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GRANDE SUCCESSO DELLA FILODRAMMATICA DIALETTALE GUALDESE
di Riccardo Serroni Carlo Biscontini Come sempre, più di sempre. Lultimo lavoro messo in scena dalla Filodrammatica Dialettale Gualdese, "Due dozzine di rose scarlatte", ha avuto uno straordinario successo nella serata del debutto al teatro Gentile di Fabriano bissato nelle quattro serate replicate al teatro Salesiani di Gualdo Tadino. A mio avviso la commedia di De Benedetti è stata, per la Filodrammatica, lequivalente di una tesi di laurea. Il testo non era, infatti, facile da interpretare. Pochi i personaggi (3 principali ed uno secondario), una sola scena, una trama narrativa molto semplice cera il rischio di non riuscire a sostenere lattenzione degli spettatori. Carlo Biscontini, Ettore Spigarelli, Maria Laura Antonietti ed Anna Lucarelli ci sono, invece, riusciti in pieno, grazie ad una interpretazione brillante e, professionalmente, su livelli di eccellenza assoluta. Carlo Biscontini, regista ed attore, è legittimamente orgoglioso di questa ennesima soddisfazione: "La commedia - racconta - andava tenuta su un certo tono perché non cè una grossa trama. Mi è piaciuta lidea di questo autore che scrive commedie che si basano sempre su un trio: lui, lei e laltro. Come trama non ce nè molta, ma colpi di scena sì. E difficile tirarla avanti perché i tre atti, per due ore e venti minuti di spettacolo, si reggono tutti sulle spalle di pochi personaggi. Poi cè da dire che De Benedetti è un po ripetitivo, tanto è vero che noi delle volte ci sbagliamo tra il secondo ed il terzo atto. Magari siamo al secondo e diciamo le battute del terzo, così bisogna tornare indietro. E stata una scommessa con noi stessi e credo che labbiamo vinta, perché ho sentito un coro unanime di consensi". Per Gualdo Tadino "'Due dozzine di rose scarlatte' non è una novità". Laveva messa in scena anche tuo padre. "E vero, è accaduto negli anni 40. Credo che avessero fatto parte del cast, oltre a mio padre, la sorella di Alfeo Panunzi, Leonello di Fichetto ed unaltra donna di cui non so il nome. Io allepoca non ero ancora nato ma ho sentito spesso mio padre parlare di questo lavoro perché negli anni 40 la commedia sentimentale andava molto di moda, tanto è vero che mio zio ne scrisse anche una che sintitola "I tre sentimentali". Quella interpretata da mio padre probabilmente era un po diversa dalla mia. Noi labbiamo adattata ai giorni nostri per renderla meno pesante, forzando un po il ruolo dellamico mettendolo in gualdese e facendo qualche iniezione di comicità. A mio avviso, infatti, anche in un lavoro di questo genere, un po di comicità non guasta". Linterpretazione, quella tua, di Ettore Spigarelli e di Anna Lucarelli, si è elevata sui vostri soliti notevoli livelli di eccellenza. Mi ha sorpreso positivamente linterpretazione di Maria Laura Antonietti in un ruolo che caratterizza alla perfezione il personaggio della donna anni 40. "Per Maria Laura vorrei tessere una lode particolare perché è la prima volta che affrontava un parte molto impegnativa come quella di Marina, che è un personaggio molto difficile, interpretato solo da grandi attrici come Giuliana Lojodice con Aroldo Tieri, Anna Proclemer con Giorgio Albertazzi". Avevi visto queste altre rappresentazioni? "No, non lho mai viste. Adesso mi riproporrò di vederle chiedendo la cassetta alla Rai. Vorrei fare un confronto postumo. Prima no, prima preferisco non vedere mai le altre interpretazioni delle opere che metto in scena perché non voglio rischiare di essere fuorviato". Ricordi quando è stata la prima volta che sei salito sul palcoscenico? "A sei anni, allasilo, ho fatto "Le nozze di Arlecchino". Con la Filodrammatica ho esordito nel 1952, quando avevo 8 anni, nel primo Su e giù per Gualdo, allepoca de "I moranesi a Roma", de "La moglie e la somara", de "La politica" con gli indimenticabili Sandro Farabi, Giovanni Pascucci, Ilario Pascucci, Nelio Petrozzi, il prof. Paoletti, mio padre, zio Angelo allorchestra, mia sorella che suonava il piano, mio fratello che cantava, Tonino Anderlini, Mario Biscontini e tanti altri. Da allora abbiamo fatto qualcosa ogni anno. Credo che in tutto siamo ormai arrivati a 30-35 opere, quasi tutte registrate". Nella tua carriera di regista ed attore hai fatto un lungo percorso artistico. Hai nostalgia di quel tipo di teatro oppure no? "In estate torniamo ancora a quei testi. Fino a settembre del 2000 abbiamo fatto "I moranesi a Roma". Perché cè spettacolo e spettacolo. In una piazza la gente si aspetta di ridere, di divertirsi ed allora fai "Il contrattino", "Laccrocco" e così via. Quando invece ti vuoi cimentare con altri testi che necessitano di altri ambienti non dispersivi, non li puoi portare sulle piazze o sulle sagre". "Due dozzine di rose scarlatte" la porterete anche in altri teatri? "Sì, abbiamo già una dozzina di appuntamenti. Vorrei provare per la prima volta Perugia, poi andremo a Bevagna, a Tolentino, a Pioraco, a Gubbio, ritorneremo a Fabriano, e così via". Sono anni ormai che ti cimenti nel doppio ruolo di regista ed attore protagonista. Quale preferisci dei due? "Ambedue. Ho sempre detto che avrei voluto smettere di fare lattore per dedicarmi alla regia. Adesso mi hanno offerto la direzione artistica del Gentile di Fabriano. Sono un po tentato. Con la Filodrammatica, anche se posso contare sulla collaborazione di molte persone, devo pensare un po a tutto, da quando leggo la prima pagina del copione a quando si apre il sipario. E questo alla lunga pesa. Quindi se mi offrono una regia in un teatro dove cè tutto, dove ci sono venti persone che lavorano per te potrei essere tentato di accettare". Ciò significherebbe la fine della Filodrammatica Dialettale Gualdese? "Assolutamente no. Questo non lo farò mai, alla Filodrammatica darò ancora tutto il tempo che potrò darle per farla continuare a vivere sia per non fare un dispiacere a mio padre che lha fondata e sia per un amore che non finirà mai".
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