L'ECO di Costacciaro |
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Le fortificazioni minori del territorio di Euro PulettiNei numeri precedenti abbiamo parlato delle torri e delle porte del castello di Costacciaro; ma, oltre a quelle già ricordate, anche altre opere murarie riferibili a presidi fortificati minori dovevano esistere, sin da epoca antichissima nella curia del castello di Costacciaro; nella sua villa più importante, Villa Col de Canali, il cui nucleo più antico potrebbe forse indicarsi nella Piazza Padella, in corrispondenza di quella piccola casa con pareti rotondeggianti, detta "La Rotonda" o "La Ritonda", stranamente simile al vestigio duna torre medioevale, posta a dominio della sottostante campagna. Questa torre doveva essere formalmente confrontabile con quella, costacciarola, "dei Martella della Fossa". La toponomastica, infatti, ci indica un luogo ove sorgeva, probabilmente, un manufatto di natura militare che doveva situarsi nellodierna località, contigua alla Flaminia, detta Il Castello. Siccome, però, a questo fantomatico maniero non sembra farsi cenno nella ponderosa opera dello scomparso dottor Piero Luigi Menichetti, in cui figurano tutte le costruzioni difensive del Comune di Gubbio, ossia i baluardi del suo formidabile comitato, si deve ritenere che esso fosse antecedente al XIII secolo e rimontasse, forse, allalto Medioevo. Poteva cioè trattarsi di una dimora feudale. Questipotesi può essere avvalorata dal fatto che della costruzione non sembra più rilevarsi traccia alcuna. Unaltra attestazione, questa volta certa, della presenza umana non lontano dalla località Il Castello ci è fornita dal rinvenimento, in una cava di breccia abbandonata, di due tombe riferibili ad una popolazione germanica, come i Longobardi. Tali sepolture, scoperte nellottobre del 1984, in località I Martinelli, a circa 500 metri dalla Flaminia, furono esplorate dalla Soprintendenza Archeologica per lUmbria, che le datò nel VI-VII secolo d.C.ed erano assimilabili a quelle longobarde della necropoli scoperta in località Pettinara di Nocera Umbra. Nella curia del castello di Costacciaro, esistevano altre probabili torri e rocche, queste ultime di sola vedetta, come quella dalla quale si denomina, ancor oggi, unantecima del Monte le Gronde, La Torretta, e la rocca che ha fatto nascere i toponimi Pie la Rocca e I Rocconi, anticamente presente sul vertice del Monte La Croce di Villa Col de Canali. Una torre, ora troncata al vertice, e databile tra i secoli XV e XVI, "faceva la guardia", infine, al Palazzo Lupini di Rancana, che la tradizione popolare del luogo vuole essere stato costruito, come dimora estiva di caccia, dai duchi dUrbino. Per concludere questo breve excursus sulle torri costacciarole, farò un breve cenno ad un tipo tutto particolare di torre: la torre colombaria. A Villa Col de Canali, infatti, sul finire degli anni 60, il dottor Ivo Puletti, allora medico condotto di Costacciaro, portò a termine, "in solitaria", la costruzione di unelegante torre colombaria quadrilatera di pietra calcarea bianca e rosata, e di circa otto metri daltezza. La torretta, presenta tre aperture principali sul lato settentrionale, la porta dingresso ad arco, una finestra, sempre a volta, ed un oculus rotondo, vale a dire un lucernario. Altre due aperture si aprono sul lato meridionale e su quello occidentale. Le pareti del manufatto sono, poi, comè naturale, piene di "bocchette" per consentire ai piccioni di ripararsi e nidificare. Interessanti, alcune pietre di spoglio, impiegate per lerezione del manufatto: lastre della vecchia pavimentazione in pietra arenaria del Corso di Scheggia ed una pietra archeologica romana, forse proveniente da Villa Scirca. Bello è, poi, il coronamento a merli guelfi, che ingentilisce alquanto laspetto della costruzione. Oltre a porte e torri, a Costacciaro furono pure demoliti i tre begli arconi che chiudevano, ad est, la piazza del mercato, concesso (e poi revocato) a Costacciaro dai duchi dUrbino. Questi archi della "platea magna mercatalis", ancora visibili in talune foto dei primi del Novecento, furono successivamente demoliti per far posto ai giardini ed allasilo infantile. Sui tre superstiti arconi che chiudevano il lato settentrionale della piazza del mercato, fu, in progresso di tempo, innalzata (relata refero) labitazione civile dei signori Giombetti. I grandi e bei lavatoi, presenti in questo stesso luogo, e costituiti di grossi conci squadrati di pietra, furono anchessi demoliti. Costacciaro era, altresì, dotato duna capillare rete di cunicoli, scavati nel conglomerato (dialettalmente "griccia"), ed interpretabili come vie di fuga o luoghi di rifugio in caso di espugnazione del castello, ma, anche, semplicemente, come accesso allantico acquedotto voluto dai Montefeltro, che adduceva acqua alle Fonte del Trióne. Molti ingressi a questi meati sotterranei, come quello delle Grotte, ci sono noti, mentre altri, come quello che si sarebbe dipartito dal pozzo del palazzo Fauni-Chemi, sono solo ipotetici e congetturali. Tale palazzo, che, fra i secoli XV e XVII, assurse, probabilmente, al rango di dimora temporanea dei duchi dUrbino, fu eretto proprio sopra il circuito meridionale delle mura di Costacciaro, qui visibilmente fondate sopra la locale roccia conglomeratica.
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