L'ECO di Costacciaro

 

N.19 - 8 ottobre 2000

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Costacciaro


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Le fortificazioni minori del territorio

di Euro Puletti


Nei numeri precedenti abbiamo parlato delle torri e delle porte del castello di Costacciaro; ma, oltre a quelle già ricordate, anche altre opere murarie riferibili a presidi fortificati minori dovevano esistere, sin da epoca antichissima nella curia del castello di Costacciaro; nella sua villa più importante, Villa Col de’ Canali, il cui nucleo più antico potrebbe forse indicarsi nella Piazza Padella, in corrispondenza di quella piccola casa con pareti rotondeggianti, detta "La Rotonda" o "La Ritonda", stranamente simile al vestigio d’una torre medioevale, posta a dominio della sottostante campagna. Questa torre doveva essere formalmente confrontabile con quella, costacciarola, "dei Martella della Fossa". La toponomastica, infatti, ci indica un luogo ove sorgeva, probabilmente, un manufatto di natura militare che doveva situarsi nell’odierna località, contigua alla Flaminia, detta Il Castello. Siccome, però, a questo fantomatico maniero non sembra farsi cenno nella ponderosa opera dello scomparso dottor Piero Luigi Menichetti, in cui figurano tutte le costruzioni difensive del Comune di Gubbio, ossia i baluardi del suo formidabile comitato, si deve ritenere che esso fosse antecedente al XIII secolo e rimontasse, forse, all’alto Medioevo. Poteva cioè trattarsi di una dimora feudale. Quest’ipotesi può essere avvalorata dal fatto che della costruzione non sembra più rilevarsi traccia alcuna. Un’altra attestazione, questa volta certa, della presenza umana non lontano dalla località Il Castello ci è fornita dal rinvenimento, in una cava di breccia abbandonata, di due tombe riferibili ad una popolazione germanica, come i Longobardi. Tali sepolture, scoperte nell’ottobre del 1984, in località I Martinelli, a circa 500 metri dalla Flaminia, furono esplorate dalla Soprintendenza Archeologica per l’Umbria, che le datò nel VI-VII secolo d.C.ed erano assimilabili a quelle longobarde della necropoli scoperta in località Pettinara di Nocera Umbra.

Nella curia del castello di Costacciaro, esistevano altre probabili torri e rocche, queste ultime di sola vedetta, come quella dalla quale si denomina, ancor oggi, un’antecima del Monte le Gronde, La Torretta, e la rocca che ha fatto nascere i toponimi Pie’ la Rocca e I Rocconi, anticamente presente sul vertice del Monte La Croce di Villa Col de’ Canali. Una torre, ora troncata al vertice, e databile tra i secoli XV e XVI, "faceva la guardia", infine, al Palazzo Lupini di Rancana, che la tradizione popolare del luogo vuole essere stato costruito, come dimora estiva di caccia, dai duchi d’Urbino. Per concludere questo breve excursus sulle torri costacciarole, farò un breve cenno ad un tipo tutto particolare di torre: la torre colombaria. A Villa Col de’ Canali, infatti, sul finire degli anni ’60, il dottor Ivo Puletti, allora medico condotto di Costacciaro, portò a termine, "in solitaria", la costruzione di un’elegante torre colombaria quadrilatera di pietra calcarea bianca e rosata, e di circa otto metri d’altezza. La torretta, presenta tre aperture principali sul lato settentrionale, la porta d’ingresso ad arco, una finestra, sempre a volta, ed un oculus rotondo, vale a dire un lucernario. Altre due aperture si aprono sul lato meridionale e su quello occidentale. Le pareti del manufatto sono, poi, com’è naturale, piene di "bocchette" per consentire ai piccioni di ripararsi e nidificare. Interessanti, alcune pietre di spoglio, impiegate per l’erezione del manufatto: lastre della vecchia pavimentazione in pietra arenaria del Corso di Scheggia ed una pietra archeologica romana, forse proveniente da Villa Scirca. Bello è, poi, il coronamento a merli guelfi, che ingentilisce alquanto l’aspetto della costruzione.

Oltre a porte e torri, a Costacciaro furono pure demoliti i tre begli arconi che chiudevano, ad est, la piazza del mercato, concesso (e poi revocato) a Costacciaro dai duchi d’Urbino. Questi archi della "platea magna mercatalis", ancora visibili in talune foto dei primi del Novecento, furono successivamente demoliti per far posto ai giardini ed all’asilo infantile. Sui tre superstiti arconi che chiudevano il lato settentrionale della piazza del mercato, fu, in progresso di tempo, innalzata (relata refero) l’abitazione civile dei signori Giombetti. I grandi e bei lavatoi, presenti in questo stesso luogo, e costituiti di grossi conci squadrati di pietra, furono anch’essi demoliti. Costacciaro era, altresì, dotato d’una capillare rete di cunicoli, scavati nel conglomerato (dialettalmente "griccia"), ed interpretabili come vie di fuga o luoghi di rifugio in caso di espugnazione del castello, ma, anche, semplicemente, come accesso all’antico acquedotto voluto dai Montefeltro, che adduceva acqua alle Fonte del Trióne. Molti ingressi a questi meati sotterranei, come quello delle Grotte, ci sono noti, mentre altri, come quello che si sarebbe dipartito dal pozzo del palazzo Fauni-Chemi, sono solo ipotetici e congetturali. Tale palazzo, che, fra i secoli XV e XVII, assurse, probabilmente, al rango di dimora temporanea dei duchi d’Urbino, fu eretto proprio sopra il circuito meridionale delle mura di Costacciaro, qui visibilmente fondate sopra la locale roccia conglomeratica.

 

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