L'ECO di Sigillo |
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Sigillo |
Ricordo di Mons. Bartoletti di Giuseppe Pellegrini Tra le grandi figure del nostro secolo quella di mons. Domenico
Bartoletti si erge alta "nella fede cattolica purissima e al
paese natio" sul campo delle lotte continue per la salvezza delle anime
e per il bene del prossimo. Sacerdote insigne, filosofo positivo, scrittore religioso e
storico, tutti i movimenti della sua intelligenza cercavano avidamente la verità, tutte
le azioni della sua vita, pubblica e privata, avevano per sentimento la giustizia, tutte
le sue aspirazioni avevano per obiettivo la salvezza delle anime a lui affidate e la
grandezza della sua Sigillo, tutti i suoi studi erano dedicati ad ideali di perfezione
cristiana. Nel suo testamento spirituale lascia scritto: "Aiutatevi
scambievolmente in tutte le necessità di questa vita assai dura e vivete sempre nella
grazia del Signore, che è l'unico mezzo per salvare sicuramente la propria anima. Non
state mai, nemmeno per un attimo, in peccato mortale. Meglio non commetterlo. Ma se
disgraziatamente ci cadeste, toglietevelo subito, o con la confessione o con l'atto di
contrizione perfetta con il proposito di confessarvi al più presto. Penserò a voi tutti
i giorni e vi benedirò ad ogni mattino e vi seguirò ovunque con la mia preghiera e il
mio affetto".
Nato sul principio del secolo, l'ideale della sua mente fu il servizio sacerdotale, e così, terminata la V elementare il futuro seminarista scrive: "Cosi cominciò la mia vita seminaristica, diversa da quella di casa, una vita regolata e scandita dalla preghiera, dallo studio, dalle ricreazioni, dalla scuola nel mattino e nel pomeriggio". Finalmente nella stessa chiesa in cui fu battezzato, per le mani di Sua Eccellenza Monsignor Giuseppe Franciolini, vescovo di Cortona, fu ordinato sacerdote il 21 maggio 1932. Nelle "Brevi disposizioni testamentarie" ai sigillani lascia scritto: "A lode di Cristo. Amen. Dò la mia cara e più grande benedizione al mio paese natio, Sigillo: questo paese che ho immensamente amato, queste chiese nelle quali ho passato gran parte dei miei giorni e della mia vita pregando, queste case dove vivono le famiglie vecchie e nuove del luogo; ne benedico tutti gli abitanti delle generazioni passate che dormono, i più, nella pace di S. Anna, gli abitanti della generazione presente e di quelle che verranno nei secoli, affinché vivano nella pace, nella carità fraterna e nell'amore di Dio. Io non sarò più col corpo per queste chiese, vie, piazze, monti; ma col mio spirito in Dio sarò qui, vicino a tutti, sempre, amando, benedicendo, aiutando. Saluto affettuosamente tutti i sigillani, qui, di là dei monti, e di là dei mari. Tutti con uguale amore. Ho lavorato tanto per loro. Mi sembra di aver compiuto il mio dovere con tutto l'impegno, desideroso di portarli all'amore di Dio, alla vita eucaristica, alla perfezione della vita cristiana, alla conoscenza della parola di Dio, all'amore fraterno universale, all'amore alla Madonna e ad essere gli angeli del Tabernacolo. Avrei voluto lavorare dieci volte di più, se lo avessi potuto. Non sono stato capace, io; lo riconosco. Ogni uomo è sempre limitato. E io, più di tutti, sono stato carico di debolezze, di miserie. Per me è stato fin troppo essere Parroco. Ho amato tutti con uguale affetto, senza distinzione alcuna di idee, di età, di professione, di lavoro. Tutti sono stati miei fratelli in Cristo e anche figli. Se non abbiamo raggiunto mete spirituali buone, se non siamo diventati santi, la colpa prima è mia, non loro. Li esorto ad essere fervorosi, testimoni veri di Cristo, modelli di vita cristiana; ad amarsi scambievolmente, a serbare pura la fede, a obbedire alla Santa Chiesa, la cui guida è bussola che indica la via del cielo, e a darsi generosamente alle opere di misericordia e di apostolato. Chiedo scusa delle offese arrecate, sia pure involontariamente e per fragilità umana. Assicuro tutti che nel mio cuore non c'è stata mai la più piccola volontà di contristare il mio prossimo; e perdono di tutto cuore quanti pensano, forse, di avermi offeso, certamente senza loro colpa. Non ho nulla da lasciare: tutto quello che mi è venuto dopo l'ordinazione sacerdotale è tornato alla chiesa, è andato ai poveri. A tutti dò il mio saluto e li ringrazio per avermi sopportato pazientemente. Pregate per me e io pregherò per voi. Per tutto il popolo, per le monache, per le anime consacrate a Dio, per le organizzazioni di Azione Cattolica, l'apostolato della preghiera, il Pane di S. Antonio, l'Unitalsi, il Terzo Ordine e le Compagnie, una grandissima e santa benedizione. A tutti un "lieto arrivederci" in cielo, dove staremo sempre felici col Signore" Io mi auguro che la gente di Sigillo ed in modo particolare i giovani, facciano tesoro di questi scritti, come di tutti i libri da "don Domenico", pubblicati. Da essi impareranno a vivere, a conoscere le sofferenze, le fatiche, le aspirazioni che sono state necessarie per ottenere le mete desiderate; vedranno, come un uomo di grande valore, al quale la mente vigorosa e la calma dello spirito offrivano opportunità alla composizione di grandi opere, che gli avrebbero fruttato onori e ricchezze, ha consacrato invece tutto il suo tempo e le sue forze al servizio del Signore suo Dio e alla sua terra natale.
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