L'ECO del Serrasanta |
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Pianeta scuola |
Una scuola nuova? di Antonio CampioniIl nuovo anno scolastico è incominciato con una serie di innovazioni che hanno rivoluzionato il mondo della scuola. Entrano in funzione i cicli, linnalzamento dellobbligo scolastico, gli accorpamenti degli istituti, la nuova amministrazione e lautonomia degli istituti. E di questo che voglio parlare perché rappresenta la vera novità di fondo dellanno scolastico 2000-2001 che sarà ricordato come lanno della svolta. Presidi, docenti e studenti verificheranno sulla loro pelle la bontà o meno di queste riforme che da questanno dànno vita alla "Scuola dellautonomia". La devolution è attesa alla prova dei fatti. Da questanno le scuole hanno personalità giuridica e autonomia didattica, organizzativa e di ricerca. Nel quadro della flessibilità cambieranno orari, programmi e metodi di organizzazione, di valutazione e di studio. Ogni scuola si regolerà autonomamente e ogni studente potrà personalizzare il proprio percorso di studi. Entro un monte ore obbligatorio annuo le scuole avranno ampia libertà di calendario degli orari e possono attuare la settimana corta. E previsto un piano di "dimensionamento" di accorpamento degli istituiti: ogni scuola avrà in media circa 600 alunni. Scompaiono i provveditorati agli studi per lasciar posto alle Direzioni regionali guidate da manager. Mentre se ne va la figura del preside e subentra quella del Dirigente manager come nei provveditorati. Lobbligo scolastico sale a 15 anni e parte anche quello formativo a 18 anni: i ragazzi dovranno seguire corsi di specializzazione e attività formative. Anche la parità muove i suoi primi passi: nasce il sistema di istruzione integrato, mettendo sullo stesso piano le scuole statali e le private paritarie. I docenti hanno iniziato lanno come sempre: senza rumore o scossoni. Forse hanno accettato tutto, forse stanno valutando le novità. Quello che è certo che con le innovazioni nascono molti problemi e lautonomia degli istituti garantisce e rassicura quelli che sono ricchi e ricevono finanziamenti dalle aziende perché la scuola crei per loro personale idoneo e di buon livello da immettere sul mercato. Quelle che non troveranno finanziamenti "industriali" diverranno scuole cenerentola, di grado basso e dovranno andare avanti tra tante difficoltà.
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Martiniello: "Adeguare la
scuola al territorio"
di Alberto Cecconi "La gestione autonoma del lavoro ci consente di adeguare
la scuola al territorio, rendendo più incisiva la nostra azione". E questo il
pensiero fondamentale del Preside prof. Vittorio Martinielo, che è il dirigente
scolastico preposto a quello che ora si chiama "Istituto statale di istruzione
scientifica, tecnica per geometri, professionale per i servizi commerciali", con sede
legale presso il Liceo Scientifico "Raffaele Casimiri".
"Così - aggiunge il prof. Martiniello - per esempio ladattare la didattica ed il calendario scolastico non sono un capriccio, come il modificare larticolazione dellinsegnamento; in più cè anche lautonomia amministrativa che consente di snellire i problemi connessi alla gestione". Quali i cambiamenti per lutenza? "Non verranno avvertiti immediatamente, ma nel tempo: ci sarà un maggiore coinvolgimento dei ragazzi, per esempio, anche nella organizzazione dele attività extracurricolari, maggiori sinergie tra docenti e studenti sulla base degli interessi reali dei gruppi: i progetti verranno gestiti insieme ed i ragazzi si sentiranno protagonisti ed attori responsabili del prodotto. E chiaro che si parte allinsegna della continuità col passato: ma si faranno varie modifiche; per esempio i collaboratori sono designati da Dirigente scolastico, ma il buon senso vuole che siano concordati con il Collegio dei Docenti per evitare contrasti; analogamente continueranno a funzionare in pieno gli organi collegiali istituiti. E chiaro che, rispetto al passato, non siamo più subordinati ad un organismo superiore: dovremo individuare i problemi e trovare le soluzioni, responsabilmente, su tanti temi, come lorganizzazione didattica ed i supporti e servizi connessi, dovremo promuovere a ricerca e lo sviluppo, valorizzare le risorse umane disponibili e gestire al meglio le risorse finanziarie; il Collegio dovrà eleggere "le funzioni obiettivo". In più abbiamo la nuova figura del Direttore dei servizi amministrativi direttamente responsabili degli stessi, colegato al Dirigente scolastico, per realizzare obiettivi e risultati". Tra le novità che prenderanno il via al più presto cè anche la strutturazione dei Dipartimenti? "Sì, nel nostro Istituto ne avremo 6: per la gestione del Piano dellofferta formativa, due per il sostegno al lavoro dei docenti, due per interventi e servizi per gli studenti, per la realizzazione di progetti formativi dintesa con enti ed istituzioni esterne. Ciascun Dipartimento ha un proprio coordinatore e si articola in subcommissioni con funzioni specifiche su progetti specifici: tutto ciò presenta il vantaggio rilevante di snellire le precedenti lungaggini e gli adempimenti burocratici connessi". Quali le altre novità più evidenti sullimmediato? "Ladeguamento del calendario scolastico alle esigenze del territorio, ladesione al Consorzio tra le scuole gualdesi, gli enti locali e le associazioni di categoria, la realizzazione e la pubblicazione di un Annuario, che questanno celebra il trentennale dellIstituto per Geometri, con la collaborazione di studenti e docenti anche degli altri indirizzi". Il prof. Martiniello è anche presidente del Consorzio tra le scuole gualdesi. Quali le prospettive? "Ci stiamo lavorando: il Consorzio commissionerà dei progetti alle scuole, chiederà una proficua collaborazione, con attività rivolte sia agli studenti che agli adulti di questo ed altri territori, con ricadute di sicuro interesse per tutta la zona. Per esempio, stiamo già pensandoi ad una manifestazione sportiva di interesse collettivo".
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Pelloni: "Una scuola al servizio degli alunni" di Mauro Mancini L'anno scolastico che è appena iniziato parte sotto
le insegne dell'autonomia.
Autonomia, decentramento, devolution, tutti termini del gergo politico che stanno assumendo corpo e che sono destinati a influenzare nel prossimo futuro la nostra vita quotidiana. Ma in sostanza che cosa vuoi dire scuola dell'autonomia? Autonomia da chi e da che cosa? Ci siamo fatti spiegare dal professor Ettore Pelloni, nuovo preside della scuola media di Gualdo Tadino, quali cambiamenti sono in atto: "L'autonomia scolastica s'inserisce nel processo di decentramento che lo Stato sta portando avanti in tutti i settori della vita pubblica, e viene a collegarsi con quel rinnovamento del processo educativo che va sotto il nome di riforma dei cicli, riforma destinata a coinvolgere tutti i tipi di scuole, dalla materna all'università. Con l'anno scolastico 2000/2001 entra a regime l'autonomia scolastica, vale a dire che lo Stato rinuncia ad alcuni dei suoi poteri e li conferisce ad altri soggetti. Gli interlocutori più vicini che i vari Istituti si troveranno ad avere saranno le istituzioni locali (Comune, Asl, associazioni esistenti nel territorio ...). Perché i cittadini abbiano a comprendere il tipo di nuova scuola che si va prefigurando diciamo che questa deve porsi al servizio degli alunni, rispettando i tempi di ciascun soggetto, essere cioè a misura del futuro "uomo e cittadino" e perseguire, come obiettivo principale, il successo scolastico di ognuno: E' chiaro che ciascuna delle componenti interessate: docenti, alunni, genitori, collaboratori, personale ATA, dovrà impegnare in questo progetto comune di crescita tutte le proprie risorse, soprattutto quelle intellettuali, perché l'uomo colto, l'uomo che sa, è in grado di operare scelte consapevoli, di cambiare quello che non va e di padroneggiare il futuro. La scuola dell'autonomia è aperta verso orizzonti che vanno al di là dei semplici confini nazionali, proiettandosi in un contesto europeo e mondiale, infatti il fenomeno migratorio in atto dal sud e dall'est del mondo sta coinvolgendo fortemente la scuola in un processo di integrazione e di interscambio culturale. La scuola dell'autonomia è aperta verso l'acquisizione delle nuove tecnologie informatiche senza però costituire intorno ad esse nuove mitologie. La scuola dell'autonomia è infine aperta all'Europa, e cerca di garantire a tutti la conoscenza e l'uso di almeno due lingue comunitarie. Nella scuola dell'autonomia viene recuperata la centralità dello studente e della sua famiglia Un processo di trasformazione così ampio presuppone di trovare strade che si avvicinino sempre più ai bisogni dell'utenza, l'autonomia ha infatti questo obiettivo: operare con sempre maggior efficacia e tempestività in modo da dare risposte veloci alle esigenze espresse dalla collettività. La scuola dell'autonomia valorizza la capacità progettuale del corpo docente Con l'autonomia viene esaltata la capacità innovativa delle singole istituzioni scolastiche con la valorizzazione di tutti gli operatori scolastici: le sperimentazioni, che prima dovevano trovare accoglimento presso il Provveditorato, l'IRRSAE, il Ministero, oggi vengono decise a livello territoriale. Con l'autonomia viene introdotto il concetto di flessibilità dell'orario e la revisione dei programmi d'insegnamento. Questi, per l'85% devono rispondere a criteri emanati dallo Stato, per il 15% si adattano alle esigenze del territorio in cui la scuola opera. La scuola dell'autonomia non vuoi dire autarchia culturale Lo Stato si preoccupa che un fondo comune di istruzione ed educazione debba essere garantito all'intero Paese, deve essere in ogni modo salvaguardato il patrimonio e l'identità culturale comune della nazione, ecco il significato dell'85% di curricolo determinato dallo Stato, mentre per il restante 15% la scuola programma attività di concerto con gli Enti locali e le altre istituzioni territoriali. La scuola dell'autonomia ha bisogno di confrontarsi con gli Enti locali Il documento di presentazione dell'istituzione scolastica è rappresentato dal Piano dell'Offerta Formativa. Tra i soggetti coinvolti c'è l'istituzione Comune. Tra la scuola e il comune va costruito un rapporto che non veda l'ente locale come semplice erogatore di servizi, tipo mensa, trasporti ecc. ma come soggetto attivo di programmazione educativa. Auspicherei che alcuni progetti del Piano dell'Offerta Formativa comparissero nel programma dell'Amministrazione ed alcuni elementi del programma amministrativo fossero presenti nel Piano dell'Offerta Formativa. Un Comune è destinato ad un pieno sviluppo se c'è da parte sua un forte investimento sulla istituzione scolastica. La scuola dell'autonomia ha bisogno della componente genitori La modesta presenza di questa fondamentale componente nella vita concreta della scuola va attribuita tanto ai genitori, che non hanno partecipato, quanto alla scuola, che non è stata in grado di coinvolgerli. Occorre reimpostare un rapporto di collaborazione, in primo luogo perché in una società in continua evoluzione, nella quale i punti di riferimento diventano sempre più incerti, è bene che i genitori si riapproprino dell'educazione dei figli, in secondo luogo perché, ciò che va facendo la scuola in regime di autonomia, deve essere condiviso non solo dai genitori ma dall'opinione pubblica di un determinato territorio. La scuola dell'autonomia ha bisogno di concorrenza Nella nostra realtà purtroppo i genitori si trovano di fronte a delle scelte condizionate, e questo è particolarmente vero per gli alunni che frequentano la scuola dell'obbligo. Con la riforma dei cicli e con la realizzazione, probabilmente in anni futuri, di due scuole di base, avremo due strutture che, partendo dalla materna fino alla scuola media, saranno in grado di offrire servizi analoghi e di instaurare una positiva collaborazione-competizione. La scuola dell'autonomia vuole dare di più e meglio Statistiche recenti dimostrano come sia frequente, anche nella scuola dell'obbligo, l'insuccesso scolastico, e come solo pochi alunni raggiungano con il diploma e la laurea i livelli d'istruzione più elevati. Compito della scuola in regime di autonomia sarà appunto quello di invertire questa tendenza e accrescere il livello culturale della popolazione".
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Capasso: "Una scuola per il
successo di tutti"
di Riccardo Serroni
FATA, CAS, Autonomia, progettazione ... sigle, concetti e parole nuove che stanno
entrando perentoriamente nell'universo scolastico della nostra città. La dott.ssa
Serenella Capasso, direttrice didattica del circolo didattico di Gualdo Tadino, è immersa
totalmente in questo processo innovativo con una grande motivazione supportata da una
profonda convinzione che esplicita con argomentazioni che sono proprie, oggi, di chi vede,
nella società che cambia e richiede nuove professionalità, una profonda inadeguatezza
delle nostre strutture scolastiche.
La
direttrice Capasso
Una delle sigle nuove che ronzano nelle orecchie di insegnanti e genitori è il CAS (Consorzio Autonomie Scolastiche). Ci può spiegare in sintesi qual è la sua funzione? "Come riferimento abbiamo l'art. 7 del regolamento dell'autonomia scolastica che mette le scuole in condizione di poter lavorare in rete attivando delle soluzioni più funzionali possibili per supportarsi vicendevolmente. Il Consorzio delle autonomie scolastiche nasce per supportare i tre ordini di scuola in ordine a tutto ciò che riguarda l'attività progettuale, lindividuazione dei piani dell'offerta formativa integrati e l'impianto di valutazione. Il C.A.S ha inoltre il compito di coadiuvare le azioni delle singole istituzioni scolastiche, in prima urgenza la scuola elementare e media, per poter affrontare con minori problemi il riordino dei cicli scolastici che è imminente". L'idea di fondo è quella di prendere il bambino dalla scuola materna e condurlo per mano, fino al termine del ciclo scolastico, in un percorso unico: "Ciò che di fortemente innovativo caratterizza la "rivoluzione copernicana" della scuola italiana è il filo trasversale dellorientamento formativo a garanzia del successo di tutti e di ciascuno. La prima tappa dellazione di orientamento ha inizio, nella istituzione scolastica, fin dalla scuola materna (vedi progetto O.R.M.E.) e mira a supportare lalunno nei suoi processi apprendimento e di "scoperta delle proprie specifiche risorse". Lazione di orientamento si fa sempre più esplicita e riorientante, nel quadro del riordino dei cicli, con le "passerelle" dal biennio di scuola superiore al successivo ciclo di studi e/o il passaggio nella formazione professionae. In fondo a questa strada il traguardo per ciascun alunno/studente è un bagaglio di competenze capitalizzabili e spendibili nella formazione successiva, postdiploma o universitaria, o direttamente nel mondo del lavoro. La necessità di condurre il ragazzo nel processo di formazione dai 3 fino ai 18 anni seguendo un itinerario che presenti meno buchi possibili attiva il bisogno di cominciare a rivedere i curricoli dalla scuola materna alla scuola superiore, rivedere la valutazione, sottolineare gli stili di apprendimento e quindi gli stili di insegnamento, rivedere la progettazione che diventa un corpus unico all'interno del quale si individuano le varie azioni che diventano possibili o necessarie, per garantire a ciascuno il proprio traguardo, il proprio portafoglio di competenze. Le motivazioni di fondo sono due. La prima è l'adeguamento della nostra scuola ai parametri europei rispetto ai curricoli ed alle competenze; la seconda è di carattere puramente economico. L'Italia è uno dei paesi CEE con maggiore difficoltà, con una disoccupazione molto più alta di quella degli altri paesi europei; se noi non qualifichiamo i ragazzi, oltre che per cultura, per capacità, laccesso al mondo del lavoro è più difficoltoso e siamo perdenti anche dal punto di vista economico". Scuola della progettazione e non più della programmazione. Qual è la differenza sostanziale? "La progettazione è un impianto dentro il quale ci sono le linee portanti delle motivazioni di apprendimento rispetto ai ragazzi, i contenuti e le competenze. La programmazione sta dentro la progettazione ed è un itinerario che supporta ancora i contenuti educativi e didattici della linearità disciplinare. Quanto ancora ci potremo servire di queste due parole non lo so, dal momento che da diverse parti ci si dice che le materie spariranno e gli obiettivi diventano competenze e prodotti di processo e di percorso. Probabilmente andremo in un prossimo futuro a declinare i processi in cui gli standard saranno definiti in ordine ai saperi irrinunciabili più che fare riferimento gli obiettivi disciplinari specifici". Qualcuno si chiede se gli insegnanti siano preparati per questo nuovo tipo di insegnamento e se non c'è il rischio che non avendo più come punto di riferimento il programma classico con le discipline (o le materie) avremo come conseguenza un impoverimento culturale della scuola. "Da un punto di vista culturale penso di no. Anzi, il tentativo è quello di innalzare qualitativamente il livello generale. Per quanto riguarda i docenti, c'è il pericolo di una loro deresponsabilizzazione rispetto ad una professionalità che diventa diversa. Ci può essere un'incertezza, perché nel cambiamento le insicurezze sono inevitabili. Ci stiamo muovendo per tamponare queste probabili falle. Il fatto di mettere insieme tutte le scuole per assumere una metodologia comune che supporti il cambiamento significa mettere un argine alle problematiche del docente, che si trova ad affrontare una situazione nuova, trovando dei punti di riferimento condivisi". Per i tre ordini di scuola è stata redatta una macro progettazione chiamata FATA. Che cos'è? "Diciamo che è una mappa progettuale dove sono individuati gli itinerari possibili dentro cui ricondurre i curricoli per arrivare alle competenze con le finalità che abbiamo già condiviso nei nostri POF e che ci danno una possibilità di prosecuzione in un organizzativo che ci vede lavorare insieme. Questo è il piano grande dove la scuola fa la sua parte come il comune e le aziende associate. Che cosa tenta di garantire questa progettazione che diventa progettazione territoriale? Tenta di garantire delle competenze ai ragazzi e di conseguenza, sviluppando gli assi di sviluppo sostenibile di questo territorio, nuovi posti di lavoro. Le FATA sono semplicemente le iniziative concrete che il Centro Formazione e Promozione di Gualdo Tadino, che comprende le scuole, il comune, le aziende e la Sviluppumbria, intende portare avanti con le finalità di cui abbiamo parlato, cioè dare le garanzie di competenze spendibili e di posti lavoro nuovi. ". Nella FATA si parla anche di un Gren College, in che cosa consiste? "Il Gren College ha l'intendimento di portare ragazzi a Gualdo da ogni parte d'Italia per vacanze studio sulla lingua inglese con una spesa di molto inferiore a quella che costerebbe se dovessero andare in Inghilterra e garanzie serie sui livelli di competenze nella lingua comunitaria". I tempi della scuola hanno tempi diversi da quelli delle istituzioni che devono collaborare con essa. Non potrebbe, ciò, costituire un ostacolo? "Il problema della riorganizzazione a livello burocratico, sia delle istituzioni scolastiche sia degli enti territoriali, è un problema reale. Può essere un ostacolo o uno dei vincoli che ci fanno rallentare questa camminata. La certezza è che questo svecchiamento della parte burocratica è un atto dovuto a partire dalla legge delega. Lo stesso comune di Gualdo Tadino sente fortemente la necessità d'una propria riorganizzazione interna. Anche su questo fronte si vorrebbe creare un gruppo di persone provenienti dalla scuola, dalle aziende e dall'ente locale per una formazione specifica su competenze organizzative per uno svecchiamento strutturale, per definire i nuovi profili professionali relativi, per gestire un inevitabile impianto di valutazione che garantisca la qualità dei servizi. Se ci riusciremo sarà già un buon punto a nostro favore".
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