quindi con gravi problemi di siccità per le regioni meridionali.

Le correnti marine

Lo scioglimento della calotta artica (il polo nord) potrebbe provocare, secondo una teoria, un effetto catastrofico: poiché le calotte sono fatte per lo più di acqua piovana – e quindi dolce - ed essendo l’acqua dolce più leggera di quella marina – che contiene molti sali - si potrebbe formare uno strato di acqua fredda superficiale sull’Atlantico settentrionale. Questo strato potrebbe impedire i movimenti verticali all’interno dell’Oceano, finendo per spingere sempre più a sud la Corrente del Golfo, quel "nastro" di acqua che trasporta calore dal Messico fino alla Norvegia e che rende abitabili le isole britanniche e la Scandinavia. Bloccato l’effetto di questa corrente, la temperatura media dell’Europa centro-settentrionale potrebbe abbassarsi persino di 10-11°C. In pratica potremmo avere una nuova glaciazione.

I rimedi

E’ difficile somministrare una medicina se il paziente non riconosce di essere malato. Gli accordi di Kyoto non hanno avuto un’applicazione positiva, sono ancora pochi i paesi che hanno provveduto alla riduzione delle emissioni di gas serra.

Eppure basterebbe operare una politica sostenibile delle risorse naturali, il legname sottratto alla foresta amazzonica potrebbe essere sostituito da un'attenta politica di riforestazione, in questo modo l’anidride carbonica prodotta dal tagli e dall’uso, sarebbe presto assorbita e trasformata in sostanza nutritiva. Una politica energetica mirata essenzialmente al risparmio e integrata dalle fonti energetiche alternative, ad emissioni zero, quali l’idrogeno e gli oli vegetali per la combustione, i parchi eolici e gli impianti fotovoltaici ad energia solare, ma anche un sistema produttivo che porti ad una riduzione degli sprechi, potrebbero dare un enorme contributo alla salvaguardia del pianeta Terra.

(M. S.)

 

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