L'ECO del Serrasanta

 

N. 11 - 10 giugno 2001

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Territorio

 

Il trenino Fossato-Gubbio-Arezzo

di Giuseppe Giuliarelli


Allo scopo di collegare Toscana, Alta Umbria e Marche, nel 1880 venne costituito un consorzio per la realizzazione di una strada ferrata da Arezzo ad una stazione della linea Roma - Ancona, prossima al confine marchigiano; venne così costruita la linea ferroviaria a scartamento ridotto (0,95 m.) Arezzo - Sansepolcro - Città di Castello - Umbertide - Gubbio - Fossato di Vico, per uno sviluppo di 133,7 km. Si lavorò alacremente e con tenacia superando imprevedibili difficoltà tecniche per finire l'opera entro il termine di cinque anni stabilito da un Regio Decreto, e il 5 aprile 1886 la ferrovia venne inaugurata.

Gestiva la linea la società FAC (Ferrovia Appennino Centrale) con sede a Città di Castello,

con una forza di quasi 200 ferrovieri e un parco veicoli composto da:

  • 12 piccole locomotive - tender a carbone Couillet - Marcinelle di costruzione belga, delle ottime macchine soprannominate veleno dai viaggiatori inondati di fumo quando erano in doppia trazione sulle salite;

  • 66 carrozze viaggiatori a due assi con terrazzino, di colore verde scuro e prive di ritirata e riscaldamento;

  • 220 carri merci di vario tipo, in parte impiegati per trasportare la lignite della miniera di Branca, portata allo scalo ferroviario da una teleferica lunga 2 km.

Nel 1934 il servizio passeggeri migliorò per l'introduzione di automotrici OM e FIAT (littorine), comode, veloci, silenziose, dotate di riscaldamento e servizi igienici. La FAC incrementò decisamente il traffico passeggeri e merci con ottime prospettive per i futuro, invece gli sciagurati eventi politico - militari del 1943 ne provocarono la fine.

La penuria di nafta fece ritirare le automotrici, mentre le locomotive sostituirono il carbone con la lignite e poi con la legna, divenendo lentissime; iniziarono i sistematici bombardamenti alleati sulla linea che misero fuori uso gli impianti fissi, e nel maggio 1944 i bombardieri spianarono la stazione di Torre dei Calzolari distruggendo il materiale da trazione. Completarono l'opera di distruzione le truppe tedesche in ritirata, le quali per evitare che la ferrovia fosse ripristinata e usata contro di loro, fecero saltare le restanti locomotive e crollare le gallerie.

Gli anziani raccontano che per andare a Perugia (si cambiava ad Umbertide) si formavano delle vere e proprie "carovane d'eroi" come nel Far West, raccolte alle 4 del mattino nei paesi lungo la Flaminia da uno sgangherato postale che faceva servizio per la stazione di Fossato; l'avventura iniziava subito poiché i passeggeri del postale dovevano scendere per spingere il mezzo in salita e frenarlo in discesa, poi via con il trenino per un viaggio pieno d'incognite e imprevisti, non esclusi i mitragliamenti. I miei, raccontavano che, mentre erano in viaggio per il capoluogo, essendo finita la legna il treno si fermò nei pressi di Camporeggiano, i ferrovieri assieme a volenterosi viaggiatori si misero a fare legna nei boschi circostanti per alimentare la locomotiva, e il treno poté ripartire perdendo tutte le coincidenze.

Alla stazione di Fossato, dove sorge l'ufficio postale, gli appassionati di "archeologia ferroviaria" possono ancora vedere la stazione capolinea della FAC, con le scritte esterne d'indicazione, ed i ruderi delle imponenti rimesse delle locomotive.

Così, a seguito delle vicende belliche finì la gloriosa ferrovia che aveva accompagnato le nostre precedenti generazioni nelle vicende della loro vita, lasciando un incancellabile ricordo su quanti la usarono.

 

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