L'ECO del Serrasanta

 

N. 4 - 25 febbraio 2001

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Spettacolo

GRANDE SUCCESSO DELLA FILODRAMMATICA DIALETTALE GUALDESE

04due.jpg (6514 byte)"Due dozzine di rose scarlatte"… e di applausi

Nel futuro di C. Biscontini la regia del Gentile di Fabriano? "Forse"

di Riccardo Serroni

Carlo Biscontini


Come sempre, più di sempre. L’ultimo lavoro messo in scena dalla Filodrammatica Dialettale Gualdese, "Due dozzine di rose scarlatte", ha avuto uno straordinario successo nella serata del debutto al teatro Gentile di Fabriano bissato nelle quattro serate replicate al teatro Salesiani di Gualdo Tadino. A mio avviso la commedia di De Benedetti è stata, per la Filodrammatica, l’equivalente di una tesi di laurea. Il testo non era, infatti, facile da interpretare. Pochi i personaggi (3 principali ed uno secondario), una sola scena, una trama narrativa molto semplice … c’era il rischio di non riuscire a sostenere l’attenzione degli spettatori. Carlo Biscontini, Ettore Spigarelli, Maria Laura Antonietti ed Anna Lucarelli ci sono, invece, riusciti in pieno, grazie ad una interpretazione brillante e, professionalmente, su livelli di eccellenza assoluta.

Carlo Biscontini, regista ed attore, è legittimamente orgoglioso di questa ennesima soddisfazione:

"La commedia - racconta - andava tenuta su un certo tono perché non c’è una grossa trama. Mi è piaciuta l’idea di questo autore che scrive commedie che si basano sempre su un trio: lui, lei e l’altro. Come trama non ce n’è molta, ma colpi di scena sì. E’ difficile tirarla avanti perché i tre atti, per due ore e venti minuti di spettacolo, si reggono tutti sulle spalle di pochi personaggi. Poi c’è da dire che De Benedetti è un po’ ripetitivo, tanto è vero che noi delle volte ci sbagliamo tra il secondo ed il terzo atto. Magari siamo al secondo e diciamo le battute del terzo, così bisogna tornare indietro. E’ stata una scommessa con noi stessi e credo che l’abbiamo vinta, perché ho sentito un coro unanime di consensi".

Per Gualdo Tadino "'Due dozzine di rose scarlatte' non è una novità". L’aveva messa in scena anche tuo padre.

"E’ vero, è accaduto negli anni ’40. Credo che avessero fatto parte del cast, oltre a mio padre, la sorella di Alfeo Panunzi, Leonello di Fichetto ed un’altra donna di cui non so il nome. Io all’epoca non ero ancora nato ma ho sentito spesso mio padre parlare di questo lavoro perché negli anni ‘40 la commedia sentimentale andava molto di moda, tanto è vero che mio zio ne scrisse anche una che s’intitola "I tre sentimentali". Quella interpretata da mio padre probabilmente era un po’ diversa dalla mia. Noi l’abbiamo adattata ai giorni nostri per renderla meno pesante, forzando un po’ il ruolo dell’amico mettendolo in gualdese e facendo qualche iniezione di comicità. A mio avviso, infatti, anche in un lavoro di questo genere, un po’ di comicità non guasta".

L’interpretazione, quella tua, di Ettore Spigarelli e di Anna Lucarelli, si è elevata sui vostri soliti notevoli livelli di eccellenza. Mi ha sorpreso positivamente l’interpretazione di Maria Laura Antonietti in un ruolo che caratterizza alla perfezione il personaggio della donna anni ’40.

"Per Maria Laura vorrei tessere una lode particolare perché è la prima volta che affrontava un parte molto impegnativa come quella di Marina, che è un personaggio molto difficile, interpretato solo da grandi attrici come Giuliana Lojodice con Aroldo Tieri, Anna Proclemer con Giorgio Albertazzi".

Avevi visto queste altre rappresentazioni?

"No, non l’ho mai viste. Adesso mi riproporrò di vederle chiedendo la cassetta alla Rai. Vorrei fare un confronto postumo. Prima no, prima preferisco non vedere mai le altre interpretazioni delle opere che metto in scena perché non voglio rischiare di essere fuorviato".

Ricordi quando è stata la prima volta che sei salito sul palcoscenico?

"A sei anni, all’asilo, ho fatto "Le nozze di Arlecchino". Con la Filodrammatica ho esordito nel 1952, quando avevo 8 anni, nel primo Su e giù per Gualdo, all’epoca de "I moranesi a Roma", de "La moglie e la somara", de "La politica" con gli indimenticabili Sandro Farabi, Giovanni Pascucci, Ilario Pascucci, Nelio Petrozzi, il prof. Paoletti, mio padre, zio Angelo all’orchestra, mia sorella che suonava il piano, mio fratello che cantava, Tonino Anderlini, Mario Biscontini e tanti altri. Da allora abbiamo fatto qualcosa ogni anno. Credo che in tutto siamo ormai arrivati a 30-35 opere, quasi tutte registrate".

Nella tua carriera di regista ed attore hai fatto un lungo percorso artistico. Hai nostalgia di quel tipo di teatro oppure no?

"In estate torniamo ancora a quei testi. Fino a settembre del 2000 abbiamo fatto "I moranesi a Roma". Perché c’è spettacolo e spettacolo. In una piazza la gente si aspetta di ridere, di divertirsi ed allora fai "Il contrattino", "L’accrocco" e così via. Quando invece ti vuoi cimentare con altri testi che necessitano di altri ambienti non dispersivi, non li puoi portare sulle piazze o sulle sagre".

"Due dozzine di rose scarlatte" la porterete anche in altri teatri?

"Sì, abbiamo già una dozzina di appuntamenti. Vorrei provare per la prima volta Perugia, poi andremo a Bevagna, a Tolentino, a Pioraco, a Gubbio, ritorneremo a Fabriano, e così via".

Sono anni ormai che ti cimenti nel doppio ruolo di regista ed attore protagonista. Quale preferisci dei due?

"Ambedue. Ho sempre detto che avrei voluto smettere di fare l’attore per dedicarmi alla regia. Adesso mi hanno offerto la direzione artistica del Gentile di Fabriano. Sono un po’ tentato. Con la Filodrammatica, anche se posso contare sulla collaborazione di molte persone, devo pensare un po’ a tutto, da quando leggo la prima pagina del copione a quando si apre il sipario. E questo alla lunga pesa. Quindi se mi offrono una regia in un teatro dove c’è tutto, dove ci sono venti persone che lavorano per te potrei essere tentato di accettare".

Ciò significherebbe la fine della Filodrammatica Dialettale Gualdese?

"Assolutamente no. Questo non lo farò mai, alla Filodrammatica darò ancora tutto il tempo che potrò darle per farla continuare a vivere sia per non fare un dispiacere a mio padre che l’ha fondata e sia per un amore che non finirà mai".

 

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