L'ECO Speciale

 

N. 2 - 28 gennaio 2001

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Speciale

 

SPECIALE SCUOLA MEDIA

 

Scuola, progetti, territorio

 

 

 

Scuola, progetti, territorio

Il Preside presenta le linee che guidano le iniziative in atto nella Scuola Media


La scuola media "F. Storelli" è lieta di presentare a tutti i lettori de "L'ECO del Serrasanta", con gli auguri di trascorrere un felice anno nuovo, i progetti elaborati per l'anno scolastico 2000/2001, come arricchimento dell'offerta formativa e orientativa a favore dei propri alunni.

L'istituto si sta avviando al processo di riforma dei cicli, approvata recentemente dal Parlamento, iniziando e potenziando lo studio attento del proprio territorio e delle sue principali caratteristiche naturalistiche, sociali, storiche, artistiche, letterarie, musicali, antropologiche. In quest'opera, che esalta l'autonomia di ogni singola istituzione scolastica, sarà preziosa la collaborazione di enti, associazioni, esperti, che, fiancheggiando le attività di ricerca proposte, ne garantiscano la qualità e creino una base di fiducia e collaborazione tra scuola e extra-scuola, tale da assicurare non solo risultati di alta professionalità, ma soprattutto uno scambio generazionale, che faciliti la comprensione delle diverse fasce di età ed accomuni attorno ad un progetto condiviso le caratteristiche migliori di tutti: la curiosità, l'entusiasmo e l'interesse dei giovani da una parte e dall'altra la conoscenza, la maturità, la riflessione e la ponderatezza, che sono peculiarità dell'età matura. Uno scambio del genere non può che arricchire tutti e creare vantaggi e prospettive nuove per l'intera comunità.

Ettore Pelloni

 

 

Alla ricerca dei sapori perduti

La classe 2E e la coordinatrice di progetto Savina Pascucci


08alla.jpg (114256 byte)Nell'ambito del progetto "Riannodando i fili della memoria", la nostra classe, 2° E, si sta occupando della parte relativa all'alimentazione ed in panicolare ai menù dei "Giochi de le Porte". Lo scopo del lavoro è quello di riscoprire le abitudini alimentari delle nostre genti a partire dal 1400, abitudini legate alla capacità produttiva del territorio, e quindi di mettere in luce la differenza di alimentazione tra ricchi e poveri, i cambiamenti nel tempo, le modalità di preparazione.

La prima fase è stata di studio dell'alimentazione dal punto di vista scientifico e di approfondimenti su testi di storia e su documenti, dove si è evidenziata la correlazione tra abitudini alimentari e risorse del territorio. Successivamente la ricerca delle informazioni sulla cucina umbra, in particolare sulla cucina gualdese, è stata ampliata attraverso interviste di un certo numero di persone divise per fasce di età, con l'obiettivo di raccogliere conoscenze e ricordi di testimoni. I dati finora raccolti riguardano un arco temporale che va circa dal 1850 ai giorni nostri e si riferiscono soprattutto ad una popolazione, che traeva gran parte o tutto il sostentamento dalla terra, o coltivando campi, o sfruttando le risorse della montagna (legna, carbone, pascoli, ecc …). La lettura di questi dati ci consente di fare queste prime considerazioni sull'alimentazione delle nostre genti:

molto imponante era la prima colazione, piuttosto sostanziosa, costituita spesso da crescia cotta sulla lastra, con erbe di campo, o più raramente con affettati e formaggi; altre volte da aringhe affumicate, sempre accompagnate da verdure di campo, da frittate, da polenta, ecc.; il pranzo era invece scarso e frugale, consumato il più delle volte sui campi o in montagna: si mangiava pane con cipolle, condito con olio, bagnato con vino e condito con zucchero, con noci; come frutta mele, come bevande acqua e vino. La cena era costituita da un pasto più completo e consumato molto presto, intorno alle ore 18: minestre fatte con il "battuto" (lardo di maiale), zuppe di legumi (soprattutto cicerchie e fagioli), come secondo, modeste porzioni di carne (pecora, maiale o pollame).

Nelle feste il pranzo era più ricco, con tagliatelle e tagliolini fatti in casa, con ciambelloni, con "maccheroni dolci" per le vigilie dei Santi e del Natale. Questo modo di mangiare, come visto, era dovuto alla presenza di una società per lo più contadina o montanara che doveva affrontare il duro lavoro della terra. Dagli esempi fatti, si è visto, che gli alimenti erano costituiti essenzialmente dai prodotti della terra, secondo la produzione della stagione ed erano poco variati: legumi, verdure, zuppe, polenta, pollame, pecore e derivati del maiale. Oggi è molto cambiato il nostro modo di mangiare e per l'abbondanza e la grande varietà degli alimenti e per il cambiamento della nostra società meno legata alla produzione e alle ricchezze del territorio.

Le fasi successive di questo lavoro ci vedranno coinvolti nell' analisi della documentazione fornita dall'"Ente Giochi", dagli organizzatori del Convivium Epulonis e dai tavernieri.

Il prodotto finale sarà costituito da un materiale, ancora da ben definire, su cui saranno evidenziati i vari menù che sono stati presentati da quando sono nati i "Giochi de le Porte", da un archivio fotografico relativo a notizie culinarie e focloristiche, a immagini delle Porte, delle vivande e dei tavernieri.

 

 

Che cos'è il bagolaro


Il Bagolaro, Celtis Australis, appartiene alla famiglie delle ulmacee, ha un'ampia chioma arrotondata e la sua altezza arriva fino a 20 metri.

Le foglie sono lanceolate, acuminate, caduche.

I fiori sono piccole infiorescenze e il frutto è una drupa che, quando raggiunge la maturità, ha un colore nero.

Il Bagolaro di Santa Margherita presenta necrosi lungo il tronco, causati da attacchi parassitari per i quali è necessario intervenire in modo idoneo. Il terreno delle radici appare troppo compatto con basso valore di ossigenazione. E' raramente presente nei boschi misti esposti a Sud-Ovest.

 

 

Salviamo i monumenti della natura

di Deliada Mataloni


I Gualdesi conoscono il bagolaro? Il bagolaro è un albero monumentale che cresce nel piazzale di Santa Margherita ma è rintracciabile anche nella vegetazione spontanea dei nostri boschi. Nel piazzale di Santa Margherita sorgeva un convento di monache clarisse del secondo ordine di San Francesco, costruito intorno al 1328, con l'autorizzazione del vescovo di Nocera Alessandro Vincioli. La chiesetta e il bagolaro sono ormai le uniche due testimonianze di questo passato.

Nella scuola media si è organizzato un progetto che fa parte del programma operativo territoriale 2000/2003 "Riannodando i fili di verde" e che porterà gli alunni delle classi prime: corso A e corso B dal secolare Bagolaro di S. Margherita alla scoperta del bosco.

Il prodotto finale sarà la realizzazione di un calendario con disegni sui "grandi" alberi del territorio gualdese. Si procederà in questo modo:

Orientamento sul territorio: rilevamenti storici, geografici, tecnici e scientifici.

Analisi del territorio: descrizione dello stato attuale.

Orientamento storico nella città: ricerche sui monumenti presenti.

Storia del piazzale di S. Margherita: letture e testimonianze.

Il Bagolaro di S. Margherita: conoscenza botanica dell'albero.

Scoperta del Bagolaro: specie spontanea nel bosco misto del versante sud-ovest del monte Maggio.

Con tale lavoro gli alunni saranno portati a conoscere il territorio dal punto di vista geografico-storico-scientificoantropologico. I ragazzi conoscono le realtà lontane nello spazio e nel tempo ma non cio che li circonda. Infatti nella prima uscita effettuata nel centro storico e al Piazzale Santa Margherita ci si è resi conto che i ragazzi di Gualdo non conoscono bene il centro storico e tanto meno il secolare Bagolaro.

Le discipline coinvolte sono diverse, vanno dalla geografia, alle scienze naturali-chimiche, dalla storia all'italiano, dalla tecnica al disegno. Il lavoro d'indagine e ricerca, portato avanti a classi aperte e/o chiuse, permetterà di migliorare il rapporto tra i coetanei; il confronto consentirà inoltre di acquisire consapevolezza delle proprie potenzialità e conoscere una realtà vicina ma a volte sconosciuta.

 

 

Un pezzo di storia

Gli alunni della I° E e I° F guidati dalla coordinatrice di progetto Giuseppa Pasquarelli


Noi ragazzi della I° E e I° F, della Scuola Media "Franco Storelli", stiamo realizzando un progetto che ha come scopo il recupero dell'area circostante la Rocca Flea.

Dopo aver effettuato un sopraluogo per verificare in che stato si trova questa zona, abbiamo constatato che l'area di sudovest, cioè quella che si affaccia su parte della città e su Piazza Dante, è in uno stato di degrado ambientale con rifiuti e vegetazione incolta. Ci sono automobili abbandonate, c'è addirittura un apetto: questi mezzi sono pericolosi e potrebbero essere utilizzati in maniera impropria dai ragazzi per i loro giochi. Anche camminare può essere rischioso: il terreno è in pendenza e cosparso di svariati oggetti (cocci, bottiglie, bancali ...). Più curata al contrario è la zona di nordest.

Successivamente, a scuola, abbiamo analizzato la storia del nostro castello. A questo proposito è venuto nella nostra classe l'architetto Nello Teodori, che ha curato il progetto di sistemazione della Rocca. Ci ha illustrato la storia del maniero e ci ha descritto le varie destinazioni che il monumento ha avuto nel corso dei secoli. Abbiamo saputo anche che, nel secondo dopoguerra, esso è stato adibito a carcere.

Vorremmo che nella zona di sudovest vengano eliminati la sporcizia e i rottami e venga realizzato un bel parco con alberi, fontane, fiori e panchine per permettere agli abitanti e ai turisti di godere "questa bellezza". Il parco diventerà così un bene per tutti: per i cittadini perché vi potranno trovare un luogo dove incontrarsi e chiacchierare, per i bambini che avranno a disposizione uno spazio per giocare e per stare insieme, per i turisti, che potranno riposarsi ed ammirare anche dall'esterno la Rocca, che è un bene non solo del nostro territorio ma dell'intera comunità nazionale.

 

 

Progetto Monticelli

Gli alunni delle classi 1C e 1D e il coordinatore di progetto Daniele Tittarelli


Gli alunni delle classi 1C e 1D della Scuola media "Storelli" di Gualdo Tadino, nell'ambito di una comune attività progettuale interdisciplinare, stanno svolgendo uno studio dettagliato su un'area del territorio municipale comunemente conosciuta dai gualdesi come "i Monticelli".

Il progetto è nato dalla constatazione dello stato di degrado e di abbandono in cui la zona attualmente versa, dal desiderio di promuovere il recupero ambientale e soprattutto il senso civico. Questo luogo, così vicino alla città, un tempo era zona agricola, vi si coltivavano viti che producevano il nostro vino "acetello", ulivi che ancora qua e là sono presenti, legumi e patate rosse di monte …; dal bosco sovrastante si ricavava legna e dalla cava, proprio sopra la strada asfaltata, la pietra bianca per costruire case, stalle ecc.

Con il passare del tempo da un'economia rurale la città è passata ad una artigianale e industriale, la zona, che pur è meta costante di attività sportive e ricreative, versa ora in un grave stato di abbandono:

i campi, un tempo curati, sono ridotti a sterpaglie, ove accedono liberamente auto e moto, vi si parcheggiano roulotte, sono presenti recinti e palizzate con filo spinato, muretti franati e sopraffutto tanti, tanti rifiuti.

Testimonianze:

"Ci siamo fermati e abbiamo osservato: il panorama era stupendo, davanti a noi si vedeva un paesaggio ondulato, piccole valli alternate a piccole colline ..." (B. Nicola)

"Eravamo a 597 m. sul ilveIlo del mare ed il sentiero era in gran parte ricoperto di rifiuti abbandonati dalla gente che vi passeggia ... In alcuni punti era diventato una discarica con sedie, lavatrici, scarpe vecchie …tutte cose che non dovevano essere lì ..." (P. Serena)

"Non ci sono i contenitori per i rifiuti, né barriere e cartelli stradali per impedire il passaggio di jeep, moto, macchine, non c'é controllo contro le infrazioni, le acque piovane non sono incanalate, manca un minimo di illumhazione ..." (P. Fabiola)

"Sono quindi arrivata alla conclusione che i Monticelli sono un posto stupendo che però ha bisogno di essere curato e per questo ci rivolgeremo al Comune affinché intervenga per risistemare gli impianti sportivi già esistenti e il vecchio rifugio S. Guido, per tagliare le sterpaglie, per installare cestini portarifiuti e barriere antiveicoli, per creare un sentiero che denomineremo "delle orchidee" per il fiore che vi cresce spontaneo ..." (C. Elisa)

 

 

Gualdo Tadino città dell'acqua

Due progetti degli alunni della scuola

di Laura Santini e Mauro Mancini


F.A.T.A., ovvero Fuoco, Acqua, Terra, Aria. Gli alunni delle terze classi della scuola media F. Storelli hanno preso come oggetto della loro indagine uno di questi elementi costitutivi delle realtà: l'acqua, una risorsa del nostro territorio molto sfruttata, ma non considerata come tale. Che l'acqua non fosse valutata una risorsa ce lo dicono gli stessi antichi Statuti Comunali, che, a differenza di quelli degli altri comuni, non fissano regole sui mulini e sui mugnai, forse l'abbondanza delle risorse idriche rendeva superflua ogni regolamentazione.

Se torniamo indietro nel tempo ci accorgiamo che la nostra città è vissuta anche di acqua.

Lucano afferma che la regione e la valle di Taino era irrigata da 12 vene d'acqua, limpide e fresche, e che qui venivano a ricrearsi gli antichi senatori e principi romani. La presenza delle terme a Gualdo, in epoca romana, è testimoniata da varie altre fonti.

Documenti recenti, risalenti alla fine dell'Ottocento, affermano che a Gualdo Tadino, lungo i corsi dei torrenti, c'erano tanti mulini e macinetti, qualcuno ne ha contati addirittura 150(!), rivelando così l'esistenza di una realtà imprenditoriale che forse tutti non conoscono.

Lungo i torrenti c'erano poi delle cartiere, una delle quali, quella lungo il rio Fergia, risalente, secondo una ricerca effettuata da Ennio Loreti, alla fine del 1200, apparteneva alla famiglia Miliani, che dal nostro territono ha preso le mosse per fondare l'impero della carta.

Le eredi degli antichi mulini ad acqua, fioriti soprattutto in epoca tardomedioevale con la crisi della società servile, sono le centrali idroelettriche. Documenti storici ci dicono che nella nostra città gli amministratori più volte hanno accarezzato l'idea di costruirne, senza successo, una, ma ciò che non è riuscito agli amministratori comunali è riuscito ad una ingegnosa famiglia contadina, abitante vicino ad una cascata chiamata "Sasso Pisciatoro", che, agli inizi degli anni '50 realizzò una centrale idroelettrica per portare elettricità nella propria casa. Un'altra centrale idroelettrica è stata costruita successivamente dai padri Cappuccini lungo il corso del torrente Romore. L'acqua per Gualdo non è stata solo forza motrice, ma anche prezioso liquido da imbottigliare e vendere ed è giusto allora ricordare come nella nostra città, prima della ditta Rocchetta, abbiano operato dei pionieri come Guerrieri, Baldassini, Angeli, Ferruccio e Zeffiro Righi.

In questa ricostruzione, inoltre, non va dimenticato Angelo Pascucci che scoprì e valorizzò la sorgente della Rocchetta.

Le classi terze della scuola media F. Storelli stanno appunto facendo una ricerca che tocca aspetti storici, ambientali, tecnologici con l'intento di valorizzare questa importante risorsa che nel mondo contemporaneo viene considerata sempre più preziosa, tanto da essere chiamata "l'oro bianco". Il primo lavoro consiste nel realizzare un sentiero delle sorgenti, il secondo nell'allestimento di una mostra fotografica dal titolo "Macchine mosse dall'acqua e macchine per l'acqua".

 

 

Macchine mosse dall'acqua e macchine per l'acqua

di Ines Matarazzi


Il secondo progetto, portato avanti dalle classi 3A e 3B, consiste nel ricercare e nel valorizzare una realtà imprenditoriale che nell'ultimo secolo ha prodotto ricchezza nella nostra città.

Lungo il rio Vaccara, Romore, Feo, Fergia, si possono individuare tracce, più o meno consistenti, di antichi mulini azionati dalla forza dell'acqua; questi sono quei reperti che noi abbiamo chiamato "macchine mosse dall'acqua".

Con il termine "macchine per l'acqua" intendiamo invece proprio quegli strumenti utilizzati per imbottigliare l'acqua. C'è tutta una serie di documentazione sparsa che noi vogliamo raccogliere: presso i vecchi stabilimenti della Rocchetta sono state salvate alcune macchine utilizzate per l'imbottigliamento dell'acqua e per il confezionamento di bibite, ma, delle altre macchine, è anche possibile, attraverso alcune testimonianze dirette, ricostruirne graficamente la struttura; presso alcune famiglie gualdesi è possibile ancora trovare manifesti pubblicitari, etichette, tappi delle bottiglie, bottiglie che si chiudevano con una pallina … Il nostro progetto consiste nello studiare il funzionamento delle varie macchine e nel documentare, con una mostra fotografica, tutti questi reperti. Alla fine del corrente anno scolastico saremo in grado di presentare alla città una serie di fotografie e ricostruzioni grafiche, il tutto commentato da annotazioni storiche e tecnologiche. E' nostra intenzione inoltre costruire un modellino funzionante di macchina mossa dall'acqua.

Si è scelto di lavorare su questo argomento per la sua rilevanza sociale, ma anche perché è ricco di contenuti culturali che investono varie discipline: l'italiano, la storia, le scienze, la tecnica, il disegno.

Il nostro lavoro potrebbe essere il primo tassello di quel museo delle acque, più volte ipotizzato dall'assessore alla cultura Mario Anderlini e dalla Rocchetta Spa, la cui realizzazione dovrebbe veder coinvolti alunni di tutte le scuole, dalle elementari alle superiori. Un esempio in tal senso ci viene dalle scuole del Comune di Bologna che hanno realizzato un museo della tecnologia che si può visitare anche cliccando al sito www.comune.bologna.it/patrimonioindustriale/mulini.htm.

 

 

Il sentiero delle sorgenti

di Maria Luisa Santini


La salubrità dell'aria, la ricchezza di vegetazione e l'abbondanza delle acque sorgive, sono state da sempre le caratteristiche di questo angolo dell'Umbria, tanto che il cronista medioevale dice di Gualdo: "è irrorata da acque fresche e limpide che sgorgano perenni da dodici sorgenti inesauribili sui bei monti verdeggianti e nei boschi dell'Appennino".

L'obiettivo che ci siamo prefissi è quello di valorizzare la risorsa acqua costruendo un sentiero che porti l'escursionista a gustare quei beni rintracciabili nell'area pedemontana e che sono: l'acqua, l'aria, i resti archeologici, tratti di bosco, gli uliveti. Con l'aiuto della locale sezione del CAI le classi 3De 3C stanno individuando un percorso che, partendo dalla sorgente di Vaccara, porti a Capodacqua, a Santo Marzio, alla Rocchetta, al fontanile della pineta di Roti. E' un viaggio alla scoperta della natura, ma anche delle nostre radici storiche: il sito archeologico del Colle dei Mori, la valle degli eremi, la Gualdo di Valdigorgo. Possiamo figurativamente dire che il sentiero delle sorgenti è lungo 2000 anni di storia locale, un avvincente viaggio che parte da Santo Marzio nel XII sec. a.C. e ritorna di nuovo a Santo Marzio nel 1237 d.C. E' importante che i giovani conoscano la storia del loro paese, le sue origini, il suo trasformarsi nel tempo, le sue primarie risorse, gli eventi più importanti che l'hanno portata ad essere quello che è. Come in una sorta di macchina del tempo, l'alunno incontra, lungo il percorso, insediamenti preistorici, la civiltà dei Tarsinater (nemici degli lkuvini), i monaci degli antichi eremi di Gervasio e Protasio, l'incendio distruttivo della città.

Il risultato del lavoro sarà un sentiero attrezzato di tipo turistico, nel quale verranno posti dei cartelli illustrativi, che evidenziano le cose interessanti che si trovano lungo il percorso, sintesi di uno studio attento del territorio, sotto l'aspetto storico, geografico, scientifico.

Al di là dell'importanza sociale dell'iniziativa, va messa in evidenza l'importanza didattica: la scuola cerca di rendere gli alunni non solo fruitori ma produttori di cultura. Le varie materie danno apporti conoscitivi di natura storica, linguistica, scientifica; gli alunni esercitano le loro abilità espressive e comunicative non astrattamente, ma applicandole su prodotti concreti.

 

 

L'alimentazione e i giovani

di Laura Franceschini


L'OFFERTA FORMATIVA:

Il progetto "Alimentazione e i giovani" è un programma educativo che vede coinvolti gli alunni delle classi 2a C-D proposto per promuovere una cultura alimentare corretta e consapevole tra i giovani e per migliorare la qualità della loro vita.

Tre sono le finalità che persegue:

  • Educare i giovani a migliorare il proprio stato di salute e di benessere psico-fisico.

  • Correggere gli errori alimentari legati alla malnutrizione.

  • Riflettere sull'alimentazione odierna di tipo industriale e massificante, consumata perché "alla moda" e perché imposta dalla pubblicità.

Il progetto non pretende di dare risposte e soluzioni, ma si pone come ipotesi di partenza per avviare un percorso di ricerca e per sollecitare una nuova attenzione, uno spirito esplorativo che permetta ai giovani di sviluppare la capacità di scegliere, di selezionare.

Un aspetto sicuramente interessante del progetto è quindi quello metodologico, che vede ribaltate le tecniche tradizionali basate sulla lezione dell'insegnante e lo studio dell'allievo, per proporre il coinvolgimento dell'alunno, la sua partecipazione attiva attraverso inchieste, interviste, elaborazione di questionari e raccolta di dati; in breve l'insegnante e l'allievo insieme, costruiscono ed adoperano gli strumenti ed organizzano i mezzi per raggiungere gli obiettivi prefissati.

Per gli alunni sarà importante il prodotto finale realizzato: un fumetto, ma fondamentale sarà il processo educativo progettuale, che costituisce una competenza necessaria per l'individuo del terzo millennio.

I RAGAZZI PROTAGONISTI:

Il progetto che tratteremo nell'anno 2000/2001, come attività integrativa con indagini sul territorio, sarà dedicato all'alimentazione giovanile, con lo scopo di dare consigli ai giovani poco esperti in questo campo, per aiutarli a condurre un'alimentazione adeguata e sana.

I protagonisti di questo progetto sono gli alunni delle classi seconde (C-D); questi ultimi saranno aiutati dagli operatori scolastici e da esperti che controlleranno lo sviluppo del lavoro e la realizzazione del prodotto.

Con questo laboratorio, cerchiamo di integrare il normale studio disciplinare con attività che insegnano ad organizzare il lavoro in modo progettuale, attraverso inchieste e raccolta dei dati.

Questi ultimi devono essere analizzati, per poi essere riordinati in grafici e tabelle da cui trarre conclusioni.

Questo lavoro viene eseguito con attività di gruppo, talvolta individualmente.

 

 

Il calendario delle festività

di Giuliana Mariani


Il lavoro che vede coinvolti gli alunni delle classi 2A e 2B ha come argomento l'individuazione delle principali festività del territorio gualdese. Viene delineato un percorso cronologico, da gennaio a dicembre, attraverso il quale ogni festa ripercorre le tappe della tradizione, del folclore, l'aspetto religioso, artistico e musicale. I ragazzi lavorano al progetto a classi parallele, per due ore settimanali, guidati dalle rispettive insegnanti di lettere.

In tali momenti si analizza il territorio, individuando le festività, si ricostruiscono conoscenze ottenute grazie anche alla collaborazione delle famiglie, si confrontano dati, ricette, testi di canzoni, si selezionano le notizie, si archivia il materiale, si strutturano le interviste, si scrivono lettere d'invito, si ascoltano testimoni. L'intento di questo lavoro è di realizzare un calendario-mappa delle festività in cui tradizione religiosa e laica, folclore e musica, s'intrecciano fra loro, dove ogni tassello è un tratto significativo della storia umana locale, in cui l'abitante può riconoscersi e "il forestiero" può soffermarsi a curiosare. Appaiono evidenti, anche se fin qui tacitati, i diversi ambiti disciplinari coinvolti, sia nei momenti d'incontro sia nelle ore curriculari specifiche, che fanno sì che l'attività divertente e giocosa, sia al contempo formativa, ed educativa.

Le conoscenze e le abilità interessano l'area geografica, storico-artistica, musicale, scientifico-tecnologica; l'educazione linguistica funge da supporto trasversale di comunicazione.

Da non dimenticare che ogni occasione d'incontro è un momento importante per l'integrazione e la costruzione dei rapporti interpersonali.

Elemento guida del lavoro è un viaggio a ritroso nel tempo fin dove la memoria e le testimonianze possono condurci.

Si tratta di riscoprire le radici della nostra quotidianità, di compiere un'analisi del nostro territorio nel tempo presente, di rilevare punti d'incontro e di fusione tra il passato e il presente e di individuare quanto sia stato dimenticato, cancellato o mantenuto.

 

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