L'ECO del Serrasanta |
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Storie di vita |
STORIE DI EMIGRATI (6) La tomba vuota di Nando di Valerio AnderliniNando era uno della mia generazione; anche se lui era nato qualche anno prima di me, per un anno durante la guerra avevamo frequentato insieme le scuole elementari nella pluriclasse di Vaccara. Poi, tornata la normalità nel dopoguerra, mentre io avevo proseguito con la scuola media ed il Liceo, all'inizio degli anni '50, per mancanza di lavoro Nando, come tanti altri, come avevano fatto a suo tempo suo padre e suo nonno, aveva preso la strada dell'emigrazione all'estero. Aveva scelto la Francia, dove a suo tempo erano già emigrati suo padre e suo nonno, dove lavorando sodo si era sistemato abbastanza bene, e da dove periodicamente ritornava a casa in visita agli anziani genitori, e per trascorrere le festività ricorrenti con parenti ed amici rimasti o che come lui vi rientravano da altre zone di emigrazione durante l'estate e per le "feste ricordatoie". Poi, dopo qualche anno, Nando aveva conosciuto una ragazza francese con la quale aveva messo su famiglia, in una cittadina del nord della Francia, e dal matrimonio erano nate due bambine che egli aveva portato a conoscere l'Italia, della quale erano cittadine a tutti gli effetti, pur essendo nate e residenti in Francia; ma anche se la famiglia conservava la cittadinanza italiana, maturavano tuttavia le condizioni per un distacco definitivo. Con il trascorrere degli anni le visite di Nando e della sua nuova famiglia al paese di origine si erano fatte sempre più rare ed a volte erano gli anziani genitori a raggiungere il figlio per familiarizzare con la moglie e con le due nipotine; una vita serena e normale, specialmente se messa a confronto con quella di tante altre famiglie che per effetto dell'emigrazione si sfasciavano inesorabilmente. Rividi Nando sul finire degli anni '60, ormai prossimo alla quarantina, quando venne in ufficio per le incombenze legate all'assistenza malattia in regime di convenzioni internazionali; esuberante come ai tempi dell'infanzia, appariva pallido e denunziava una noiosa e persistente raucedine che gli rendeva faticoso parlare. Dopo i convenevoli di circostanza mi aveva confidato di essere venuto in Italia alla ricerca di un "professore" bravo, che gli risolvesse quel problema fastidioso che l'affliggeva ormai da tempo, nel clima nebbioso della zona in cui risiedeva e che egli attribuiva forse al fumo delle tante ciminiere che rendevano l'aria irrespirabile. Un problema che i medici in Francia non gli avevano saputo risolvere e per il quale sperava che in Italia ci fosse qualcuno che potesse trovare rimedio. Potevo dargli qualche consiglio in merito? Per me era stata una cosa banalissima scrivere su un foglietto il recapito di due noti professionisti specializzati in otorino, che andavano per la maggiore in Umbria in quegli anni, uno che operava presso il Policlinico e l'altro all'ospedale di Città di Castello, e ci salutammo con la reciproca fiducia che l'aria salubre dell'Appennino e le capacità professionali dei due "professori" avrebbero avuto ragione di quella fastidiosa raucedine. Purtroppo tuttavia per Nando né il viaggio a Perugia, né quello a Città di Castello, dovevano risultare proficui; erano solo serviti ad accertare che la sua raucedine non era conseguenza di una semplice infiammazione delle vie respiratorie o di un polipo delle corde vocali, ma la manifestazione di un avanzata forma tumorale alla gola che si presentava difficilmente operabile: un dramma della cui gravità si erano subito resi conto i genitori, che non avrebbero voluto lasciarlo ripartire per la Francia; ma i suoi affetti erano laggiù e Nando aveva raggiunto la sua famiglia, fiducioso ancora nelle cure e nelle medicine, sottoponendosi ad interventi e radioterapia per fronteggiare il suo male incurabile. Un dramma per lui, un dramma per la famiglia, un dramma per i vecchi genitori che più volte si erano recati anch'essi lassù, per stare vicini a quel figlio che non volevano perdere, e per il quale sempre più flebili erano le speranze. Quando poi dalla Francia era giunta la notizia che per Nando non c'erano più speranze, prima di affrontare l'ultimo viaggio, i genitori avevano fatto per il figlio l'ultima spesa, l'acquisto di un loculo presso il cimitero, nella malaugurata prospettiva di un ritorno in patria al seguito di un feretro, ed erano partiti per l'ultimo viaggio oltre le Alpi. Le cose poi erano precipitate i due vecchi avevano avuto appena il tempo di raggiungere il figlio che lui era spirato; poi, quando al momento delle esequie, avevano prospettato alla nuora il loro desiderio di riportare la salma in Italia, Natalie aveva opposto un netto rifiuto: "no, Nando non può tornare in Italia, qui egli ha i suoi affetti, le sue figlie cercate di capire .". E, sia pure ingoiando a fatica il groppo che stringeva loro la gola, i vecchi avevano chinato il capo, avevano abbracciato la nuora e le nipoti, ed erano tornati a casa con la loro disperazione; poi, su quel loculo vuoto presso il Cimitero, avevano fatto scrivere ugualmente il nome del figlio e, come tutte le mamme, la domenica anche la madre di Nando saliva al cimitero per portare il suo mazzo di fiori sulla sua tomba, anche se era vuota. E' stato un rito che si è protratto finché i due anziani genitori, affranti dal dolore, hanno raggiunto il figlio nell'aldilà.
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