L'ECO del Serrasanta

 

N.19 - 8 ottobre 2000

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SAN PELLEGRINO

Il teatro e la festa quinquennale

Il 5 settembre scorso, nel quadro delle manifestazioni precedenti la Festa quinquennale della Madonna di Montecamera, una improvvisata "compagnia teatrale" ha allietato la serata dei Sanpellegrinesi con una rappresentazione dialettale in quattro atti. Il filo conduttore della "pièce": la vita nei containers dopo il terremoto. La tragicommedia ha riscosso un grosso successo di pubblico, con una presenza che è stata stimata tra i 400 e 500 spettatori.

 

 

"Casa mia … terremotata"

di Stefania Fumanti


13sanp1.jpg (10575 byte)Ringrazio L'ECO del Serrasanta per avermi concesso questo spazio che mi consente di esprimere la mia gratitudine, oltre che delle riflessioni, in riferimento alla rappresentazione suddetta.

"Casa mia … terremotata", infatti, ha riscosso un successo tanto inaspettato quanto a me gradito.

Non avrei mai pensato realmente di ricevere con la mia "compagnia" improvvisata tanti complimenti da parte dei miei compaesani e non solo. D'altronde, io non avevo mai prima d'ora scritto nulla e tanto meno i miei amici avevano mai pensato di poter un giorno "calcare le scene".

Il tutto è stato pensato e realizzato in pochissimi giorni e con mezzi davvero di fortuna; abbiamo, cioè, messo in pratica l'arte di arrangiarsi.

E' stato divertente, tanto divertente, ma non soltanto questo. Per noi è stato molto di più. Abbiamo cercato nel nostro piccolo di dire delle cose serie, utilizzando il sorriso, abbiamo voluto attirare l'attenzione su un problema che ancora, purtroppo, affligge pesantemente molti nostri amici e che ci sembra, invece, affligga sempre meno coloro che sarebbero preposti a risolverlo: la vita nei containers.

E' un argomento, questo, non semplice da trattare, vista la delicatezza della situazione e soprattutto considerando la sofferenza che ciò procura a chi ancora deve trascorrere le proprie giornate in quelle scatole di lamiera.

Io quella sofferenza la conosco molto bene, perché per due anni ho occupato con la mia famiglia uno dei containers del villaggio di San Pellegrino.

Conosco bene gli spazi ristretti, l'umidità, il caldo asfissiante, i rumori e quel senso di precarietà che caratterizza i giorni e le notti trascorsi in quelle case che non sono case, tra quelle pareti che non sono muri.

Sapete cosa succede?

Succede che si rischia di perdere la propria dignità, si arriva quasi al punto di provare vergogna e un senso di disagio che è molto peggio di non avere un divano o una vasca da bagno.La casa, la propria casa non è solo mobili, tappeti e pareti di cemento. E' ben altra cosa e molto di più una casa. Ci sono odori, rumori, colori, ricordi e un'atmosfera che solo in casa propria uno avverte, c'è la propria storia e i sogni per il futuro, c'è comunque sempre un senso di sicurezza, di tranquillità, di appagamento.

Io, ci ho fatto un figlio in un container ed un altro ci ha passato due anni della sua fanciullezza. Mi sono sentita così inadeguata come madre, quasi colpevole, ogni qualvolta li guardavo e vedevo che soprattutto quello di 10 anni, Andrea, non ci voleva stare lì, non riusciva proprio ad adattarsi e a sostenere quel nuovo forzato modo di vivere.

Ho sorriso a denti stretti quando dovevo consolarlo e ho pianto in macchina, per non farmi sentire, perché in un container non hai neanche la possibilità di piangere di nascosto. Ho provato una rabbia così forte ogni volta che mi venivano a dire che presto tutto si sarebbe risolto e che non bisognava lamentarsi, che ho rischiato di diventare quasi violenta.

Con che faccia venivano a dirmi che in fondo non era poi così tragica la situazione, che bastava avere pazienza e tutto sarebbe tornato come prima.

Già, con che faccia uno che vive nel tepore della propria casa può pretendere di venirti a fare delle paternali, oltre che promesse ridicole, quando tu stai vivendo i peggiori giorni della tua vita.

Sì, perché si pensa che un "terremotato" abbia solo e soltanto il problema di non avere più una casa, come se questo ti rendesse immune a tutti gli altri problemi che comunque caratterizzano la vita di ognuno.

Ci sono malati nei containers, ci sono handicappati, c'è gente che non sa come arrivare alla fine del mese, perché con uno stipendio misero deve pagare i libri per i figli, comprarsi da mangiare e pagare la luce.E' vero, questa è la vita, ma sapeste che differenza c'è tra l'affrontare un problema in un container piuttosto che in casa propria.

Io, quando ho messo in piedi la commedia "Casa mia … terremotata", avevo un grande timore: quello di non essere capita dai miei amici che ancora vivono nel villaggio containers, avevo un gran paura di non riuscire ad esprimere quello che anche loro avrebbero voluto gridare.

Desideravo molto, moltissimo, trasmettere la mia solidarietà, quella degli attori e del pubblico, a quelle persone con le quali per parecchio tempo avevo condiviso tante tristezze e, perché no, anche qualche risata. Volevo fortemente che Germana, Idea, zia Marina,. Anna, Puleo e tutti gli altri che ancora sono lì nel villaggio containers di San Pellegrino, avessero voce, e che sentissero con che partecipazione, con che forza e anche con che rabbia noi tutti gli siamo vicini.

Continuano a dirci che entro il 2000 tutti i terremotati saranno rientrati a casa, ma io purtroppo continuo a pensare che senza un qualche miracolo …

Non so se i ritardi innegabili che stanno caratterizzando la ricostruzione dei nostri paesi sia da addebitarsi a responsabilità di amministratori o di tecnici, in realtà non voglio neanche saperlo, perché io come cittadina che paga le tasse non ho il dovere di indagare sulle carenze e sulle inadempienze.

Io e i miei amici terremotati abbiamo, invece, tutti, il diritto di rivedere presto, il più presto possibile, San Pellegrino vivo e vivibile, come era prima del terremoto.

 

 

Fioritura fuori stagione

A San Pellegrino fioriscono i ciliegi anche a settembre


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La festa quinquennale


La festa quinquennale, in onore della Madonna di Monte Camera, é stata precedutada una solenne Missione, predicata da Padri Cappuccini di Venezia. I religiosi, due di loro ancora studenti di teologia, nella giornata, hanno visitato le famiglie e si sono trattenuti in esse: soprattutto dove c'erano malati. Nella serata, ci sono stati incontri con tutta la comunità parrocchiale.

Una serata è stata guidata dal biblista Mons. Oscar Battaglia, il quale, con la chiarezza e la competenza che gli sono proprie, ha trattato il tema: "La Madonna nei Vangeli". Alla fine della relazione, durata oltre un'ora e mezza, molti e interessanti sono stati gli interventi dell'assemblea, la quale ha espresso il desiderio di ulteriori incontri con il suddetto relatore.

La sera del sette settembre, la sacra immagine della Madonna è stata portata, come tradizione, nella Chiesa parrocchiale, ma il tragitto e le disposizioni programmate sono state completamente stravolte dalla pioggia.

Il giorno otto c'è stata una solenne concelebrazione con i Sacerdoti della Vicaria di Gualdo Tadino, presieduta dal Vescovo diocesano Mons. Sergio Goretti.

La liturgia è stata animata da un gruppo di giovani della Parrocchia.

 

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