L'ECO del Serrasanta

 

N.20 - 22 ottobre 2000

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Personaggi

RICORDI

Il capitano Remo Coletti

di Alberto Cecconi


09ilcap.jpg (44049 byte)Sono trascorsi oltre 50 anni da quella tragedia di guerra; ma il ricordo è ancora vivissimo a Gualdo Tadino ed in Umbria tra chi ne conobbe i generosi protagonisti. Ne rimasero vittime in Albania 150 militari, tra cui molti ufficiali del 129° fanteria e di altri reparti della Divisione " Perugia". Era il 7 ottobre 1943.

La tragedia ebbe origine dai fatti dell’8 settembre; per aggravarsi il 15 del mese, quando la Divisione " Perugia" lasciò la zona di Argirocastro, con l’avvio del ripiegamento su Porto Edda, per un rimpatrio scaglionato. Il 129° fanteria ed alcuni reparti del 151° artiglieria ebbero l’incarico di coprire il ripiegamento di tutta la Divisione, operazione che era ostacolata da forti nuclei di alpini tedeschi appoggiati da alcuni nazionalisti albanesi. Tutto procedé ordinatamente sino al 25 settembre (furono caricati anche i degenti degli ospedali da campo), anche se alcuni navi subirono poi, durante la traversata, attacchi via mare ed aerei da parte dei tedeschi, con naufragi e forti perdite umane tanto che solo un quarto degli imbarcati sembra siano riusciti a raggiungere le sponde italiane.

Dal 25 settembre, però, la situazione precipitò a Porto Edda, quando furono diffusi manifestini che invitavano i soldati ad imbarcarsi in un altro porto: alcuni ci credettero e, a Porto Edda, arrivarono i tedeschi: i militari del 129° e del 151° si trovavano così improvvisamente minacciati anche alle spalle e la sera del 5 ottobre molti furono presi prigionieri dai tedeschi. Fu in questa circostanza – tanto risulta anche dalla comunicazione del capitano Enrico Casaccia Gibelli alla signora Tina Coletti di Gualdo Tadino, datata 2 settembre 1944 – che si verificò un episodio di eroismo e di amicizia di straordinario rilievo tra due umbri, il perugino Rodolfo Betti, che operava nei servizi come amministratore, ed il capitano gualdese Remo Coletti,. I tedeschi chiesero che uscissero dal gruppo degli ufficiali prigionieri gli addetti ai servizi: era il caso di Betti, il quale, per la fraterna amicizia che lo legava a Coletti, volle restargli accanto anche in quei momenti drammatici. Decisione fatale, perché, nonostante le successive richieste di altri ufficiali, compreso Coletti, perché fosse risparmiato, anche Betti rimase vittima delle decisioni militari degli ex alleati e la mattina del 7 ottobre, alle 10,40, a Kucj, in Albania, ove tanti militari caddero sotto il piombo tedesco, tra essi c’erano parecchi umbri, tra cui il capitano Remo Coletti di Gualdo Tadino ed il tenente Rodolfo Betti di Perugia, il sottotenente Egisto Biagini del Comando del 129° Fanteria ed il Capitano Luigi Minelli del Comando del battaglione ciclisti.

Le salme sono state poi composte in tre tombe sulla riva dello Sciusitza e se ne attende ancora il doveroso rimpatrio.

 

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