L'ECO di Nocera Umbra

 

N.20 - 22 ottobre 2000

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Nocera Umbra

DAL CIRCOLO "IL CAMPANACCIO" DI LEGAMBIENTE

Il martin pescatore non vola più qui

A tre anni dal sisma che il 26 settembre 1997 colpì l’Umbria e le Marche

di Massimiliano Squadroni


I media nazionali sono tornati ad accendere i riflettori sulla gente dei containers, l’Italia ha scoperto che dopo tre anni, siamo ancora dove ci avevano lasciato e probabilmente non comprenderanno le regioni di questo "assurdo" ritardo, generalizzando e traendo conclusioni del tipo: è un problema politico…, che stanno ad aspettare…, perché non fanno una rivolta … è difficile spiegarne i motivi; errori sono stati commessi a tutti i livelli, Comuni, Regione, tecnici, tutti, ma non la gente! Non si può in nessun modo colpevolizzare la gente, soprattutto gli abitanti della montagna, gente umile, ma non fessi, sanno bene cosa significa passare un altro inverno nei containers, lì fa freddo veramente. Quella gente ha accettato umilmente ogni decisione presa dall’alto, compreso il progetto " Fuori dai containers entro il 2000", sbandierato a gran voce all’inizio dell’anno, che probabilmente non riuscirà a raggiungere il risultato prefissato.

Saranno in molti, purtroppo, a festeggiare il nuovo anno ancora nei containers e non solo a Nocera.

Legambiente e Osservatorio Caritas hanno più volte ribadito che questa scelta, seppure comprensibile allo stato attuale, poiché non si possono lasciare intere famiglie con anziani e bambini in pochi metri quadrati per svariati anni, è arrivata in colpevole ritardo e non ha fatto altro che dirottare risorse umane ed economiche per la realizzazione di centinaia di alloggi in legno (chiamiamole pure baracche), impedendo che quelle stesse risorse fossero impiegate nella ricostruzione pesante, di fatto ancora al palo. Si parla di miliardi e di mesi di lavoro: circa 80 miliardi per alcuni dei Comuni di fascia A, dei quali più di 30 solamente per Nocera, per sostituire i moduli abitativi con alloggi ERP e prefabbricati in legno e la "task force" totalmente impegnata in questo progetto.

Che Nocera sia in difficoltà non è un mistero, è anche vero che nessun altro territorio ha riportato ferite così profonde, il centro storico quasi completamente da ricostruire, più dell’80% degli edifici danneggiati, la ricostruzione si presenta più complessa che in ogni altro comune danneggiato dal sisma. Di tutte le frazioni, vorrei però soffermarmi su quella di Nocera Scalo, il PIR (piano integrato di recupero) è stato discusso in questi giorni in consiglio comunale, si attendevano i risultati dell’indagine geologica e già in passato sono emersi scenari apocalittici. Esiste la possibilità che non si possa ricostruire nel tratto che dal torrente Caldognola va fino al passaggio a livello, partendo dal ponte che permette alla vecchia Flaminia di attraversare il fiume. Si è detto che un eventuale terremoto distruttivo in concomitanza con il regime di piena dei due fiumi, genererebbe fenomeni di liquefazione del terreno. Il fiume è un elemento naturale e come tale va rispettato: è sicuramente più sensato delocalizzare le case danneggiate a rischio di esondazione, piuttosto che modificare il corso del fiume con interventi ad elevato impatto ambientale.

"Tempo fa, diversi anni prima del terremoto del ’97, passavo spesso di lì, attraversavo il ponte sopra il fiume, anzi i fiumi, perché è qui che il torrente Caldognola confluisce con il Topino, ogni giorno mi recavo a piedi a scuola, poi il pomeriggio a giocare a calcio nel campetto vicino alla Chiesa, o magari a pesca. Mentre attraversavo il ponte, mi fermavo ad osservare l’acqua che scorreva veloce, spesso riuscivo a vedere i pesci e qualche volta assistevo ad un vero spettacolo della natura: una "macchia azzurra" volava rapidamente sopra il pelo dell’acqua e poi si immergeva improvvisamente, e altrettanto velocemente riemergeva, riprendeva a volare e si perdeva in mezzo alla folta vegetazione. Molte volte mi sono chiesto cosa fosse".

"Ricordo anche di un anno (credo fosse alla fine degli anni ’70) che di notte, dopo giorni di pioggia, il torrente Caldognola allagò diverse abitazioni lungo il suo corso, causando gravi danni alle colture ed agli allevamenti di bestiame. Quella fu una vera alluvione. Il Caldognola era tracimato, ma non il Topino. Da che mondo è mondo i torrenti si ingrossano per le forti piogge, rompono gli argini e allagando i campi circostanti perdono energia in modo del tutto naturale, ed è un bene, altrimenti chissà cosa accadrebbe a valle".

Alcuni anni fa sono stati realizzati interventi di sistemazione idraulica del Caldognola, per un bel tratto è stato trasformato in un canale, le sponde cementificate, la vegetazione tagliata totalmente. Ora quando le piogge cadono copiose in autunno, l’acqua acquista una velocità impressionante, talmente veloce che, il Topino fatica a far confluire le proprie acque, che ristagnano così da sembrare ferme, con ovvi rischi per le abitazioni circostanti. Il Caldognola non tracima più dove lo ha fatto per anni, le sue acque più violente che ormai vanno a far danni più a valle.

 

"Ora guardando il fiume, lo scenario è desolante, non ci sono più alberi, non ci sono più pesci, un intero habitat è stato cancellato, distrutto. Non vedo più il martin pescatore volare, uno degli uccelli più belli del nostro ambiente fluviale, che nidifica sulle sponde dei corsi d’acqua. Un uccello incantevole per la sua colorazione di azzurro brillante, abile come un rapace nel catturare le prede. Come potrebbe nidificare in assenza di sponde naturali e vegetazione? Cosa potrebbe mangiare in assenza di pesci? Il suo ambiente è stato distrutto e lo sarà per molte decine di anni, forse per sempre".

Sembra che un intervento simile a quello del Caldognola sia previsto anche per il Topino, "interventi di sistemazione idraulica, dicono". Allargandone del doppio l’alveo, cementificandone le sponde, gli ingegneri pensano di abbassare il livello dell’acqua, con l’intento di limitare infiltrazioni nel terreno ed impedire la concomitanza di un possibile evento sismico distruttivo con un’eventuale alluvione. Tutto ciò senza considerare il deflusso minimo vitale del fiume, cioè senza valutare la minima quantità d’acqua necessaria alle specie ittiche, ai macro e microinvertebrati e alla vegetazione ripariale, per vivere e riprodursi. Un intervento del genere metterebbe a seria prova l’intero ecosistema e come sta accadendo per il Caldognola ci vorrà molto tempo per tornare all’equilibrio iniziale.

Ancora una volta la ricostruzione sembra non tenere minimamente conto dell’ambiente, del rispetto e della tutela del territorio. Ci meravigliamo dell’abusivismo edilizio e del degrado del territorio delle regioni del mezzogiorno, che emerge ad ogni pioggia un po’ più abbondante del solito e poi permettiamo che vengano ricostruiti o riparati edifici danneggiati a pochi metri di distanza dai corsi d’acqua, quando le leggi in materia parlano di zone di rispetto non edificabili per decine di metri, tenendo in considerazione gli eventi alluvionali del passato e i loro tempi di ritorno.

I PIR sono stati pensati e attuati come strumenti di recupero integrati, con l’intento cioè di considerare, intervenire e possibilmente migliorare, le infrastrutture, strade, illuminazione, fogne e quant’altro. E l’ambiente? Chi difende il nostro territorio, ora più compromesso che mai? La collina delle macerie è ancora lì, le cave sono a pieno regime, rifiuti ingombranti e inerti dispersi un po’ ovunque, prefabbricati realizzati in maniera a dir poco selvaggia su gran parte del territorio, le piccole stalle in pietra dislocate e trasformate in fortificazioni in cemento armato, mostri di tre-quattro piani costruiti nei piccoli centri rurali della montagna come se fossimo in un quartiere di una grande città, il volume edilizio è di fatto triplicato! Il nostro ambiente appare già ora degradato, cerchiamo di impedire che altri scempi come quello che interesserà il fiume Topino vengano commessi. Non sarà certamente un fiume "canalizzato" a salvare le case di Nocera Scalo, non importa a nessuno se il fiume verrà stravolto, se non ci saranno più pesci e se il martin pescatore non volerà più!

 

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